Processo per estorsione a Marsala, se la cavano i fratelli Paolo e Giuseppe Internicola
E' stato riconosciuto solo un capo di imputazione, l'estorsione in danno di Domenico Criscenti, titolare di una fabbrica di mattoni in via Trapani, che ha riconosciuto nell'imputato il soggetto che era venuto a chiedere il "pizzo" nel suo stabilimento. Giuseppe Internicola è stato comunque assolto da altre 4 estorsioni.La pena è stata inflitta in continuazione con un'altra estorsione, che era stata commessa ai danni del titolare dell'autoscuola Amica, l'ex consigliere comunale e provinciale Gaetano Basile. Giuseppe Internicola, infatti era stato arrestato, grazie ad una denuncia di Basile, mentre intasca i soldi dell'estorsione, 5000 euro. L'altro Internicola, Paolo, il piccolo era finito nella rete che avere catturato nel 2009 Francesco De Vita, figlio del boss magioso Francesco: l'accusa era quella di aver preteso 10.000 euro da un imprenditore in cambio di protezione. Il Pm, Trainito, aveva chiesto per entrambi la condanna: 9 anni a GIuseppe, 7 a Paolo. Ma hanno avuto la meglio le ragioni degli avvocati, Alessandro Casano e Paolo Paladino. Da notare che nel corso del processo molti imprenditori, suscitando lo stupore del collegio giudicante, hanno negato di aver subito estorsioni, dicendo che in realtà si trattava di prestiti in amicizia. Due imprenditori in particolare hanno detto che si trattava di un prestito personale, e che è in rapporti di amicizia con entrambi i fratelli. In un'occasione il presidente del collegio giudicante, Riccardo Alcamo, ha dovuto ricordare ai testi che erano sotto giuramento. "Le prove si basavano su una serie di intercettazioni che poi il Tribunale, accogliendo le nostre richieste ha ritenuto inutilizzabili" dichiara l'avvocato Paolo Paladino.
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