09/09/2014 06:00:00

Massimo Ciancimino: "Ho conosciuto Matteo Messina Denaro, a Marsala"

 “Messina Denaro l’ho conosciuto: è un uomo molto attento all’immagine, molto curato, a differenza di quelli come mia madre e mio padre, veri paesani. In fondo se la tirano a fare i latitanti, a vivere nella masseria. Ecco perché ui era molto amante delle belle donne e del bel vestire che, poi, all’interno della non cultura mafiosa, questo e’ un difetto. Parlava inoltre in un siciliano italianizzato”.

Lo ha dichiarato Massimo Ciancimino, ospite  del programma KlausCondicio. “Ai tempi – racconta Ciancimino - gestivo un negozio e sostanzialmente mi chiese di versare il pizzo. Si e’ presentato con un Mercedes Station Wagon a Marsala, accompagnato da un signore. Mi colpi’ la sua freddezza: mi guardava dritto negli occhi. Lo mandai a quel paese… Poi mio padre mi disse ‘Hai fatto bene. Messina denaro? Se il padre era un cretino, figuriamoci il figlio…’”.

Non credo – aggiunge Ciancimino – che Messina Denaro non venga catturato perche’ introvabile e nemmeno verra’ catturato perche’ lo tradira’ qualche donna. Penso che a farlo catturare sara’ un punto debole dello Stato e di questi accordi indicibili che ancora durano“.

La mancata cattura di Messina Denaro è sempre al centro di veleni alla Procura di Palermo. “Continuo a nutrire piena fiducia nel maresciallo Masi. Se mai, personalmente, mi sembra singolare che mentre, come è noto, a Palermo si cerca di verificare la fondatezza delle sue denunce, un'altra autorità giudiziaria incrimini per diffamazione gli autori delle suddette denunce e perfino i difensori e i giornalisti che la hanno rese note".

Così il pm di Palermo Nino Di Matteo, pubblica accusa al processo sulla trattativa Stato-mafia, ha commentato la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per diffamazione, da parte della Procura di Roma, dei marescialli Saverio Masi e Salvatore Fiducia, del loro legale Giorgio Carta e di otto giornalisti.
I carabinieri e il loro difensore denunciarono pubblicamente, con conferenza stampa a Roma, presunte azioni, poste in essere da ufficiali dell'Arma, per impedire la cattura prima del boss Bernardo Provenzano, poi del capomafia, ancora latitante, Matteo Messina Denaro.
Il maresciallo Masi ha deposto al processo sulla mancata cattura di Provenzano a carico del generale dei carabinieri Mario Mori ed è tra i testi del dibattimento sulla trattativa in cui si sostiene che pezzi delle istituzioni, attraverso i carabinieri, trattarono con la mafia promettendo la cessazione delle stragi e chiedendo in cambio concessioni come l'impunità per i latitanti.

Secondo la Procura di Roma nella conferenza stampa sarebbero stati formulati però giudizi "lesivi della reputazione del colonnello Gianmarco Sottili, indicato nominativamente, e di altri tre ufficiali in servizio presso il nucleo investigativo di Palermo, Fabio Ottaviani, Michele Miulli e Stefano Sacricca".

I giornalisti sono accusati di aver riportato le dichiarazioni diffamatorie.