19/11/2014 06:48:00

CACCIA A MESSINA DENARO, OPERAZIONE TRA CASTELVETRANO E PALERMO, 16 ARRESTI. AGGIORNAMENTI

Un’operazione antimafia condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani nei confronti del clan capeggiato dal boss Matteo Messina Denaro è in corso da stamattina. Gli investigatori stanno eseguendo 16 ordini di custodia cautelare in carcere, emessi su richiesta della procura distrettuale antimafia di Palermo, per associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina pluriaggravata, sequestro di persona ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Le indagini dei carabinieri hanno confermato il ruolo di vertice tuttora rivestito dal capomafia latitante nella provincia trapanese, documentandone i diversificati interessi illeciti. Sono stati accertati dagli inquirenti anche i collegamenti funzionali a progetti criminali comuni con le famiglie palermitane e, in particolare, con quella di Brancaccio guidata dai fratelli Graviano. Qui sotto tutti gli aggiornamenti:

 

18,57 - E il nome di Matteo Messina Denaro compare anche in un'altra vicenda. Ci sarebbe una lettera che alla fine del 2012 arriva ai boss palermitani di Cosa Nostra, proviene direttamente da Matteo Messina Denaro. Chiede formalmente ai boss palermitani di procedere con l’organizzazione dell’attentato per eliminare Antonino Di Matteo, il pm che indaga sulla Trattativa Stato-mafia. “Mi hanno detto che si è spinto troppo oltre” dice Messina Denaro ai rappresentanti delle famiglie mafiose, chiedendo di far fuori il magistrato. Il boss di Castelvetrano non spiega chi gli avrebbe suggerito quell’esecuzione, e d’altra parte ai boss non serve quell’informazione: ricevuta la lettera, organizzano un summit nel dicembre del 2012 per organizzare la fase operativa dell’attentato. A raccontarlo ai magistrati è Vito Galatolo, il boss dell’Acquasanta, appartenente ad una famiglia con diverse entrature negli ambienti dei servizi segreti, che poche settimane fa ha deciso di “togliersi un peso dalla coscienza”: dal carcere dove è detenuto dal giugno del 2014 ha scritto direttamente a Di Matteo chiedendo d’incontrarlo, e poi gli ha spiegato ogni dettaglio di quel piano di morte già pronto per farlo fuori. Perché al summit del dicembre 2012, quello dove tutte le famiglie mafiose vengono messe al corrente della lettera di Messina Denaro, c’è anche Galatolo, che è anche uno degli uomini incaricati di recuperare il tritolo: esplosivo che il boss acquista pagandolo personalmente, e che poi arriva a Palermo per essere quindi nascosto in alcuni bidoni, oggetto delle ricerche degli investigatori nelle campagne tra Palermo e Monreale.

17,35  - Tra gli uomini che formavano la rete al servizio di Messina Denaro, anche degli insospettabili. Si tratterebbe di un elettrauto che controllava se nelle vetture del boss ci fossero microspie e un dipendente della Motorizzazione civile di Trapani che verificava le targhe sospette.

17,10 - Bellomo poteva contare - secondo gli inquirenti - anche su un gruppo di picchiatori e uomini fidati che mettevano in riga chi non abbassava la testa. Tra questi, i fratelli Leonardo e Rosario Cacioppo, finiti in arresto nel corso del blitz: i due, in base a quanto accertato dagli investigatori, hanno minacciato il potenziale acquirente di una pizzeria di loro proprietà, che dopo avere preso accordi soltanto verbalmente, fece marcia indietro. I fratelli lo pressarono pretendendo i trentamila euro pattuiti: il clan di Bellomo non poteva permettersi di perdere quei soldi. I Cacioppo, allora, dando vita ad una vera e propria caccia all'uomo, si recarono dal nipote del commerciante, colpirono con forza la porta della ditta in cui lavorava e costrinsero il parente a consegnare un 'anticipo' di tremila e cinquecento euro

