Dopo i Forconi, in Sicilia si preparano a tornare in piazza anche i sindacati. Sabato Cgil, Cisl e Uil manifesteranno a Palermo, Messina e Catania per la mobilitazione nazionale «Cambiamo musica», con l'adesione delle orchestre dei principali teatri e istituzioni culturali dell'Isola. In questo clima di forte tensione sociale, ieri il segretario nazionale della Cisl, Bonanni, ha partecipato a Palermo agli stati generali del sindacato. Commentando la possibilità di deroga al Patto di stabilità per la stabilizzazione dei ventiquattromila precari della Regione - ipotesi al vaglio della Finanziaria -, Bonanni ha detto che «occorre trovare una soluzione produttiva perché altrimenti rischiamo di rinviare di volta in volta la solita immondizia sotto il tappeto, senza smaltirla. Bisogna affrontare la questione con molto coraggio, i governanti devono farlo e dare un assetto produttivo a queste cose». Sulla protesta dei Forconi Bonanni invita alla cautela: «Spero che il movimento non si faccia prendere la mano dalla violenza. Chi ha interessi da rappresentare non può arrivare alla violenza. Riconosco che hanno diversi problemi sociali da rappresentare, ma non si facciano prendere la mano».
I segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil - Pagliaro, Bernava e Barone -, in vista della mobilitazione di sabato, hanno chiesto «meno tasse e più soldi in tasca a lavoratori e pensionati perché non è giusto che siano sempre gli stessi a pagare. Letta deve cambiare politica, altrimenti le aziende continueranno a chiudere, e i lavoratori a essere licenziati. Si apra un confronto sulla Legge di stabilità regionale per una ristrutturazione della spesa pubblica che tolga risorse, sprechi e clientele e le sposti in direzione della giustizia sociale e della crescita dell'economia».
«È pericoloso - ha proseguito Bernava - che Crocetta si sia chiuso nelle sue stanze dorate. Siamo in mano a degli incompetenti, abbiamo un governo regionale che non si confronta con noi. Questa è una fase di emergenza e, quindi, lo snodo della Sicilia passa dalla Legge di stabilità e dalla programmazione dei fondi comunitari. Chiediamo che ci sia un'azione strutturale sulla spesa pubblica, storicamente controllata dalla politica deviata e clientelare che non mi sembra toccata in questa Finanziaria».