Credo, fermamente credo, che se vogliamo andare avanti, o almeno sperare di poterlo fare nel nostro tempo mite e sonnolento, è necessario recuperare il valore storico del ricordo, delle piccole come della grandi cose, dei fatti e delle date che hanno consegnato alla memoria futura il decoro e l’antica presenza di una città nel contesto della sua Isola e della sua Nazione unitaria.
Ed è un atto d’amore per la mia città che mi spinge a scrivere queste note, oggi che un modernismo qualunquistico e incolto tenta, anche con la toponomastica, di cancellare la storia, minima e massima che sia, della nostra Marsala e delle sue laboriose e antiche contrade.
Perchè questa nostra Marsala non scompaia nei suoi ricordi più o meno lontani nel tempo, chiedo agli amministratori, con modestia ma anche con forza d’orgoglio civico, che in certi posti, come ad esempio nella Commissione Toponomastica, siano chiamate persone che abbiano amore per la storia, anche e soprattutto quella municipale, e non siano animate da iconoclastismo o modernismo avulso dai legami storici col territorio.
Mettere nomi di fantasia - anche di bei fiori - nelle strade di Birgi, una delle più antiche e importanti contrade di Marsala, non è certamente idea geniale capace di conferire dignità ad una stupenda borgata che una sua grande dignità appunto ha negli uomini e negli eventi del suo passato.
Da tempo mi permetto consigliare a colleghi professori e a studenti di avere familiarità con lo stradario della mia Marsala, con gli stradari in generale, per conoscere quella microstoria che, insieme con la macrostoria - nel nostro caso quella garibaldina e vitivinicola - racconta il passato e anima il ricordo costituendo piccoli capitoli di un libro di appunti in attesa di sviluppo organico.
Certe situazioni - mi duole doverlo dire - non accettano né incultura né superficialità, né accettano stravolgimenti di fatti e di nomi consolidati che, incisi nelle lapidi stradali, formano patrimonio per i nostri ricordi, per stabilire cioè quel legame insostituibile tra passato e presente che serve per costruire un avvenire di civiltà nel quale i giovani di ogni generazione si avvertano come protagonisti all’interno della microstoria o della grande storia cittadina.
Nel nome di questa storia, che trova posto sulle lapidi stradali, di questa nostra città, chiedo pertanto che siano indicati chiaramente, senza equivoci né errori, nomi e fatti e dati qualificanti, ove occorra (via Caturca - Cala dei Turchi - via Stalinisti - Strada dei salinari - via Tommaso Pipitone): date di nascita e di morte; chi è stato - perché i nomi delle vie non siano soltanto nominalismi imprecise e pertanto inutili.
Cito come valido esempio lo Stradario storico del Capitano Guarrasi - prefazione di Elio Piazza - stampato a cura dell’Auser con la collaborazione del mio amico Ciccio Giannone, nel quale sono riportate le vie con dati storici, geografici, tradizioni locali ed altro (il libretto è distribuito gratuitamente dall’Associazione Auser di via Sibilla a chiunque ne faccia richiesta).
Per cui, con pazienza, chi di competenza riveda il nostro stradario – anche con l’aiuto del capitano Guarrasi che notizie storiche fornisce - e gradatamente si sviluppi un’opera di civiltà conoscitiva, precisando, su ogni lapide, dati essenziali per l’identificazione dell’intestatario o del fatto.
Ho avuto rivolta anche questa domanda: “via G. Italia vuol dire via Giovane Italia?” Povero Giovanni Italia!
C’è una via recentemente intitolata “A. Bertolino” in un quartiere piuttosto nuovo della città. Chi è? Si tratta del Sig. Antonino Bertolino il commerciante di pesce o del grande professore di liceo Antonino Bertolino? Il cittadino ha il diritto di leggersi la storia esatta della sua terra anche sulle lapidi stradali.
Quanto poi al cambiamento dei nomi della strade preferisco non parlarne: che cosa abbiamo aggiunto alla gloria del sommo poeta ribattezzando la via Circonvallazione via Dante Alighieri?
Qualcuno mi ha detto che quella non è più una circonvallazione. Ma proprio per questo il nome non doveva essere cambiato.
Questa volta, tuttavia, un progresso s’è verificato: nella lapide è scritto: “già via Circonvallazione”. Anche questo è un modo corretto di fare storia!
Ma c’era necessità di questa mutazione toponomastica?
Leggete queste note col cuore con cui io le ho scritte: con lo stesso mio amore per la nostra Marsala, per la sua storia, per la sua dignità di moderna Città colta.