"Cnt e Satin, società non idonee e in crisi"
Tali nuovi dati confermano la bontà e la lucidità delle decisioni prese fino a questo momento dai lavoratori, nonché la correttezza e lungimiranza della scrivente, nel momento in cui ha deciso di non firmare l'accordo imposto dall'azienda, sottoscritto invece dalle sigle sindacali confederali.
Il suddetto accordo, infatti, non solo non offriva nessuna garanzia riguardo l’effettiva e certa riassunzione di tutti i lavoratori (ma solo di una minima parte), ma prevedeva che tale riassorbimento avrebbe riguardato la Satin Spa e non il CNT spa, considerata l’azienda “malata”. Dagli ultimi bilanci aziendali, depositati presso la Camera di Commercio, si evince invece che effettivamente entrambe le aziende della famiglia D'Angelo versano in condizioni economiche negative, ma che soltanto quelle della Satin spa sono a dir poco disastrose.
Infatti, la CNT, accusa un passivo di bilancio di circa 9 milioni euro e vanta un profitto di circa 7 milioni di euro. La Satin, società nella quale sarebbero dovuti essere riassunti i lavoratori licenziati dalla CNT spa, conta invece un passivo di bilancio di circa 40 milioni di euro, a fronte di un profitto di circa 4 milioni di euro. Le cifre suesposte parlano da sole. La proprietà di fatto ha licenziato dipendenti da un'azienda in condizioni critiche con la promessa di riassorbirli in una che versa in condizioni ancora peggiori.
La manovra dal punto di vista imprenditoriale appare assolutamente irrazionale, e conferma che fin dall'inizio lo scopo dell'intera operazione era quello di sbarazzarsi definitivamente dei lavoratori in forza al Cantiere, usando l’alibi della crisi internazionale, che però è stata indotta e gonfiata.
In quest'ottica la firma di un accordo doveva servire a camuffare e giustificare questa operazione di vera e propria macelleria sociale, bloccata solo grazie alla lotta organizzata dei lavoratori. Inconcepibile invece il comportamento dei sindacati confederali, che hanno deciso di firmare l'accordo senza prima controllare gli ultimi bilanci delle due aziende, per accertarsi che l'azienda CNT fosse davvero in crisi e che la Satin Spa fosse in condizione di adempiere agli impegni che si apprestava a sottoscrivere.
I lavoratori della FLMU-CUB, sottolineando la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato ogni aspetto della vicenda, nonché l'assoluta indisponibilità dell'azienda a intraprendere un dialogo atto a risolvere positivamente la vertenza, oggi prendono atto che la situazione disastrosa in cui versano le società protagoniste della vicenda le rende assolutamente inidonee a subentrare o mantenere in concessione le aree demaniali sulle quali sorge il cantiere, e a garantire i livelli produttivi ed occupazionali che la stessa area consentirebbe ad altre realtà imprenditoriali.
Alla luce di tali e di ulteriori elementi in loro possesso, i lavoratori della FLMU-CUB, con l’appoggio della segreteria regionale CUB e di altre realtà che si stanno attivando con iniziative politiche e mediatiche a livello nazionale, continueranno la loro protesta ed agiranno a tutela dei propri interessi lavorativi ed economici con tutti gli strumenti a loro disposizione.
FLMU CUB Trapani
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