17/04/2012 09:20:36

Ingrasciotta estorsore o vittima? "Non ho mai mostrato foto di Messina Denaro"

 Durissimo lo scambio di battute tra l'imputato ed il PM Roberto Cavallone nella seconda fase dell'ascolto di Ingrasciotta. A scatenare l'ira dell'ex titolare della ditta distributrice di macchinette per caffè, la frase d'esordio del rappresentante della pubblica accusa, circa la fine dello 'show personale' tenuto da Ingrasciotta, mentre rispondeva alle domande postegli dal suo avvocato, Fabio D'Anna, difensore insieme ad Andrea Rovere. 
Momenti di tensione in aula con la richiesta dell'imputato di ottenere rispetto dal PM e la controrichiesta rivolta all'imputato di 'rispondere senza arroganza'. Alla fine, è stato il giudice Lorenzo Purpura ad invitare alla calma i presenti per cercare di arrivare a fine udienza senza dover necessariamente alzare la voce per dimostrare i fatti. 

Il magistrato si è rivelato perno fondamentale nell'udienza odierna in quanto è toccata a lui la domanda clou che riassume di fatto l'intero processo, ovvero la paventata presenza o meno di una copertina de L'Espresso con la foto del boss Matteo Messina Denaro e l'ultilizzo delle stessa da parte di Ingrasciotta per intimorire i suoi concorrenti. Dietro a questo cardine troviamo sullo sfondo la ben più nota 'guerra del caffè', scoppiata tra la Coffee Time e la DDS, la prima voleva entrare nell'affare della distribuzione delle macchinette del caffè all'interno di tutte le strutture dell'ASL. Un incarico, che fino all'intromissione di Ingrasciotta, sembra non fosse stato mai soggetto alla gara d'appalto.

Proprio su questo punto, oggi l'ex imprenditore, ha voluto far chiarezza spiegando che lui si era informato circa l'appalto venendo a sapere che era stato dato alla società concorrente, senza alcuna gara e che, come ribadito più volte in aula, dietro ci sarebbe stato un presunto giro di 'mazzette' da 300mila euro. Ingrasciotta, ha inoltre 'accusato' la procura di essere ben a conoscenza dei fatti, per via di una sua memoria che avrebbe inviato lui stesso al procuratore ma che, a detta sua, sarebbe stata cestinata. 

L'imputato, rispondendo ai suoi legali, ha così ripercorso in aula l'intero periodo di quando era titolare della Coffee Time, compito poi passato alla figlia e successivamente dato a Roberto Milone. 
Ingrasciotta ha parlato della figura di Ivan Padelli, socio di capitale della IVS, ditta poi acquisita dalla DDS di Massimo Paravisi. Per l'imputato, Padelli, svolse in più occasioni il ruolo di intermediario tra lui e l'imprenditore concorrente della DDS. Dagli incontri organizzati dallo stesso Padelli, a detta di Ingrasciotta, si era manifestata la chiara volontà da parte della DDS di voler acquisire la Coffee Time ma soprattutto di far si che nessuno smuovesse la situazione del lavoro con l'ASL. 

Infatti, Ingrasciotta tra il 2008 ed il 2010 fece ricorso prima al TAR e poi rispose anche al Consiglio di Stato circa quell'appalto. In entrambi i casi venne data ragione all'imprenditore della Coffee Time,  tanto che alla fine la gara d'appalto per i servizi presso l'ASL venne bandita. “Padelli fissò un incontro a Bergamo dopo che il TAR ci aveva dato ragione, dovevamo incontrare Paravisi che ci voleva parlare a me ed all'ing Tetamo, anche se non sapevamo di cosa. - ha detto stamattina Ingrasciotta in aula – Una volta arrivati nell'ufficio di Paravisi, Tetamo gli chiese per quale motivi avesse chiesto di volerci incontrare e per tutta risposta Paravisi disse 'Perchè non chiediamo al sig.Ingrasciotta... Ma perchè ci stai facendo sta cosa?!'... Lì, a Seriate pensavo che mi offrissero un'ingente quantitativo di denaro per comprarsi la Coffee Time, come era già avvenuto. L'avevano già valutata piu di quanto valesse. Dopo che uscimmo dagli uffici, Paravisi, mi prese in disparte e mi disse 'Abbiamo fatto un calcolo di portafoglio e di che cosa abbiamo speso' e mi propose 800mila euro, che la IVS avrebbe dato a me per ritirarmi dal consiglio di stato e per non partecipare alla gara d'appalto. A quel punto, anche l'ing. Tetamo, chiese se aveva capito bene. Per tutta risposta Paravisi disse che aveva detto quello che doveva dire. Io gli dissi che non si può comprare tutto nella vita”. 

