01/03/2014 06:25:00

Operazione Eden, 22 richieste di rinvio a giudizio per il clan Messina Denaro

Sono ventidue le richieste di rinvio a giudizio chieste dalla Procura antimafia di Palermo per coloro che sono stati coinvolti nell'operazione Eden dello scorso 13 Dicembre. Si tratta di tutto il "cerchio magico" di Matteo Messina Denaro, il latitante numero uno di Cosa nostra. E infatti la principale imputata è Patrizia Messina Denaro, la sorella del boss ancora latitante, ritenuta l'anello di congiunzione con Matteo, quella che prende gli ordini, riceve i pizzini, e in famiglia fa le sue veci. Il processo si terrà a Palermo e non a Marsala perchè ancora una volta la Procura di Palermo tenta di far prevalere il concetto di Messina Denaro quale capo della mafia siciliana, e quindi la competenza territoriale è di Palermo. Una circostanza che si è posta anche in occasione del processo Golem 2 (l'operazione antimafia che, nel 2010, precedette quella di quest'anno) e che ha visto però gli avvocati degli imputati chiedere ed ottenere la competenza territoriale di Marsala, tribunale nella cui circoscrizione ricade anche Castelvetrano. 
Il giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Palermo ha fissato per il 10 marzo prossimo l’udienza per decidere sulle 22 richieste di rinvio a giudizio firmate dai pm Principato, Sabella e Guido.

Il giudizio è stato chiesto oltre che per Patrizia Messina Denaro anche per Antonella Agosta, Girolamo Cangialosi, Lea Cataldo, Lorenzo Cimarosa, Tonino Aldo Di Stefano, Giovanni Faraone, Francesco Guttadauro (nipote di Matteo Messina Denaro e figlio di Filippo, boss palermitano), Girolama La Cascia, Antonino Lo Sciuto, Francesco Luppino, Giuseppe Marino, Michele Mazzara, Mario Messina Denaro (cugino del latitante), Antonella Montagnini, Vincenzo Peruzza, Giuseppe Pilato, Rosario Pinto, Nicolò Polizzi, Francesco Spezia, Salvatore Torcivia, Vincenzo Torino. Nel procedimento come parte offese sono state individuate Rosetta e Vincenzo Campagna, Girolama La Cascia e Elena Ferraro. L’associazione mafiosa viene contestata a Francesco Guttadauro, Lorenzo Cimarosa, Antonino Lo Sciuto, Patrizia Messina Denaro, Nicolò Polizzi. A Patrizia Messina Denaro è contestata anche una estorsione ai danni di Girolama La Cascia (per la quale è stato chiesto il giudizio per false dichiarazioni al pm) ed un’altra assieme al nipote Francesco Guttadauro ai danni di Rosetta e Vincenzo Campagna, tentata estorsione quella relativa a Mario Messina Denaro che presentandosi presso la clinica Hermes di Castelvetrano affrontò la titolare Elena Ferraro presentandosi con il solo cognome così da incutere timore e chiedere denaro con forma intimidatoria ben precisa, favoreggiamento è stato contestato agli indagati Girolamo Cangialosi e Rosario Pinto, e per altra circostanza a Giovanni Faraone quest’ultimo accusato anche di falso, intestazione fittizia il reato per il quale devono rispondere Lea Cataldo, Aldo Tonino Di Stefano, Franco Luppino, Vincenzo Peruzza e Vincenzo Torino, ed ancora, per fattispecie diverse, Michele Mazzara, Francesco Spezia e Agosta Antonella, tutti con l’aggravante di avere favorito la mafia, accesso abusivo a sistemi informatici per Antonella Montagnini (vigile urbano a Paderno Dugnano) e Nicolò Polizzi (con aggravante mafiosa), corruzione per Giuseppe Marino, Francesco Spezia e Giuseppe Pilato, turbativa d’asta per Giuseppe Pilato e Salvatore Torcivia. Tra gli atti depositati dai pm vi sono anche le dichiarazioni che ha deciso di rendere Lorenzo Cimarosa, cugino dei Messina Denaro. Si tratta del primo caso di una persona che, dall'interno del clan Messina Denaro, fa delle dichiarazioni. 

