Difesa del latifondo, lotta anticomunista, "punizione" esemplare per i contadini in lotta per la terra. Questi i principali moventi della strage di Portella della Ginestra (1 maggio 1947) indicati dal pm Pietro Scaglione nel 1953 a conclusione dell'inchiesta sull'eccidio compiuto dalla banda di Salvatore Giuliano. Lo ricordano i familiari del procuratore ucciso il 5 maggio 1971 con l'agente Antonio Lorusso. A 43 anni dal delitto la famiglia ricorda il giudizio della sentenza sul delitto che definisce Scaglione "un magistrato integerrimo,persecutore spietato della mafia. Nella sua lunga carriera il procuratore si era occupato dei principali misteri siciliani del dopoguerra. Il principale quello della strage di Portella con la quale, sottolineò Scaglione, i banditi volevano accreditarsi come "i debellatori del comunismo", per poi ottenere l'amnistia. Il magistrato si occupò anche delle uccisioni dei sindacalisti siciliani negli anni Quaranta e Cinquanta. Come pg chiese, tra l'altro, sia il rinvio a giudizio per gli indagati dell'omicidio di Salvatore Carnevale sia l'ergastolo per i boss imputati nel processo per l'assassinio di Placido Rizzotto. In particolare, nella requisitoria del 1956 sul caso Carnevale, Scaglione parlò di "febbre della terra" e scrisse che l'attività del sindacalista era temuta da chi aveva interesse al "mantenimento del sistema latifondista". Una delle ultime inchieste del procuratore fu quella sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, l'intervento del procuratore Scaglione. Fu "attivissimo", riconobbero la moglie del cronista e la sentenza della Corte di appello di Genova.
Nella fase conclusiva della sua carriera, ricordano ancora i familiari, Scaglione indagò su politici, amministratori e colletti bianchi. Secondo il cronista Mario Francese, pure ucciso dalla mafia nel 1979, il procuratore "fu convinto assertore che la mafia aveva origini politiche e che i mafiosi di maggior rilievo bisognava snidarli nelle pubbliche amministrazioni". Molti anni dopo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sottolinea la famiglie, riportarono l'uccisione di Scaglione a una campagna sistematica di eliminazione degli investigatori che, nell'inerzia dello Stato, furono "isolati, uccisi, persino calunniati".