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12/12/2013 06:27:00

Che figura...Il Commissario impugna la legge bavaglio sull'editoria in Sicilia

 La legge sugli aiuti all'editoria siciliana, nata essenzialmente con due scopi, allungare l'agonia di Giornale di Sicilia e La Sicilia, in caduta libera, e mettere il bavaglio ai quotidiani on line e ai siti internet, rischia di avere vita breve. Il commissario dello Stato per la Regione Siciliana ha impugnato infatti la legge che era stata approvata dall’Assemblea regionale siciliana lo scorso 3 dicembre.

La censura del commissario riguarda, in particolare, due aspetti previsti nella legge intitolata “Norme per la promozione ed il sostegno delle imprese dell’informazione locale”. Si tratta gli articoli 6, 6° comma e 11 rispetto ai quali il prefetto Aronica eccepisce in particolare una violazione degli articoli 81 della Costituzione e 14 dello stesso Statuto speciale della Regione siciliana.

In parole semplici il Commissario dello Stato interviene due due fronti: blocca per mancanza di copertura economica per gli anni successivi al 2013, quindi dal prossimo anno in poi, i contributi all’abbattimento degli interessi e le prestazioni di garanzia su operazioni finanziarie destinate a coprire i nuovi investimenti, e la pubblicizzazione dei bandi di gara degli appalti pubblici.

In secondo luogo blocca complessivamente la previsione dell’articolo 11 che obbligava le amministrazioni a pubblicizzare i propri appalti oltre che su due quotidiani nazionali anche su due mezzi di informazione locale. Questo stesso articolo prevedeva i requisiti richiesti alle testate per accedere ai contributi. per questo specifico articolo il Commissario rileva che lederebbe il principio della libera concorrenza in ambito comunitario in particolare nel settore dei lavori pubblici. Facendo un passo indietro la mancata copertura viene promossa in base ad un tecnicismo. La legge prevede che si coprano le spese con i fondi della programmazione comunitaria 2014/2020 ma non quantifica queste spese.

Secondo il Commissario dello Stato la mancata quantificazione dell’onere sarebbe, già di per se, motivo di impugnativa perché la legge non rispetterebbe le prescrizioni sul corretto uso dei fondi pubblici. In secondo luogo il Commissario riconosce che la previsione di spesa sarebbe coerente con l’uso dei fondi ma le risorse indicate “non possono che considerarsi indicative fino all’approvazione dei relativi documenti programmatici – scrive Aronica – e, pertanto, non ci si può esimere dal rilevare la inidoneità della copertura finanziaria prevista, atteso che la norma proposta impegna per il futuro risorse oggetto di procedure di allocazione specificatamente stabilite dalla normativa comunitaria (peraltro tuttora in itinere) e non preventivamente vincolabili in ambito nazionale”.

Anche se l’impugnativa riguarda solo un articolo e un comma di altro articolo di fatto la norma viene svuotata di ogni contenuto che era stato inserito in sede di approvazione in aula e torna praticamente alla sua forma originale, quella della proposta di legge.