29/02/2012 05:08:27

Riprende il processo a Giovanni Ingrasciotta, il "cognato" di Matteo Messina Denaro

 Il processo si è aperto il 31 ottobre scorso, nell'ambito della cosiddetta 'guerra del caffè'. Il Pm Cavallone, che rappresenta l'accusa contesta ad Ingrasciotta di aver minacciato il legale rappresentante della 'Dds', l'azienda concorrente, dicendo di avere conoscenze importanti in 'Cosa nostra'.

Stamattina è stato ascoltato l'ispettore della Squadra Mobile, Paolo Noscia e la segretaria di Ingrasciotta, Marina De Santis. Il rappresentante delle forze dell'ordine ha confermato che l'ex titolare della Coffe Time, trovò il sedile della sua auto spostato, "...in posizione innaturale", ovvero reclinato all'indietro. Questo particolare notato nel parcheggio della Questura di Imperia, insospettì l'imprenditore che pensò che qualcuno si fosse introdotto nella sua BMW X6. Effettivamente quella mattina vennero installate delle microspie per intercettazioni ambientali. Ad ogni modo come spiegarono gli avvocati della difesa, Fabio D'Anna ed Andrea Rovere, la preoccupazione di Ingrasciotta, su quel particolare dettaglio del sedile sembra che non fosse riconducibile tanto alle intercettazioni ma per paura di una qualche ritorsione per via delle sue vicende legate al tentativo di omicidio del quale era stato vittima.

La restante parte dell'udienza durata circa 90 minuti, è stata dedicata all'incontro tra Ingrasciotta (allora titolare dell'azienda) ed i due rappresentanti della concorrenza, Antonio Tartaro (IVS) e Massimo Paravisi (DDS). Il primo avrebbe dato un biglietto ad Ingrasciotta e, in risposta, gli avrebbe detto "Questo sarebbe il doppio?". Sull'argomento inerente a questo biglietto, il contenuto, ma soprattutto la reazione dell'imprenditore della Coffe Time sono state chiamate a rispondere, per la difesa, l'allora segretaria di Ingrasciotta, Marina De Santis e Roberto Pilone.

La prima era alla sua scrivania nel suo ufficio adiacente a quello dove si svolse l'ncontro mentre l'altro teste invece era presente nell'ufficio quando avvenne tutto. Secondo Pilone, che oggi detiene le quote della Coffe Time, Ingrasciotta si riferiva al fatto che Tartaro, aveva già fatto una prima proposta all'imprenditore della 'Coffee Time' per fare in modo che non si presentasse alla gara d'appalto per l'Asl (non ancora bandita in quel momento ndr). Di fronte alla risposta di Ingrasciotta, Tartato, a quel punto, ha fatto riferimento al fatto che sua moglie fosse un magistrato e che Ingrasciotta avesse 'un passato burrascoso'. Il titolare della 'Coffee Time', avrebbe a quel punto sbattuto il pugno sul tavolo, chiesto a Tartaro se quella fosse una minaccia ed invitato i due ad uscire. Il fatto è stato così percepito da entrambi i testimoni ma nessuno dei due ha riferito del lato più intrigante ovvero il fatto che Ingrasciotta, secondo l'accusa, avrebbe mostrato la copertina de L'Espresso con la foto del boss latitante e la millantata parentela.

Sono ancora poche le udienze prima della fine di questo processo. L'udienza è stata rinviata alle ore 11 del 16 aprile, quando sarà chiamato al banco dei testimoni l'avvocato Francesco Massa, che si pronuncerà sugli aspetti amministrativi inerenti all'appalto. A quel punto il giudice Lorenzo Purpura rinvierà le parti ancora ad un'ulteriore udienza quando Ingrasciotta sarà sottoposto ad esame.