In quell’occasione, più per esasperazione che per reale convinzione, gli operai avevano firmato un accordo che, di fatto, non valeva la carta sui cui era stato scritto. La loro attuale situazione ne è la prova. Come in un déjà vu i lavoratori sono nuovamente sull’orlo della messa in mobilità, formula fuorviante per indicare il vero e proprio licenziamento. Anche questa volta gli operai hanno deciso di costituire un presidio permanente per urlare la loro rabbia nei confronti del padrone senza scrupoli che, impunito, dopo averli a lungo sfruttati, vuole disfarsi di loro.
Adesso il timore che dietro le tribolazioni delle lavoratrici e dei lavoratori del cantiere ci sia un tentativo di speculazione è molto più che una sensazione: come si evince dal piano industriale, infatti, l’azienda si ritrova con buco di bilancio di 18 milioni di euro, nonostante le commesse non siano mai venute a mancare. La domanda che sorge spontanea è: dove sono andati a finire tutti questi soldi?
Tutto questo conferma quanto sia cannibalistica e predatoria la logica del capitalismo che, ovunque, genera sfruttamento e sopraffazione.
Nell’esprimere la nostra solidarietà agli operai in lotta del Cantiere Navale di Trapani, ci auguriamo che non ricadano in una trappola simile a quella preparata dalle istituzioni, dai sindacati e dal padronato al momento della firma del primo accordo, e che continuino a confidare nella loro dimostrata capacità di perseverare nella lotta, sempre uniti, coerenti e incrollabili nel rivendicare i loro diritti.
Gruppo Anarchico “Andrea Salsedo” - Trapani