 16,27 - Quella che ormai aveva preso vita - secondo le accuse - era un'organizzazione di respiro internazionale: le intercettazioni svelano contatti, traffici e viaggi all'estero effettuati dallo stesso Bellomo che si sarebbe recato di persona in Albania per ritirare un grosso carico di marijuana ed era in contatto diretto con gli esponenti dei cartelli colombiani per pianificare l'importazione della cocaina dal Sud America. In particolare, Girolamo Bellomo era partito per l'Albania soltanto alcuni mesi fa, per recarsi subito dopo in Spagna ed Olanda. Poi, è rimasto per cinque giorni in Colombia. Al telefono con Salvatore D'Angelo, Bellomo aveva ultimamente manifestato l'esigenza di scappare all'estero:


Bellomo:  "Gli arredamenti, le cose, dico veramente, ci possiamo sistemare, io già ad Enza gliel'ho detto, io penso che mi trasferirò là
D'Angelo:" Buono"
Bellomo: "Per lavoro"
D'Angelo:" Buono, ed io pure, facciamo avanti e indietro
Bellomo: "Facciamo, abbiamo una casetta, esatto eh, ci danno pure la, io gli ho detto "ma io per trasferirmi dovrei affittare una casa", "te la diamo noi"


Insomma, Bellomo aveva riorganizzato la struttura criminale attraverso nuove affiliazioni e l'avvio di un pervasivo e rigido controllo del territorio con metodi violenti e intimidatori.Un sistema nel quale grande importanza era data a rapine ed estorsioni, sempre al fine di garantire la latitanza del padrino. 

15,17 - Vittorio Sgarbi, ex sindaco di Salemi (Comune sciolto per mafia), commentando l'operazione di stamane in Sicilia contro i fiancheggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro, chiede lo scioglimento del Consiglio comunale di Castelvetrano (Trapani) dopo l'operazione dei carabinieri "che ha portato all'arresto - sottolinea il critico d'arte - di un consigliere del comune di Castelvetrano, guidato da Felice Errante (uomo del ministro dell'Interno Alfano)". "Il solerte prefetto di Trapani, che ha tratto beneficio e carriera dallo scioglimento ingiusto del Comune di Salemi, non vorrà perdere l'occasione - aggiunge Sgarbi - d'inviare una Commissione di accesso agli atti al Comune di Castelvetrano per poterlo convenientemente commissariare in seguito all'arresto del consigliere comunale Lillo Giambalvo, che indica infiltrazioni mafiose per gli asseriti collegamenti con Matteo Messina Denaro". "Come ricorderà il prefetto di Trapani, Leopoldo Falco, il Comune di Salemi - sottolinea Sgarbi - fu sciolto senza il riscontro di alcun indagato o arrestato per mafia".

 

13,17 - I Carabinieri del Ros di Palermo nel corso dell’operazione denominata “Eden 2” in cui sono stati arrestati 16 affiliati al clan di Matteo Messina Denaro si sono serviti di numerose intercettazioni ambientali. In questo video alcune delle intercettazioni, in particolare gli incontri in cui si parla dell’autorizzazione data dal boss Messina Denaro ad operare per gli interessi del clan.

 

12,45 - Rapine, sequestri, estorsioni nei confronti di imprenditori e commercianti, intimidazioni con danneggiamenti e percosse. Progetti comuni, stesso modus operandi: così si sono via via consolidati i legami della mafia trapanese, guidata da Matteo Messina Denaro, anche con l'aiuto dei pizzini, con gli esponenti del mandamento di Brancaccio.

Nelle pieghe dell'operazione chiamata "Eden 2" che ha portato a 16 arresti, sono venuti fuori anche i legami tra la Sicilia e il resto del mondo (VIDEO). Un'organizzazione di respiro internazionale, come dimostra il traffico di sostanze stupefacenti dall'Albania e i contati diretti con gli esponenti dei cartelli colombiani per l'organizzazione di un'importazione di cocaina dal Sud America.

