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14/03/2026 06:00:00

Mafia, appalti, mazzette. Chi è Giancarlo Teresi, il potente dirigente dei porti siciliani

Sembravano gli Avengers. 

 

Il giorno dopo il passaggio del ciclone Harry, nonostante il freddo e le intemperie, avevano fatto un sopralluogo al porto di Marsala per contare i danni. E si erano fatti una foto sulle scale che neanche i supereroi . Il sindaco di Marsala, Massimo Grillo, il deputato di Forza Italia Stefano Pellegrino, il presidente del consiglio comunale Enzo Sturiano. E lui (il secondo da sopra), Giancarlo Teresi, il funzionario della Regione da poco arrestato.

“Il dott. ing. Teresi – precisava il solerte sindaco di Marsala in una nota – esperto referente in materia di qualificazione ambientale e della messa in sicurezza delle infrastrutture portuali, in rappresentanza dell’Assessorato regionale alle Infrastrutture, con il quale abbiamo colto l’occasione per riprendere un confronto sullo stato di avanzamento del progetto di ripascimento delle coste, già premiato a Bruxelles nei mesi scorsi”.

Era una delle tante apparizioni pubbliche di Teresi, dirigente regionale che negli anni aveva costruito una reputazione da tecnico di peso nel settore delle infrastrutture marittime. Oggi quella foto assume un significato completamente diverso, alla luce dell’inchiesta della Procura di Palermo che lo ha portato agli arresti con l’accusa di corruzione aggravata.

Il dirigente delle infrastrutture

Per anni Giancarlo Teresi è stato uno dei nomi più influenti negli uffici regionali che si occupano di porti, dragaggi, opere marittime e lavori pubblici. Dirigente del Dipartimento regionale delle Infrastrutture, ha ricoperto incarichi tecnici strategici e ha seguito numerosi interventi lungo le coste siciliane.

Il suo nome compare in diversi cantieri portuali, tra cui quelli di Marinella di Selinunte e Donnalucata, proprio quelli finiti al centro dell’indagine su appalti e mafia.

Secondo la ricostruzione della magistratura, Teresi non sarebbe stato soltanto un funzionario incaricato di seguire i lavori. Avrebbe invece utilizzato il suo ruolo per condizionare l’assegnazione di servizi e subappalti, favorendo imprese riconducibili all’imprenditore Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa.

 

 

Chi è Teresi?
Tecnico di lungo corso, dirigente abituato a maneggiare appalti e procedure complesse. Teresi è uno di quei funzionari che conoscono ogni corridoio della burocrazia siciliana. E proprio per questo è molto influente, e politici e imprenditori ci tengono ad averlo amico.

Nato a Palermo nel 1958, a sua carriera nella pubblica amministrazione si sviluppa soprattutto nel settore delle opere marittime e delle infrastrutture. Negli anni diventa una figura chiave del Dipartimento regionale delle Infrastrutture e della Mobilità, arrivando a dirigere il servizio Infrastrutture marittime e portuali, uno snodo strategico per la gestione dei lavori nei porti siciliani. In questa veste ricopre spesso anche il ruolo di responsabile unico del procedimento (RUP) per appalti pubblici rilevanti.

È un ruolo che significa potere amministrativo concreto: firmare atti, vigilare sulle gare, controllare imprese e subappalti. In altre parole, decidere chi lavora e chi resta fuori.

 

 

