Il nuovo Codice Antimafia: tanti dubbi sui beni confiscati
Le critiche di Lumie partono dalle nuove discipline sui beni confiscati alle cosche. Un punto fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata, dato che i boss non vogliono vedersi sottratti i beni e che la riassegnazione del bene a organizzazioni no profit è un segnale simbolico e culturale importante. Con le nuove norme si fissa un limite di tempo per passare dal sequestro alla confisca, 18 mesi, con due possibili proroghe di 6 mesi. Le scadenze previste nel nuovo codice antimafia “appaiono del tutto inadeguate visti i tempi biblici degli accert
amenti e dei procedimenti giudiziari” ha detto Lumia. “Il governo – continua Lumia - ha deliberatamente ignorato gli appelli e i suggerimenti di tutti gli operatori antimafia, pur sapendo che questa decisione avrebbe messo in pericolo l’aggressione ai patrimoni, uno degli strumenti più efficaci di lotta alla mafia, voluto da Pio La Torre”.
E quando si arriva alla confisca può non essere definitiva. Le nuove norme infatti permetterebbero a chi esce assolto da un processo per mafia di può chiedere la restituzione di quanto gli è stato tolto dallo Stato. In perfetta discordanza con l’intuizione di Pio La Torre.
Per Lumia in sostanza “il Codice antimafia che prevede il mantenimento da parte dello Stato della proprietà dei beni confiscati alla mafia non solo danneggia la Regione e gli Enti locali siciliani, ma addirittura mette a rischio la stessa confisca facendo un bel regalo ai boss”.
Le critiche al nuovo testo non arrivano solo dall’opposizione in parlamento, sono soprattutto le associazioni antimafia ad aver storto il naso quando hanno letto le nuove norme, Libera, Avviso Pubblico, Centro Pio La Torre. Che aspettavano da tempo un testo su cui affidarsi, e adesso sentono quasi lo smacco.
Intanto anche la regione Sicilia non vede di buon occhio il nuovo codice. Prima dell'approvazione aveva annunciato il ricorso alla Consulta contro il codice antimafia .
Il governo di Raffaele Lombardo considera ''illegittimo'' il codice ''perchè - sostiene l'assessore all'Economia Gaetano Armao - emargina Regioni ed enti locali nell'assegnazione dei beni confiscati alla mafia, quali sedi per uffici, scuole, servizi di assistenza sociale, spesso affittati agli stessi generando oneri impropri sui bilanci''.
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