12,25 - Secondo Leonardo Agueci, procuratore della Repubblica di Palermo, “Esiste un’unica dimensione di continuità dimostrata da questa indagine. Presente e costante e’il controllo della famiglia di Messina Denaro sul territorio trapanese, figura centrale dell’intera associazione criminale”. Teresa Principato, procuratore aggiunto che coordina le indagini per la cattura del superlatitante conferma come il presidio delle zone in questione e’ ancora rilevante. Snodo principale i mandamenti di Castelvetrano e Mazara del Vallo, territorio letteralmente occupata dalla figura del latitante. Spiccano in questa indagine i fratelli Cacioppo, braccio armato della organizzazione, facente capo a Bellomo e Guttadauro , espressione di un nuovo corso criminale che si affianca a quello tradizionale. E ancora la violenza paurosa da”Arancia meccanica”‘ come definisce Teresa Principato la rapina ed il rapimento di Massimiliano Angileri, sospettato dall’associazione di essere l’autore di un furto di gioielli. Tra gli arrestati anche Lillo Giambalvo, consigliere comunale di Castelvetrano, che avrebbe partecipato al pestaggio in questione. 

11,50 - "Io fui attaccato da tutti perché avevo osato dire che in Sicilia non esistono consigli comunali in cui la mafia non abbia fatto eleggere un suo punto di riferimento. La Commissione antimafia mi ha convocato, l'Anci di Orlando mi ha attaccato duramente. Invece avevo ragione. Quella sera, partecipando al Consiglio comunale straordinario di Castelvetrano parlai di inquinamento delle istituzioni e oggi un consigliere comunale è finito in carcere". Lo ha detto all'Adnkronos il Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta commentando l'operazione antimafia che la notte scorsa ha portato in carcere 16 persone, ritenute vicine al clan del boss latitante Matteo Messina Denaro.

"Questa importante operazione antimafia - dice ancora Crocetta - e in particolare l'arresto del consigliere comunale dimostrano, per l'ennesima volta, che una parte del sistema politico siciliano è fortemente coinvolto nel sistema mafioso, un sistema in cui la mafia non è più esterna a tale sistema ma partecipa direttamente eleggendo suoi uomini".

Crocetta sottolinea che "il consigliere comunale Giambalvo (uno degli arrestati, ndr) nell'ipotesi del reato contestato non è un colletto bianco esterno ma partecipa attivamente, nel suo ruolo di picchiatore, all'attività criminosa". "Questo episodio - prosegue il governatore - la dice lunga su quando a Castelvetrano, nel corso del consiglio comunale straordinario affermai che non c'è istituzione elettiva dove la mafia non si insinua tentando di eleggere o eleggendo direttamente il proprio uomo e ponendo di fronte alla politica organi di un sistema mafioso che non sta più fuori, parlo del concorso esterno, ribadisco, ma sta dentro il sistema politico". 

10,50 - Ecco il video dei Ros diffuso questa mattina che mostra alcune fasi dell'operazione. Come si vede dalle immagini iniziali, il blitz ha preso il via dalla stazione dei carabinieri di Via Mazara, a Marsala.

 

10,30 - Ci sono diversi episodi che emergono dalle centinaia di pagine che compongono l'ordinanza "EDEN 2". Nel novembre 2013 un gruppo armato fece irruzione in un deposito Tnt a Campobello di Mazara. Non si tratta di un magazzino qualsiasi, visto che appartiene alla Ag Trasporti, una Srl sequestrata perché riconducibile a Cesare Lupo, arrestato con l'accusa di essere un pezzo grosso della mafia di Brancaccio e “amministratore” dei beni dei fratelli Graviano.

Grazie all'aiuto di un basista il gruppo di Francesco Guttadauro e Girolamo Bellomo avrebbero fatto il colpo grosso. Dal deposito sparirono 600 colli di merce e 17 mila euro in contanti. Ad entrare in azione fu un gruppo di otto persone, di cui alcune non sono mai state identificate. Indossavano le pettorine della polizia ed arrivarono a bordo di due macchine e di un furgone bruciati dopo la rapina. Dissero che cercavano un carico di droga, legarono con delle fascette una decina di dipendenti e lavorarono indisturbati.

Sono stati due collaboratori di giustizia bagheresi, Salvatore Lo Piparo e Benito Morsicato, a raccontare che ci ci sarebbe la mafia dietro l'assalto. Lo Piparo si occupò di fare stampare le pettorine della polizia. Fu più facile per lui che aveva fatto la comparsa nella fiction Agrodolce. Ruolo? Poliziotto, naturalmente. Inizialmente qualcuno aveva storto il naso: non si doveva rubare a casa di un mafioso di Brancaccio. Poi, quando tutti seppero che l'azienda era in amministrazione giudiziaria, la rapina divenne cosa buona e giusta. Il resto lo hanno fatto le microspie che hanno captato le fasi in cui in partecipanti si spartirono il bottino. Una parte sarebbe andata ai familiari del latitante.

