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07/07/2011 04:27:34

Abbiamo l'area industriale. E adesso? Farà la fine dell'area artigianale?

Il tempo per l’approvazione è stato da record. Una vergogna. L'iter per la nuova area industriale era stato avviato nel 1979, ma il progetto definitivo fu presentato nel giugno 2005. In precedenza, il primo traguardo era stato tagliato nel 1989, quando fu individuata l'area di Matarocco. Seguì una fase di stanca e soltanto verso la fine degli anni '90 si cercò di imprimere un'accelerata. Asi e Comune, infatti, stipularono un protocollo d'intesa il 18 marzo '99. Un atto con il quale, tra l'altro, si ampliava l'area a 190 ettari. Nel luglio 2000, però, ci fu il primo stop dell'assessorato al Territorio. Poi, l'iter si sbloccò grazie all'assessore all'Industria Marina Noè. Fu modificato il piano, con lo spostamento dell'area per evitare la scomparsa di alcuni vigneti di pregio. E a fine 2006, l'allora assessore al Territorio e Ambiente Rossana Interlandi garantì la «massima attenzione» del governo Cuffaro. Ciò nonostante, seguì un'ulteriore stasi.
La speculazione – su un’area di assoluto valore paesaggistico per Marsala – sarà enorme. L’area industriale infatti interesserà 200 ettari di terreno, per ospitare 115 lotti industriali, dei quali 15 commerciali e 63 artigianali.
Ma non è questo il punto. Il punto è un altro. Perché l’area industriale di Marsala rischia di fare la fine dell’area artigianale, che è abbandonata.

 

Il ragionamento che si è fatto finora è : manca lo sviluppo economico a Marsala perché mancano le imprese, perché non hanno un’area industriale. Può essere anche vero. Però a Marsala un’area industriale esiste già, è molto sui generis, perché nasce per lo spontaneo insediamento, nel tempo, di imprese diverse. E’ in contrada San Silvestro. Da tempo gli imprenditori denunciano di essere abbandonati dal Comune: nessun servizio, nessuna opera di urbanizzazione, strade dissestate, problemi all’allacciamento di acqua, luce, corrente elettrica.
Quindi, nell’unico esempio di area industriale esistente a Marsala le imprese sono state abbandonate.
E nell’altro esempio, quello dell’area artigianale, è stata abbandonata proprio l’area, oggi piena di erbacce, rifiuti, amianto dopo che Carini aveva assicurato nel 2008 che in pochi messi sarebbero stati assegmati  i lotti.
Una superficie di circa 12 ettari per 45 attività artigianali previste. Mai viste. Eppure nel progetto si prevedevano “capannoni a schiera suddivisi in quattro distinti lotti a superficie variabile da 800 a 1.050 metri quadrati”.
Ad eseguire i lavori - su progetto dell'ingegner Giuseppe Giacalone, tecnico del settore Urbanistica del Comune - è stata l'impresa Attilio Grassi di Catania, capofila di un'Ati che si è aggiudicata l'appalto offrendo un ribasso del 7,32 per cento su una base d'asta di 2 milioni e 644 mila euro.

Ma il costo è stato notevolmente superiore. Ai tre milioni concessi dall'assessorato regionale alla Cooperazione, Commercio e Artigianato, il Comune ha, infatti, aggiunto un milione e 750 mila euro.
Oggi l’area artigianale di Amabilina funziona come stazione di interscambio dei mezzi di Aimeri quando fanno la raccolta dei rifiuti. I tombini sono stati divelti. I marciapiedi danneggiati. Tutto è abbandonato.
Non c’era bisogno di spendere tutti quei milioni di euro per creare una piazzola di sosta.
Sarà così anche per l’area industriale di Marsala? O resteremo a mezza via? Ovvero, quante probabilità ci sono che il paesaggio di Matarocco sarà devastato per non creare nulla?
Lo sviluppo ha un prezzo. E i marsalesi sono disposti a correrlo. Ma il prezzo del sottosviluppo potrebbe essere insopportabile.