Il processo per il porto di Mazara del Vallo

Ma la carriera di Teresi incrocia anche la magistratura, prima ancora dell’arresto dei giorni scorsi.
Il dirigente è infatti imputato in un processo per corruzione legato ai lavori di dragaggio del porto di Mazara del Vallo. I fatti contestati risalgono al 2020, quando Teresi era capo del Genio civile di Trapani.
Secondo l’accusa, avrebbe favorito un imprenditore nell’affidamento e nella gestione dell’appalto per i lavori nel porto. La vicenda è approdata in tribunale e il procedimento è ancora in corso.  Fatti simili, insomma, a quelli per i quali è stato arrestato nei giorni scorsi. Nonostante questo, la sua posizione dentro l’amministrazione regionale non si interrompe.
Anzi. Nel frattempo Teresi continua a ricoprire incarichi di peso dentro l’assessorato alle Infrastrutture, accumulando responsabilità dirigenziali e mantenendo un ruolo centrale nelle procedure legate ai lavori pubblici. Come i lavori nei porti di Selinunte e Donnalucata. E proprio questo è uno dei punti che più colpiscono: nonostante il procedimento penale in corso, nessuno alla Regione gli ha tolto la gestione di appalti milionari. L’amministrazione si è limitata a prendere atto delle autocertificazioni con cui lo stesso dirigente dichiarava l’assenza di incompatibilità. 

 


Il dirigente che non andava mai in pensione

Teresi era un funzionario di cui pare non si poteva fare a meno per non rinunciare a certe dinamiche. Non le inchieste, non i processi, neanche l’età ha fermato il suo potere all’interno degli uffici regionali. Doveva andare in pensione il 1° settembre 2025. Ma non è andata così. Non solo è rimasto negli uffici regionali, ma è stato invitato a continuare a lavorare fino a 70 anni, nel 2028. Negli ultimi mesi ha accumulato nuovi incarichi dirigenziali.
Secondo alcune intercettazioni riportate negli atti, a incoraggiarlo a restare sarebbe stato anche il direttore generale dell’assessorato alle Infrastrutture, Salvatore Lizzio, che lo avrebbe sollecitato a presentare la domanda per proseguire l’attività oltre l’età pensionabile.


“Voleva sempre soldi”
Un ulteriore elemento emerge dalle intercettazioni citate nell’indagine: il rapporto tra il dirigente e l’imprenditore Giovanni Aveni sarebbe stato segnato da continue richieste di denaro. In una conversazione del 19 novembre 2024, Aveni racconta a un conoscente di aver già consegnato una somma a Teresi dopo i lavori nel porto di Marinella di Selinunte e nel trasporto al polo tecnologico di Castelvetrano. Parlando del dirigente, usa parole esplicite: «Questo voleva sempre soldi». L’imprenditore sostiene che le richieste fossero diventate insistenti — «lo volevo vedere una cosa… ventimila» — lasciando intendere una pressione continua per ottenere pagamenti. Sempre nelle intercettazioni Aveni afferma di aver già dato una prima tranche di denaro e di essere stato contattato più volte per ulteriori somme, arrivando a dire di aver consegnato altri diecimila euro tramite una terza persona. Frasi che, secondo gli investigatori, fotograferebbero il presunto meccanismo corruttivo attorno agli appalti gestiti dal dirigente regionale.

Le radici familiari

Ma la figura di Teresi non si comprende fino in fondo senza guardare alla sua storia familiare.

Il padre, Giovanni Teresi, è stato in passato condannato per reati di mafia ed era considerato vicino alla famiglia mafiosa palermitana dei Bontade, uno dei gruppi più potenti di Cosa Nostra prima della seconda guerra di mafia.

L’uomo morì mentre stava scontando una condanna a otto anni di carcere. Anche la madre era imparentata con la stessa famiglia Bontade.
Un intreccio familiare che, nelle carte dell’indagine, contribuisce a delineare il contesto in cui è cresciuto il dirigente regionale.
Negli atti dell’inchiesta compare anche una definizione che restituisce il clima attorno alla famiglia. I Teresi sarebbero considerati una famiglia molto influente, quasi una “casta potente”, capace di contare su relazioni e protezioni di alto livello.


Il dirigente delle infrastrutture, l’uomo dei porti e dei grandi appalti, il tecnico chiamato ai sopralluoghi istituzionali accanto a sindaci e deputati. Per anni Giancarlo Teresi è stato questo: un funzionario considerato indispensabile dentro la macchina della Regione, capace di restare al suo posto anche oltre l’età della pensione, e nonostante gli arresti e i processi,  di muoversi nei nodi più delicati delle opere pubbliche siciliane.