Slitta l’avvio del processo a Floriana Calcagno, l’insegnante finita a giudizio con l’accusa di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza di pena nell’ambito dell’inchiesta sulla latitanza di Matteo Messina Denaro.
Davanti al tribunale di Marsala, infatti, la difesa ha sollevato un’eccezione di incompetenza territoriale che ha fatto rinviare l’udienza prevista per oggi. A presentarla è stato l’avvocato Ferdinando Di Franco, legale della donna, che non esclude comunque che il processo possa alla fine restare a Marsala, anche in caso di opposizione della Dda.
Calcagno, arrestata nell’aprile 2025, era stata rinviata a giudizio lo scorso 12 febbraio dal gup di Palermo. Il 21 gennaio 2023, cinque giorni dopo l’arresto del capomafia, si era presentata spontaneamente ai magistrati della Procura di Palermo. Ai pm aveva raccontato di aver scoperto solo in quel momento la vera identità dell’uomo con cui aveva avuto una relazione, sostenendo che si fosse presentato con il nome di “Francesco Salsi”, dichiarando di essere un anestesista in pensione in cura per un tumore.
Secondo il suo racconto, i due si sarebbero conosciuti nel 2022 in un supermercato di Campobello di Mazara e la relazione sarebbe stata breve ed episodica. Una versione che contrasta con quanto emerso dalle indagini dei carabinieri del Ros.
Per gli inquirenti, infatti, il ruolo dell’insegnante negli ultimi anni di latitanza del boss sarebbe stato ben più rilevante. Le indagini avrebbero documentato frequentazioni prolungate tra i due, con Calcagno che avrebbe ospitato il latitante nella sua casa al mare.
Diverse immagini, acquisite dopo la cattura, mostrerebbero la donna insieme al boss, anche in auto. In alcune circostanze, secondo l’accusa, lo avrebbe preceduto con la propria vettura per verificare l’eventuale presenza di posti di blocco, mentre in altre occasioni avrebbe trasportato pacchi fino al covo di Campobello di Mazara.
La Procura, rappresentata dal pm Gianluca De Leo, contesta alla donna di aver garantito a Messina Denaro “sostegno logistico, aiuto e supporto morale e materiale” in diverse località del territorio, tra Campobello di Mazara, Mazara del Vallo e Tre Fontane, consentendogli di spostarsi attraverso un sistema di staffetta.
Per ricostruire il quadro, gli investigatori si sono basati non solo sugli appunti trovati nel covo del boss, ma anche su lettere scritte da un’altra donna a lui legata, la maestra Laura Bonafede, che – secondo quanto emerso – avrebbe scoperto la relazione e manifestato una forte gelosia nei confronti della Calcagno.
Ora si attende la fissazione della nuova udienza, che dovrà stabilire anche la competenza territoriale del processo.