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08/02/2026 06:00:00

L’asilo di Castelvetrano verso la riapertura, ma ci sono 100 mila euro di stipendi non pagati

Non accenna a sciogliersi il nodo dell’asilo Infranca di Castelvetrano. Se, da un lato, oggi è certa la notizia di una riapertura – affidata all’Associazione Marameo, che già gestisce un asilo nido sul territorio – dall’altro la vicenda si arricchisce (tristemente) di nuovi capitoli, che coinvolgono stavolta ben dodici lavoratrici lasciate senza stipendio per anni e che oggi temono di essere state definitivamente dimenticate dalle istituzioni.

 

Donne che hanno garantito il servizio dell’asilo Infranca dal 2015 al 2018, lavorando per l’ASSAP Infranca senza percepire alcuna retribuzione, e che per anni hanno atteso inutilmente che l’ente saldasse il proprio debito. Secondo quanto riferito dall’avv. Gianna D’Angelo, che assiste otto di loro, la cifra complessiva si aggira attorno ai 100mila euro. Per singola lavoratrice, il debito dell’IPAB oscilla tra i 10mila e i 40mila euro.

La questione, però, è persino più complessa di quello che sembra. In passato, spiega l’avv. D’Angelo, parte dei crediti era stata recuperata direttamente dalle casse comunali, in seguito a un pignoramento «presso terzi». Una mossa resa possibile dal fatto che l’Asilo Infranca proprio in quel periodo, quindi tra il 2015 e il 2018, è rimasto operativo grazie al versamento delle rette da parte del Comune. Somme che avrebbero garantito sia il servizio per i bambini che gli stipendi del personale. 

 

Tuttavia, una volta dichiarato il dissesto, e siamo già nel 2019, non è stato più possibile procedere per quella via. Né per altre vie, del resto, perché l’ASSAP Infranca già da anni affronta una situazione debitoria difficile da risolvere. Per le otto lavoratrici, dunque, l’unica possibilità di recuperare le somme resta legata alla capacità dell’IPAB di ripianare i propri conti. 

Si è innescato così un vero e proprio cortocircuito sulle aspettative delle otto lavoratrici. Secondo quanto riferito dall’avv. D’Angelo, infatti, l’Assessora Ventimiglia l’avrebbe «rassicurata», almeno privatamente: «Mi è stato riferito», sostiene D’Angelo, «che l’intenzione era quella di stipulare una convenzione con l’IPAB per l’affidamento dell’asilo. Per cui ho creduto che il Comune fosse dalla mia parte».

 

Eppure, pare, l’affidamento dell’asilo all’ASSAP Infranca non è stato mai sul tavolo. D’altro canto, un ente che ha accumulato debiti così pesanti (si parla di un debito tributario di 300mila euro circa con il Comune) non ha i requisiti per partecipare a un bando pubblico o ricevere incarichi diretti. Non a caso, la stessa Assessora Ventimiglia, raggiunta al telefono, nega l’intenzione di affidare a ASSAP Infranca la gestione dell’asilo. «L’amministrazione», spiega Ventimiglia, «farà il possibile affinché l'IPAB possa saldare il debito con le lavoratrici». Tuttavia, è ormai chiaro che il risanamento dei conti non potrà passare attraverso la partecipazione a bandi pubblici, dai quali l'ente resta escluso per legge.

 

Allo stato attuale, insomma, l’unica via per sbloccare i pagamenti sembra legata alla vendita (o messa a reddito) del patrimonio immobiliare dell’ente. Pare anche esserci una trattativa in corso tra ASSAP Infranca e amministrazione comunale per la vendita di Palazzo San Giacomo. Trattativa che, secondo Paladino, parrebbe però essersi arenata lo scorso dicembre – sebbene l'assessora Ventimiglia abbia dichiarato, sempre per telefono, che il dialogo è ancora aperto.

Intanto dodici lavoratrici attendono ancora di sapere se e quando il loro lavoro verrà finalmente retribuito. «Vogliamo sanare come prima cosa i debiti verso le lavoratrici», dice ancora il commissario. «Per questo abbiamo messo in affitto e in vendita alcuni palazzi. Ma senza questo passaggio non possiamo andare avanti».

 

Però nel 2015, l’asilo Infranca contava circa 40 bambini, che nel 2018 erano diventati poco più di una decina, a causa dei mancati pagamenti e della mancanza di nuovi iscritti.

Certo, alle retribuzioni delle lavoratrici avrebbe dovuto pensare l’ASSAP, ma queste si fondavano primariamente sulle rette che il Comune versava per i bambini in convenzione e sui fondi regionali della Legge 71. Il sistema è collassato quando i flussi finanziari si sono interrotti. Da qui i debiti tributari di centinaia di migliaia di euro e 12 lavoratrici lasciati per anni senza stipendio.  

 

Al di là delle diatribe tra ASSAP e Comune, la speranza è che la riapertura dell’asilo sia accompagnata da garanzie trasparenti sia sui flussi finanziari che sulla tutela dei lavoratori. Magari intervenendo in tempo se qualcosa comincia ad andare storto. Diversamente, il rischio di una nuova paralisi gestionale sarà sempre dietro l’angolo.

 

Daria Costanzo

Egidio Morici