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11/11/2013 06:15:00

"Campus Belli", terminate le deposizioni al processo sulla mafia del Belice

 Sono terminate le deposizioni al processo "Campus Belli", scaturito dall'ononima operazione antimafia. 

Oltre all'ex sindaco  Ciro Caravà, sono imputati anche l'anziano boss Leonardo Bonafede, Cataldo La Rosa, Simone Mangiaracina, Gaspare Lipari e per concorso esterno Antonino Moceri e Antonio Tancredi. Nella stessa inchiesta erano rimasti coinvolti anche l'imprenditore Filippo Greco e Calogero Randazzo (il secondo, in passato, condannato per mafia). Entrambi, a fine maggio, sono stati assolti dal gup di Palermo Giangaspare Camerini.

L'ultima testimonianza è stata quella  dell'architetto Salvatore Montalbano, tecnico del Comune di Campobello di Mazara. Citato dalla difesa, Montalbano ha escluso infiltrazioni mafiose nelle gare d'appalto aggiudicate da commissioni comunali di cui faceva parte, talvolta anche come presidente. «Nessun sospetto di collusioni mafiose - ha dichiarato Montalbano a proposito dell'appalto vinto nel 2007 dall'impresa Lipari Carmelo per la chiesa di Torretta Granitola - il sindaco Caravà non si occupava delle gare, nominava solo le commissioni».

«Ciro Caravà, quando era sindaco di Campobello, per la soluzione delle varie problematiche del Comune da lui amministrato, si è sempre rivolto e fatto costante rifermento ai rappresentanti dello Stato. E in particolare all’allora prefetto di Trapani Stefano Trotta e al questore Giuseppe Gualtieri» hanno affermato i legali di Caraà nel corso di una delle ultime udienze. Caravà è difeso dagli  avvocati Giuseppe Oddo, Giuseppe Parrinello e Giovanni Lentini)

Tra gli ultimi a testimoniare anche l’ex presidente dell’Ato «Belice Ambiente» (periodo 2006-2010) Francesco Truglio, che su domande dei difensori ha ricordato la decisione di Caravà di non votare il bilancio della precedente gestione, quella di Emanuele Cristaldi.

Lo scorso Ottobre, sempre nello stesso filone di indagini che ha dato via all'operazione Campus Belli, è stato inflitto un duro colpo al patrimonio riconducibile a Matteo Messina Denaro ed alla famiglia mafiosa di Campobello di Mazara  dai carabinieri del ROS e del comando provinciale di Trapani, con il sequestro, emesso dal Tribunale di Trapani, su proposta della Procura distrettuale antimafia di palermo, per un valore complessivo di circa 38 milioni di euro. Il provvedimento di sequestro completa un percorso investigativo che, dopo aver portato all’arresto degli esponenti di spicco dell’organizzazione criminale, ha contestualmente individuato un ingente patrimonio accumulato dal sodalizio, comprendente aziende olearie, attività commerciali, abitazioni, terreni e numerosi rapporti bancari.
L’intervento si e’ concentrato nelle province di Trapani, Varese, Trieste e Milano, colpendo il patrimonio riconducibile agli esponenti mafiosi Filippo Greco, Simone Mangiaracina e Vito Signorello, nonché quello degli imprenditori Antonino Moceri e Antonino Francesco Tancredi, arrestati il 12.12.2011, per associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni aggravata dall’art. 7 della legge 356/92.