30 Novembre, come ogni anno ecco il necrologio per Francesco Messina Denaro
Puntuale, come ogni anno, il Giornale di Sicilia ha pubblicato il necrologio a pagamento per Francesco Messina Denaro, il capo di Cosa nostra trapanese, scomparso il 30 Novembre 1998, e padre di quello che è ritenuto il nuovo leader di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro.
Il necrologio si compone solamente del nome di Francesco Messina Denaro, e della dedica "I tuoi cari".
Per coloro che seguono le vicende di mafia della provincia di Trapani e la storia della famiglia Messina Denaro, quello del 30 Novembre è un appuntamento imperdibile. Dal 1999, infatti, il messaggio dei cari per Francesco Messina Denaro, appare puntualmente ogni 30 novembre sulle pagine del Giornale di Sicilia. D'altronde, stiamo parlando del patriarca di Cosa nostra del Belice.
C'è stato un tempo, rispetto alla sobrietà di quest'anno, in cui il ricordo del caro estinto veniva fatto usando il latino e le frasi del vangelo,e la cosa aveva anche attirato l'attenzione degli inquirenti, convinti che ci fosse un messaggio in codice dietro tante espressioni barocche e citazioni colte. In realtà è difficile pensarlo. I Messina Denaro hanno avuto da sempre una venerazione quasi sacra per Francesco, tant'è che gli unici atti di escandescenza nei confronti di investigatori e giornalisti da parte dei familiari di Messina Denaro, solitamente molto riservati, ci sono stati solo quando hanno scoperto delle microspie vicino la tomba del loro congiunto, o quando hanno sorpreso dei giornalisti a fotografarla.
Era il 30 novembre del 1998 quando il corpo senza vita del capo mafia Francesco Messina Denaro, settantenne latitante, venne fatto trovare, con una segnalazione anonima, di fronte il cancello dell'ospedale di Castelvetrano. Messina Denaro era latitante da otto anni, quando è morto, anche se tutti sapevano che viveva a Castelvetrano, ed è riuscito a portare la sua sfida allo Stato ai massimi livelli, consegnandosi alla polizia non solo già morto, ma addirittura vestito di tutto punto con l'abito buono per il suo funerale, che si tenne in una Castelvetrano blindatissima. La vedova, Lorenza Santangelo quando arrivò nel luogo dove fu fatto trovare il corpo del marito, lo coprì con un cappotto di astrakan, infilando poi due santine nelle tasche.
Alcuni necrologi, dicevamo, sono stati più articolati, “Ti vogliamo bene, sei sempre nei nostri cuori”, oppure il ricorso al latitno e al Vangelo, “Spatium est ad nascendum et spatiumest ad morendum sed solum volat qui idvolt et perpetuo sublimis tuus volatusfuit”, “È tempo di nascere ed è tempo di morire ma vola soltanto colui che vuole e il tuo volo è stato per sempre sublime”.Prima c’erano stati altri necrologi, in uno compariva anche la firma di Matteo, in un altro ancora si citava un passaggio preso dal “Vangelo di Matteo”.
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