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11/11/2012 05:30:16

Peculato, chiesti due anni per un ex funzionario di Partanna. Omicidio di Custonaci, resta in cella Cataldi

 Per il funzionario, a Marsala, in Tribunale, il pubblico ministero Anna Cecilia Sessa ha invocato la condanna a 2 anni e 3 mesi di reclusione.
«La maggior parte dei testi ascoltati nel processo - ha detto il pm nella sua requisitoria - ha dichiarato che Marinesi chiedeva loro le 20 mila lire per la marca da bollo da apporre sulla pratica. Poi, però, su queste venivano apposte marche che staccava da altre pratiche».
Nel processo, il Comune di Partanna si è costituito parte civile e il legale che lo rappresenta si è associato alla richiesta del rappresentante della pubblica accusa, chiedendo anche un risarcimento danni. L’assoluzione dell’imputato è stata, invece, invocata dall’avvocato difensore (d’ufficio) Gaspare Sammartano.
«Quello di chiedere il denaro per le marche da bollo era una prassi - ha affermato il legale, che ha sostituito Gianni Caracci - Non c’è reato. Anche perché, all’Assessorato regionale all’Agricoltura, le pratiche sono andate tutte a buon fine». La sentenza è prevista per il 13 dicembre.

OMICIDIO DI CUSTONACI. Può inquinare le prove. Giuseppe Cataldo, l’uomo di 42 anni di Custonaci che due mesi fa al culmine di una lite ha aggredito e ucciso un vicino di casa, Vincenzo Mangiapane, resta in carcere. Il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta di concessione degli arresti domiciliari, avanzata dal difensore, l’avvocato Gaetano Vivona.
Giuseppe Cataldo aggredì, al culmine di una lite, scoppiata per futili motivi, il vicino colpendolo ripetutamente con un oggetto contundente.
A lanciare l’allarme furono alcuni condomini, che, dopo avere tentato invano di convincere l’aggressore a desistere, chiesero l’intervento dei carabinieri. Dopo il fermo Giuseppe Cataldo ammise immediatamente le sue responsabilità.
Riferì di avere colpito la vittima con un ramo di un albero. Mangiapane, dopo essere stato aggredito, era riuscito a raggiungere la propria abitazione, al primo piano dell’immobile di via Scurati, ove, appena varcata la soglia, era stramazzato sul pavimento. I soccorsi e la corsa in ospedale si erano rivelati vani.
L’uomo era deceduto poco dopo il ricovero.
Le testimonianze dei vicini sono state determinanti per la ricostruzione della dinamica dei fatti sfociati nell’aggressione. Per i giudici c’è il serio rischio che Giuseppe Cataldo, una volta rientrato nella sua abitazione, possa inquinare le prove tentando di contattare i testimoni al fine di indurli a modificare le loro versioni. Per questa ragione hanno deciso di rigettare l’istanza della difesa confermando la custodia cautelare in carcere. Cataldo resta rinchiuso all’interno della casa
circondariale di San Giuliano in cui è recluso sin dal momento dell’arresto.
 



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