E’ stato scarcerato Massimo Sfraga, 40enne marsalese che assieme al fratello Antonio, di 47 anni, sono alla sbarra, al tribunale di napoli, nel processo alla mafia dell’ortofrutta.
Gli sfraga, secondo le indagini della Dia di Roma del 2010, avrebbero fatto parte di un cartello nel mercato dell’ortofrutta i cui fili erano manovrati dai casalesi.
E' un processo scaturito dall'operazione condotta dalla Dia di Roma e dalla Squadra mobile di Caserta che il 10 maggio 2010 consentì, con 68 provvedimenti restrittivi, lo smantellamento di un asse criminale camorra-mafia che, secondo l'accusa, imponeva il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti che operano nel settore dei prodotti ortofrutticoli, con la conseguente lievitazione dei prezzi. A difendere i fratelli Sfraga è l'avvocato Diego Tranchida.
Per gli inquirenti, gli Sfraga, grossisti dell'ortofrutta nel versante sud marsalese (zona Strasatti-Petrosino), sarebbero stati, nel settore, il trait d'union tra la camorra e Cosa Nostra. Il 27 gennaio 2012, i due commercianti marsalesi furono condannati a tre anni di carcere ciascuno dal gup napoletano Antonio Cairo. I due fratelli sarebbero stati imprenditori di riferimento, in Sicilia occidentale, dei capimafia Riina e Provenzano, garantendo il monopolio del trasporto verso Fondi (Lt) e altri mercati meridionali a ditte del clan casertano. Sviluppi dell'indagine condussero, il 15 novembre 2011, a nuovi ordini di arresto sia per gli Sfraga che per un loro dipendente, il 45enne Carmelo Gagliano. Con loro, alla sbarra, davanti la V sezione della Corte d'appello di Napoli, ci sono anche Costantino Pagano, Luigi Terracciano, Domenico Menna, Salvatore Frontoso, Carlo Del Vecchio, gestori della «Paganese Trasporti snc», referenti del clan camorrista dei Casalesi per il trasporto su gomma del settore ortofrutticolo, i catanesi Giuseppe e Vincenzo Ercolano, Nunzio Di Bella, Nunzio Scibilia, Orazio Fichera, elementi di riferimento del clan mafioso «Ercolano-Santapaola», nonché Giuseppe Antonio Domicoli e Biagio Cocchiaro, referenti del «clan Madonia», famiglia Rinzivillo, di Gela. L'organizzazione avrebbe «condizionato il libero mercato con atti di violenza, minaccia e intimidazione tipici delle organizzazioni di stampo mafioso».
Tra mafia e clan camorristico dei Casalesi sarebbe stato siglato, insomma, un patto per la spartizione degli affari sui mercati nazionali.
C’è un’intercettazione, ormai diventata famosa, nella quale l’imprenditore marsalese Massimo Sfraga dice al telefono nel giugno 2008: “Chi si mette contro di noi trova qualche problema. A Marsala diciamo noi i meloni a quanto devono andare, o a mille lire o a cento. Li possiamo vendere a qualsiasi prezzo. A Marsala se ci sono mille filari di meloni, 800 sono nostri. Vedete che in due giorni arrivano alle stelle. Ci metto due minuti vado in campagna, prendo i miei camion, porto i meloni e non lavorate nessuno per otto giorni, vi faccio perdere tutti i soldi”.
Ai fratelli Sfraga sono stati inflitti 3 anni di reclusione in primo grado nel processo con rito abbreviato. Nel luglio 2012 sono stati inoltre confiscati beni per sette milioni di euro. La sentenza del processo d’appello dovrebbe essere emessa il prossimo 7 gennaio.