Cimarosa uno dei principali bracci del potere imprenditoriale di Messina Denaro, è oggi dichiarante “poiché io e tutta la mia famiglia siamo stanchi di subire arresti, condanne e sequestri per causa di Matteo Messina Denaro, il quale pensa solo a se stesso e a gestire la sua latitanza”. L’imprenditore ha rilasciato scottanti rivelazioni al pool palermitano “All’inizio di dicembre, il genero di Riina ha cercato di mettersi in contatto con Matteo Messina Denaro” ha sostenuto il dichiarante, cugino acquisito della primula rossa di Castelvetrano. 

La M.G. Costruzioni, di proprietà di Cimarosa, era una sorta di bancomat per Messina Denaro: “Negli ultimi due anni, dopo l’arresto di mio cognato Giovanni Filardo – un altro cugino del boss – io mi sono occupato del sostentamento del latitante e della sua famiglia” ha affermato Cimarosa. Il dichiarante ha spiegato ai pubblici ministeri il ruolo da lui rivestito nella gestione economica facente capo al boss latitante: “Negli ultimi tempi gli ho fatto avere sessantamila euro. A dicembre ottomila” aggiudicandosi tramite la sua impresa una serie di importanti lavori.
Due anni fa Cimarosa ricevette da parte di Francesco Guttadauro, nipote di Messina Denaro e ugualmente arrestato a dicembre, la richiesta di sostituire Filardo, che “aveva un ruolo importante” perché era stato arrestato. Precedentemente era infatti la sua azienda, la B.F. costruzioni, a svolgere la funzione di bancomat per il boss latitante. “La “BF Costruzioni è formalmente di proprietà di Giovanni Filardo, - ha precisato Cimarosa – ma in realtà, per quanto mi consta, vi sono messi di fatto di proprietà di Vincenzo Panicola - marito di Patrizia Messina Denaro, anche lui detenuto – e Filippo Guttadauro – padre di Francesco, sempre in carcere – Filardo ha sempre tenuto i contatti con Cosa nostra trapanese per conto di Matteo Messina Denaro” e coltivava rapporti “con tutti i capimafia della provincia con cui regolava e concordava e metteva a posto lavori e appalti. Ciò mi è stato riferito in più occasioni da Lo Sciuto” suo stretto collaboratore e arrestato nella medesima operazione. Filardo, la moglie e le due figlie, arrestati insieme a Cimarosa e accusati di intestazione fittizia di beni, sono stati recentemente rimessi in libertà prima che le rivelazioni del dichiarante fossero rese pubbliche.“Messina Denaro comunicava con Giovanni Filardo attraverso il sistema dei pizzini” ha detto Cimarosa, spiegando che “in un'occasione, Giovanni Risalvato – imprenditore recentemente condannato a 14 anni di reclusione – mi mostrò un pizzino del latitante, spiegandomi che ciascuno era singolarmente destinatario della corrispondenza con Messina Denaro”. I pizzini arrivavano e partivano dall’abitazione di Patrizia Messina Denaro, sorella del boss. La regola tassativa era leggerli e poi distruggerli immediatamente. Lo stesso Cimarosa fu il destinatario di un pizzino da parte del boss di Castelvetrano: “Alla fine del 2013 ricevetti una telefonata da Patrizia Messina Denaro che mi disse di avere problemi idrici a casa. Appena arrivato lì Patrizia mi consegnò un pizzino scritto dal fratello Matteo e a me destinato contenuto in una busta gialla”. Si trattava di “una lettera su due fogli A4 scritti a mano su un'unica facciata e firmata 'Matteo'. Lui mi salutava e ringraziava per ciò che stavo facendo per i suoi familiari. Mi invitava poi a disinteressarmi degli affari economici della famiglia perché lui aveva incaricato altri di gestire il tutto. Concluse dicendomi che di questa decisione avrebbe provveduto lui stesso a informare Ciccio, intendendo Francesco Guttadauro”. Precedentemente il dichiarante aveva manifestato al nipote di Messina Denaro, inizialmente tramite Lo Sciuto, di non volersi più occupare della gestione degli appalti a seguito dell’arresto di Filardo.



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