09,00 - Tra gli arrestati a Castelvetrano ci sono Leonardo e Rosario Cacioppo (sono i due fratelli "picchiatori" di cui parlava Lorenzo Cimarosa agli inquirenti in una delle sue dichiarazioni); Peppe "Rocky" Fontana, il ristoratore, già arrestato per mafia e droga, che aveva finito di scontare la sua pena tre anni fa; Lillo Giambalvo, consigliere comunale di Castelvetrano (Articolo 4); Fabrizio Messina Denaro; Vito Tummarello; Luciano Pasini.

08,36 - "Questo è un momento di svolta nelle indagini - dice il procuratore aggiunto Teresa Principato - è emerso uno spaccato nuovo dell'organizzazione che si è sviluppata attorno al latitante. Adesso, i suoi fedeli esecutori hanno inaugurato una stagione di violenza inaudita per Castelvetrano, con pestaggi, intimidazioni e rapine cruente".
Perché questo cambio di strategia?  "Evidentemente, i fedelissimi di Messina Denaro sono in difficoltà, per le indagini sempre più pressanti nei loro confronti, e hanno la necessità di ribadire con forza la loro presenza sul territorio. Per questa ragione, si servono anche di gruppi esterni, come quello che fa capo alla cosca di Brancaccio. Il rapporto fra Trapani e Palermo c'è sempre stato, ma si era fermato al momento dell'arresto di Salvatore Lo Piccolo, nel 2007, per poi riprendere qualche anno dopo tramite il capomafia agrigentino Leo Sutera, che stava organizzando contatti con il palermitano Alessandro D'Ambrogio".

08,12 - C'è anche un consigliere comunale di Castelvetrano tra gli arrestati dell'operazione "Eden 2". Si tratta di Lillo Giambalvo, che fa parte di Articolo 4, il movimento di Paolo Ruggirello. In consiglio comunale Giambalvo sedeva da pochi mesi, e anche lui, ovviamente, aveva partecipato al consiglio comunale straordinario e aperto sulla mafia a Castelvetrano di due settimane fa, quello in cui tutti i politici si erano detti scandalizzati per questo accostamento tra mafia e Castelvetrano....

Lillo Giambalvo, 41 anni, nel 2012 mancò l’elezione per un solo voto in Consiglio comunale entrò a luglio scorso perché primo dei non eletti, subentrato ad altro consigliere chiamato alla carica assessoriale. candidato con la lista di Futuro e Libertà una volta in aula ha aderito ad Articolo 4 formazione politica del deputato regionale Paolo Ruggirello.

Giambalvo addirittura avrebbe partecipato al pestaggio per punire il ladro che aveva rubato dell’oro a casa di Giuseppe Fontana (vedi sotto). Ancora a Castelvetrano sono stati arrestati i fratelli Cacioppo, Leo e Saro, titolari di una pizzeria, far ebbero parte del nuovo braccio armato della mafia, e poi Fabrizio Messina Denaro (detto Elio), nessuna parentela col latitante, Vito Tummarello, Luciano Pasini e Giuseppe Tranchida. 

08,00 - L'operazione è denominata "Eden 2", perchè si tiene ad un anno di distanza dall'altra operazione "Eden", che, nella notte del 13 Dicembre, aveva portato agli arresti anche la sorella di Messina Denaro, Patrizia. Il processo è in corso a Marsala. 

