16/08/2014 06:30:00

Sicilia, fuga dei dirigenti verso la pensione per evitare i tagli decisi dall'Ars

 Quindici dirigenti dell’Ars, l'Assemblea Regionale Siciliana, hanno chiesto di lasciare il posto di lavoro in anticipo per evitare i nuovi tagli sulle retribuzioni e andare in pensione anticipata grazie alle regole in vigore prima della riforma Fornero, evidentemente più favorevoli. Il termine per presentare le istanze si è chiuso ieri alle 15: a evitare la scure della riforma recentemente approvata da Palazzo dei Normanni sono in particolare 6 consiglieri parlamentari che manterranno tra i 320 mila e i 360 mila euro lordi evitando di scendere ai 240 mila euro imposti dal recente accordo con i sindacati. Hanno chiesto di andare via anche tre segretari che arrivavano a 210, 220 mila euro e infine 6 assistenti che rientrano nella fascia tra i 120 e i 130 mila euro.

Ecco l'articolo di Felice Cavallaro per il Corriere della Sera:

Hanno sperato fino all’ultimo che il taglio a 240 mila euro l’anno di stipendi in qualche caso oltre quota 300 mila fosse graduale, come sperano i funzionari del Senato. Ma all’Assemblea regionale siciliana, disposto il provvedimento poche settimane fa per decisione del presidente Giovanni Ardizzone, il taglio risulta immediato, a cominciare dalle buste paga di fine agosto. Un primato da panico per sei consiglieri parlamentari che alla vigilia di Ferragosto si sono affrettati a presentare la domanda di pensione anticipata. Mantenendo così un appannaggio annuale da 320 a 360 mila euro lordi l’anno. Opportunità offerta dallo stesso consiglio di presidenza di Palazzo dei Normanni che, oltre a fissare il limite delle retribuzioni, ha aperto una finestra di pensionamenti «extra», non prevista. Appunto, una via d’uscita possibile solo per chi
avrebbe 40 anni di servizio. E in qualche caso, cumulando riscatto laurea e servizio militare, bastano anche 53 anni per mollare il lavoro, incassare una liquidazione non decurtata e continuare a ricevere l’assegno di sempre. Sarebbero più di 10 su una quarantina i funzionari che avrebbero voluto approfittare della finestra «extra», ma non tutti possono per gli anni di servizio e qualcuno non vuole, offeso da provvedimenti che innestano comunque una aspra competizione interna all’amministrazione.
Con funzionari di fresca nomina che colgono l’opportunità di carriera davanti a tante caselle liberate di botto. Oltre ai sei super pre-pensionati, hanno chiesto di andare via anche tre segretari che arrivavano a 210, 220 mila euro e infine 6 assistenti che rientrano nella fascia tra i 120 e i 130 mila euro l’anno. Per tutti l’obiettivo è di non subire tagli nei conteggi del rapporto di fine lavoro e nella pensione mensile che continua a gravare sulle casse dell’Assemblea, sotto questo aspetto autonoma, finanziata con una legge aggiornata proprio questo mese fissando una priorità assoluta per appannaggi e stipendi di deputati e funzionari su ogni altra voce di spesa della Regione, compresi appalti e forniture. Il palazzo di re e viceré di Sicilia i privilegi li ha sempre avuti, ma il 2014 sarà ricordato come l’anno di svolta visto che è stato «costretto» alle dimissioni un segretario generale come Sebastiano Di Bella, bersaglio preferito anche del governatore Rosario Crocetta che in Tv gli contestava lo stipendio «da 600 mila euro». Pressing recepito da Ardizzone che ha praticato il taglio chirurgico. Battendo sul tempo Camera e Senato.