Scorte: sono quasi 600 in tutta Italia. E impegnano ogni giorno 2000 agenti
Pur essendo assai variabili a causa di una serie di indicatori non definibili in via permanente, i numeri dei servizi di protezione dedicati alle personalità a risc
hio dicono che rivedere l’intero sistema, come annunciato dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, è ormai
una necessità.
Un impegno, ha però ricordato il ministro per mettere a tacere fin dall’inizio le polemiche scoppiate dopo la querelle sul presidente della Camera Fini, da affrontare «senza furori ideologici». Una revisione, dice il Siulp, che deve avvenire verificando «se vi sono ancora i presupposti per le scorte in atto, ed eliminando quelle che non hanno più motivo di essere, poiché solo in questo modo si ripristina il principio della sicurezza e non quello del privilegio». Il rischio, infatti, è quello di ricadere nello stesso errore che ha portato alla morte di Marco Biagi, ucciso dalle Br. Prima dell’omicidio, l’indicazione agli organi tecnici era stata infatti di contenere al massimo i servizi. La morte di Biagi, non adeguatamente protetto, ha cambiato le carte in tavola e da allora non si è più affrontata la questione, se non ai livelli più bassi.
Recentemente, ha sottolineato nei giorni scorsi il Sap, sono state tagliate 70 scorte di quarto livello delle 174 assegnate a parlamentari ed ex ministri: si tratta del livello più basso, quello che prevede l’assegnazione di un’auto non blindata e di una persona di scorta. Due
agenti e una vettura blindata è invece la dotazione delle 312 personalità a cui è assegnata una scorta di terzo livello,
quella che prevede un rischio intermedio.
Questi due livelli, da soli, impegnano l’80% delle scorte ogni giorno utilizzate in Italia: è evidente dunque che un taglio, se deve esserci, deve partire da qui. Ma è altrettanto chiaro che una verificamva fatta anche sui dispositivi più importanti, quelli di primo e secondo livello.
Chi è inserito nel primo, ad esempio, ha la protezione garantita da una decina di persone e tre auto blindate: significa che, nell’arco di 24 ore, l’impegno riguarda almeno trenta agenti. Nel primo livello ricadono le massime cariche istituzionali dello Stato e tutti quei soggetti esposti a «straordinari pericoli» dovuti all’incarico che ricoprono o a particolari elementi oggettivi che li mettono a rischio «imminente ed elevato»: nel primo quadrimestre dell’anno erano meno di 20. È chiaro dunque che ogni intervento su questo livello va ponderato con
la massima attenzione. A questi si devono poi aggiungere un’ottantina di secondo livello che hanno a disposizione due auto blindate e 6 agenti. Dunque meno di un centinaio di persone in tutto, anche se i numeri non sono mai fissi e le valutazioni sui reali livelli di rischio
vengono aggiornate costantemente. L’argomento è comunque sul tavolo e lo dimostra anche l’ultimo studio della fondazione Icsa - il Centro di analisi su sicurezza e intelligence, di cui fanno parte diversi esponenti del mondo della sicurezza e della Difesa - dedicato alla razionalizzazione delle competenze in materia di sicurezza. Tra le proposte viene indicata la «rivisitazione globale della dottrina» delle scorte: razionalizzare il sistema, dice l’Icsa, «appare prioritario ai fini di una verifica della spesa, della realizzazione di significative economie di personale e di aumento della sicurezza dell’intera collettività»
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