07,45 - Gli investigatori hanno anche ricostruito il caso del furto dei gioielli a casa di Peppe Fontana, ex ristoratore molto noto a Castelvetrano, pluripregiudicato, molto vicino ai Messina Denaro. E infatti in casa custodiva i gioielli della famiglia. Quando subisce un furto, e vengono rubati anche i gioielli della madre di Matteo Messina Denaro, il clan si attiva per trovare subito l'autore. E' l'Agosto 2013.  Il pregiudicato autore del furto fu sequestrato sotto gli occhi della compagna e della figlia, rinchiuso in un casolare e massacrato a botte. Lo abbandonarono per strada in fin di vita. Un pestaggio brutale autorizzato, secondo gli inquirenti, da Girolamo Bellomo: chi aveva osato rubare a casa di uno che “si è fatto vent'anni di galera” andava punito in modo esemplare. In un'intercettazione c'è chi è stato registrato mentre diceva: “... ma gli ha fottuto 60 mila euro d’oro, alla madre di Matteo... 60 mila euro d'oro, tutto, proprio da lei, l'oro pure della signora Lucia avevano preso”. Stavano parlando della madre del latitante e di Lucia Panicola, suocera di patrizia Messina Denaro. 

 

07,35 - Il generale Mario Parente, comandante dei Ros, commenta così l'operazione di oggi: "Il sodalizio mafioso di Messina Denaro e di Castelvetrano è sempre più in difficoltà,e  per questo la loro organizzzazione oggi, per sostenere la rete e la latitanza di Messina Denaro è dedita al compimento di attività che da tempo non venivano più svolte". 

07,15 -  La notizia adesso è battuta dalle agenzie di stampa. Sedici ordini di custodia cautelare in carcere sono stati emessi su richiesta della procura distrettuale antimafia di Palermo contro altrettanti affiliati al clan capeggiato dal boss Matteo Messina Denaro. L'operazione antimafia è condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani. L'accusa è di associazione di tipo mafioso, estorsione, rapina pluriaggravata, sequestro di persona ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Le indagini dei carabinieri hanno confermato il ruolo di vertice tuttora rivestito dal capomafia latitante nella provincia trapanese, documentandone i diversificati interessi illeciti. Sono stati accertati dagli inquirenti anche i collegamenti funzionali a progetti criminali comuni con le famiglie palermitane e, in particolare, con quella di Brancaccio guidata dai fratelli Graviano.

 06,45 - Altra operazione contro il clan di Matteo Messina Denaro. Sono stati effettuati sedici arresti da parte dei ROS, il nucleo operativo speciale dei Carabinieri. A Palermo è stato arrestato nella sua residenza di Via Benedetto Marcello, Girolamo Bellomo, detto Luca, 37 anni, marito di Lorenza Guttadauro, nipote di Messina Denaro. Lei fa l'avvocato penalista, lui è un giovanissimo uomo d'affari. 

Il procuratore aggiunto Teresa Principato e i sostituti Maurizio Agnello e Carlo Marzella lo accusano di essere l'ultimo ambasciatore di Matteo Messina Denaro. A Castelvetrano, invece, 15 le persone arrestate. Vengono accusate di essere state alle dipendenze di Bellomo, per pianificare e organizzare una maxirapina nel deposito di un corriere che ha sede a Campobello di Mazara ("Ag Trasporti"), un tempo era di proprietà dei mafiosi palermitani di Brancaccio, oggi è sotto amministrazione giudiziaria: il bottino, da 100 mila euro, è servito in parte a finanziare la latitanza di Matteo Messina Denaro.

Bellomo, secondo l'accusa,  si era anche presentato agli imprenditori che stavano realizzando un nuovo centro commerciale a Castelvetrano, "A29", e aveva imposto le sue ditte per le forniture e i lavori.

Tanti i favoreggiatori presi. Il meccanico che controlla se nelle auto dei boss ci siano microspie. C'è il dipendente della Motorizzazione civile di Trapani che verifica le targhe sospette. C'é persino un insospettabile comparsa della soap opera della Rai "Agrodolce", girata in Sicilia: è Salvatore Lo Piparo, affiliato al clan di Bagheria, da sempre vicino a Messina Denaro. "Vi potrà sembrare strano - ha raccontato qualche settimana fa, quando ha deciso di collaborare con la giustizia dopo l'ultimo arresto - ma io ho fatto proprio la parte di un poliziotto in Agrodolce, amdate a vedere. E fui incaricato di andare a procurare delle pettorine con su scritto polizia, servivano per la rapina al corriere". Bellomo poteva contare anche su un gruppo di picchiatori, giovani della periferia palermitana, per portare a termine le sue spedizioni punitive contro criminali piccoli e grandi che si rifiutavano di obbedire al verbo della nuova mafia.