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11/11/2012 05:17:40

Concussione, assolto D'Errico. Omicidio Cucchiara, Marrone: "Non sono stato io"

Secondo l'accusa, il militare delle Fiamme Gialle aveva preteso il lavaggio gratuito della propria auto. Non accontentato, sempre secondo l'accusa, sarebbe ritornato sul posto per effettuare un controllo e, riscontrando alcune irregolarità, ha multato il lavagista.
L'indagine fu avviata a seguito di una lettera anonima. Potrebbe, dunque, trattarsi di una ritorsione. A difendere l'ex brigadiere, processato con il rito abbreviato, sono stati gli avvocati Stefano Pellegrino e Daniela Ferrari i quali evidenziando l'insussistenza dell'accusa hanno chiesto l'assoluzione del loro assistito.

OMICIDIO CUCCHIARA. «Sono in galera per una cosa che non ho fatto». Giuseppe Marrone, rispondendo alle domande del Pm Giacomo Brandini, ha respinto le accuse Marrone, 46 anni, mazarese, commerciante del settore ittico, è chiamato a rispondere di omicidio. È accusato di avere ucciso un pregiudicato, Giuseppe Cucchiara, assassinato il 13 gennaio di due anni fa a Mazara. Un delitto maturato negli ambienti dello spaccio della droga.
Secondo gli inquirenti, Marrone avrebbe agito per vendetta. Alcuni anni prima era stato coinvolto, insieme con Cucchiara ed altri, in un'indagine relativa ad un giro di droga. L'altro aveva deciso di collaborare e Marrone lo riteneva responsabile della sua condanna. «Non è vero», ha detto ieri il commerciante. E quando il Pm gli ha mostrato il verbale delle dichiarazioni di Cucchiara ha detto: «In carcere avevamo avuto modo di chiarirci. Era la prima volta che veniva arrestato. Siamo stati per tre anni nella stessa cella. Siamo diventati più di fratelli». Marrone ha spiegato di avere più volte aiutato l'amico. «Quando è tornato in libertà gli ho consigliato di trovarsi un lavoro e mettere la testa a posto. Ma lui non mi ha ascoltato. Spesso gli ho prestato dei soldi o fatto la spesa». Marrone indica anche una pista alternativa: «Cucchiara continuava a spacciare. Si era indebitato. Un giorno sono dovuto intervenire per salvarlo da tre uomini che lo stavano picchiando».

STRAGE DI BRESCIA. Nuovo processo per Vito e Salvatore Marino, chiamati a rispondere dell’assassinio dell’imprenditore Angelo Cottarelli della moglie e del figlio barbaramente uccisi sei anni fa a Brescia. L’udienza è stata fissata per il 23 gennaio, dinanzi la Corte d’Assise d’Appello di Milano. Assolti in primo grado e condannati all’ergastolo in appello, i due cugini di Paceco dovranno essere nuovamente giudicati, dopo l’annullamento, un anno fa, della sentenza da parte della Cassazione. Un caso controverso. Angelo Cottarelli, la sua compagna, Marzenne Topar ed il figlio Luca furono assassinati, il 28 agosto 2006, nella villetta alle porte
di Brescia. Alcuni giorni dopo il delitto la polizia fermò un ex faccendiere, Dino Grusovin. L’uomo decise di collaborare e puntò il dito contro i Marino. Rivelò che Cottarelli era da tempo in affari con i due cugini. Sembra che l’imprenditore fosse coinvolto in attività illecite. 



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