Poi Ingrasciotta, proseguendo sui successivi contatti con la concorrenza, ha parlato dell'incontro clou, dove sarebbe spuntata fuori la copertina con Matteo Messina Denaro e la presunta intimidazione che avrebbe fatto dicendo a Paravisi ed Antonio Tartaro (amministratore della IVS ndr) che quello era suo parente e che i giornali scrivevano cose non vere sul suo conto. Ecco che cosa successe negli uffici della Coffe Time secondo l'imputato “Li ho fatti accomodare nel mio ufficio. - spiega Ingrasciotta - Sono entrati Paravisi, Tartaro e Milione (all'epoca un semplicemente dipendente ndr). Tartaro mi chiese se avevo avuto qualche discussione con i soci di ivs e per quale motivo avessi smosso questa situazione. Poi mi disse che erano venuti per chiudere questo capitolo. Alla fine Paravisi prende un foglio di carta ed una penna e ci scrive qualcosa dicendomi che questa proposta era sbagliata ed immeritevole, aggiungendo che avevano speso centinaia di milioni e che io avevo smosso questa situazione. A quel punto mi fa una scrittura e sopra c'è scritto 1.500.000 euro. Con un sorriso gli ho detto, per carità. Lui mi rispose, c'è poco da ridere. Quindi Tartaro disse poi 'Ingrasciotta lei vuole fare il duro. Lei non sta accettando ma le ricordo che combattiamo fino all'ultimo per fare in modo che lei non vinca questa gara d'appalto. Noi qualcosa del suo passato lo sappiamo mia moglie è magistrato e siamo informati sui fatti'. Gli dissi 'Mi state minacciando a casa mia perché non accetto per la seconda volta questa cifra'. A quel punto Paravisi avrebbe calmato Tartaro concludendo di fatto l'incontro. - e Ingrasciotta ha chiosato - L'asl da un appalto e da 15 anni questi signori sono dentro pagando una misera cifra. Ho informato la procura e nessuno mi hai mai risposto. Sono stato dipinto per capo di cosa nostra e avrei dovuto giocare a ribasso, la mafia gioca a ribasso non a rialzo”. 

Nel controesame dell'imputato Ingrasciotta è stato letteralmente bersagliato dalle domande dl PM Roberto Cavallone che ha elencato uno per uno i reati che riguardano l'imputato e che compaiono nel casellario giudiziario. L'ex imprenditore ha dovuto dare spiegazione all'accusa circa possibili rapporti con Giovanni Pellegrino, Rocco De Marte, la famiglia Ventre ed il boss Giovanni Tagliamento, persone che, secondo quanto sostenuto dal dott.Cavallone, in altri processi distinti, sarebbero riconducibili all'ambiente criminale locale. Ingrasciotta ha risposto alle domande del PM precisando che la famiglia Pellegrino la conobbe nell'ambito della campagna elettorale regionale per l'ON. Eugenio Minasso a Bordighera per un presunto interessamento circa la fornitura di macchinette per il caffe. Su De Marte l'imputato ha detto di averlo conosciuto in qualità di cliente di un bar che era di sua proprietà. Dei fratelli Ventre l'imputato ha detto di conoscere solo Riccardo, un caro amico ma mai nessun altro membro della famiglia. 

Diverso discorso per Tagliamento, come spiegato da Ingrasciotta, loro entrarono i contatto dopo che Roberto, genero di Giovanni, lo contattò per una distribuzione di macchine per caffè Lavazza in Costa Azzurra. Incarico che l'allora padrone della Coffee Time rifiutò. Questa parte di udienza si è chiusa tra le perplessità del PM Cavallone circa l'atteggiamento mostrato dall'imputato, così solerte nel denunciare voci di presunti giri di mazzette dietro all'appalto per l'ASL eppur così restio nel voler parlare con la procura quando invece era stato vittima di un episodio ben più grave quale un tentativo di estorsione.

La domanda ovviamente rimane, ma il tentativo di estorsione c'è stato? Ai danni di chi? La copertina di Matteo Messina Denaro è mai esistita nell'ambito di quell'incontro alla Coffee Time? Su quest'ultima domanda oggi Ingrasciotta ha risposto chiaramente al quesito posto dal giudice Lorenzo Purpura “Non posso menzionare questa aberrante situazione infamante. Non esce fuori da me questo personaggio. - spiega l'ex titolare della Coffee Time - Tartaro mi ha preso per un giornalaio come se avessi tutte le copertine con Matteo Messina Denaro dentro alla mia scrivania. Mai avuto foto di Matteo Messina Denaro. Nel mio ufficio avevo solo una foto di mio padre ed un dipinto che me lo ricordava. Non ho mai mostrato quella foto, non ne avevo bisogno, io ero in una posizione limpida di forza. Non ho mai avuto nessun rapporto giudiziario con Matteo Messina Denaro, che invece sarebbe mandante del tentato omicidio a mio carico”. 

Domande, quelle che ruotano intorno a questo processo, che troveranno 'una risposta' il prossimo 27 giugno. Nella prossima udienza infatti dovranno rispondere alle domande proprio Paravisi e Tartaro, ad oggi parti offese in questo processo contro Ingrasciotta.

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