La settimana scorsa, nella stessa giornata, l'imprenditore valdericino è stato condannato nell'ambito del processo Cosa Nostra Resort. Ma poi è stato scarcerato, perchè è scaduta la sua pena per un precedente processo. Tommaso Coppola era stato arrestato, nell’autunno di sette anni fa, nell’ambito di un’indagine di mafia. Chiamato a rispondere dell’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, era stato condannato a sei anni e sei mesi di reclusione. Pena che ha interamente scontato. Non ha potuto beneficiare della scarcerazione anticipata in quanto nel frattempo aveva ricevuto la notifica di un ulteriore ordine di arresto nell’ambito dell’inchiesta Cosa Nostra Resort. Il Tribunale adesso lo ha condannato, nell'ambito del processo Cosa Nostra resort, a tre anni di reclusione per alcune intestazioni fittizie di quote societarie. I giudici hanno ritenuto l’imprenditore colpevole di tre imputazioni su otto. È stata inoltre esclusa l’aggravante dell’avere agito per favorire gli interessi di Cosa Nostra. Coppola era accusato di avere gestito una serie di società con l’aiuto di prestanome. Gli inquirenti gli contestavano anche di avere tentato di ottenere, tramite l’allora sottosegretario Antonio D’Alì, un appalto per la fornitura di materiale per i lavori al porto di Castellammare del Golfo. Secondo i giudici, Tommaso Coppola avrebbe operato a titolo esclusivamente personale. Dopo la sentenza è scattata la scarcerazione. Coppola ha potuto lasciare il carcere, dopo sette anni, e fare ritorno a casa.
Ed ha fatto ritorno a casa, dopo aver interamente scontato la sua pena, Rosario Esposto, ex capo dell'ufficio tecnico del Comune di Marsala. Arrestato il 31 ottobre 2005 (operazione «Peronospera III») con le accuse di associazione mafiosa, turbativa d'asta e intestazione fittizia di beni e poi condannato, con sentenza definitiva, a 8 anni di carcere.
Dietro le sbarre il 65enne ex funzionario originario di Baucina (Pa), ma marsalese d'adozione, è rimasto sei anni e mezzo. Non ha mai parlato. Lo sconto di pena è frutto di «buona condotta» dentro le mura del carcere. Il suo arresto, nell'autunno del 2005, provocò quel terremoto politico che un paio di settimane dopo sfociò nell'autoscioglimento del Consiglio comunale, tra i cui banchi, nel 2001, era approdata la figlia Tiziana (Nuovo Psi).
L'inchiesta «Peronospera III» consentì ai magistrati della Dda di alzare il tiro e scoprire un «intreccio fra politici, imprenditori e boss mafiosi per il controllo degli appalti pubblici». All'indagine, coordinata dai pm Massimo Russo e Roberto Piscitello, un contributo determinante fornirono anche il pentito Mariano Concetto, ex vigile urbano e soldato di Cosa Nostra, e l'ex consigliere comunale dell'Udc Enzo Laudicina. A quest'ultimo e all'ex deputato regionale «Norino» Fratello furono notificati avvisi di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa e per turbativa d'asta. Entrambi, poi, patteggiarono la pena. Tra gli appalti «pilotati» quello per la realizzazione di un lotto del nuovo cimitero di Cutusio (aggiudicato alla «Sicilstrade» in cambio di «una tangente di 50 milioni di lire a Esposto»). Vi furono anche tentativi di condizionare le elezioni comunali del 2001.