L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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Con una lettera inviata alle istituzioni, i dipendenti della casa di riposo hanno espresso tutto il loro malessere riguardo ad una situazione che ormai va avanti da anni. Sono lontani i tempi floridi in cui al Giovanni XXIII trovavano accoglienza anche 100 anziani. Adesso di ospiti ce ne sono 40. Soffre la casa di riposo soprattutto una concorrenza spietata delle altre strutture abusive. Case per anziani non in regola nel territorio ce ne sono parecchie. Per queste rischia la chiusura il Giovanni XXIII, e anche per la case di cura legali, quelle che, come un asso piglia tutto, sono R.s.a., residenze sanitarie assistite, e ospitano anche anziani.
La lettera dei dipendenti del Giovanni XXIII è un ultimo, disperato, appello alle istituzioni per chiedere se vogliono salvarla o meno questa struttura. Scrivono che “non si contano più le ingiunzioni di sfratto, le bollette non pagate, gli oggetti d’oro impegnati, i continui prestiti chiesti ai familiari per poter dare da mangiare ai figli”. 960 mila euro, dicevamo. “In pratica – spiegano – è solo con i soldi nostri che l’Ente può continuare a dare da mangiare agli anziani, pagare le utenze e permettere il funzionamento della struttura”. Per recuperare le 16 mensilità i dipendenti hanno deciso di fare ricorso ai decreti ingiuntivi contro l’Ipab stesso. Avvieranno anche le procedure per il pignoramento dei beni e dei contributi pubblici concessi alla struttura, compresi i 34 mila euro erogati dal Comune di Marsala circa due mesi fa per tappare le spese di gennaio-agosto. “Non siamo più disposti a tollerare amministrazioni temporeggiatrici, il cui unico obiettivo è quello di occupare un posto di sottogoverno”, scrivono i dipendenti. Intanto, l’assessore alle Politiche Sociali Antonella Genna, pensa di ampliare l’offerta dei servizi (infermieristici, fisioterapia, attività ricreative), nonché di fornire pasti a prezzi ridotti per chi è privo di redditi. I dipendenti da anni aspettano un piano di recupero e sviluppo dell’Ipab e hanno continuato a chiederlo nella lettera. “O si danno una mossa, o la casa di riposo chiude”. Intanto dal consiglio comunale arrivano altre proposte. La commissione politiche sociali ha chiesto al sindaco Giulia Adamo la nomina del consiglio di amministrazione e redazione di un piano strategico atto al rientro delle spese; rispetto del protocollo d’intesa tra l’ipab e il comune di 45 utenti convenzionati; razionalizzazione del personale, in funzione delle attuali necessità della casa di riposo e mobilità, in comando, in particolare personale disabile e articolisti; contributi economici alle famiglie che ricoverano gli anziani presso la casa di riposo; pacchetto albergo e dormitorio pubblico; Spot pubblicitari, possibilità di versare somme all’ipab attraverso il 5xmille; invito alle aziende locali a versare contributi all’ipab, tra l’altro interamente scaricabili dalle tasse; ricovero di inabili con difficoltà motorie; coinvolgimento di tutte le forze politiche per trasformare la casa di riposo in r.s.a.
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