21/11/2014 06:10:00

"Matteo Messina Denaro sempre più al vertice della mafia siciliana"

 La figura di Matteo Messina Denaro comanda nella mafia siciliana sempre di più. Lo dicono chiaramente gli inquirenti dopo l'operazione EDEN 2, che mercoledì ha portato in carcere alcuni componenti del suo clan. "Matteo Messina Denaro è ancora la figura centrale dell'intera Cosa nostra siciliana - dichiara il procuratore Leonardo Agueci -  nonostante il suo ruolo apparentemente defilato e la sua volontà di non spingere la propria presenza fisica oltre la stretta cerchia del territorio trapanese. È lui il cuore di Cosa nostra, è lui il cervello operativo, è lui il perno attorno a cui ruota tutta l'organizzazione mafiosa anche per i profili di pericolo e nell'ambito di certe prospettive stragiste su cui in questi giorni stiamo facendo i conti".

"Negli ultimi quattro anni - spiega il procuratore aggiunto della Dda di Palermo Maria Teresa Principato che ha coordinato le indagini dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani - abbiamo operato sequestri e confische di beni riconducibili a Matteo Messina Denaro. Ma soprattutto abbiamo arrestato ben 82 persone di cui 10 appartenenti alla stretta cerchia familiare del capomafia latitante e tra questi il cognato Giuseppe Guttadauro, il nipote Francesco Guttadauro, la sorella Patrizia Messina Denaro, il cugino Mario Messina Denaro, Giovanni Finardo e infine Girolamo Bellomo, nipote acquisito. Secondo la tradizione della famiglia mafiosa di Castelvetrano, da sempre all'apice ci sono persone della cerchia parentale dei Messina Denaro. Ecco il perché dei rilievo dell'arresto di tanti parenti e persone vicine a Matteo Messina Denaro. Arrestare i suoi familiari è molto importante perché, come emerge in diverse indagini, a loro sono sempre assegnati ruoli cardine all'interno dei clan con competenze strategiche".
«Negli ultini cinque anni - aggiunge il procuratore aggiunto Principato - abbiamo condotto indagini molto ficcanti. Il controllo di tutte le famiglie mafiose trapanesi ci hanno fatto capire la centralità dei mandamenti di Castelvetrano e Mazara del Vallo, crocicchio dei traffici illeciti di ogni genere. Ma ci hanno permesso anche di accertare che questa parte di territorio della Sicilia è letteralmente occupata dalla figura di Matteo Messina Denaro che ha reso i nostri interventi sempre più difficili ma molto più penetranti. Noi stiamo lavorando per catturarlo. Abbiamo arrestato tanti familiari, ma lui è un latitante molto particolare: ha alle spalle poteri e conoscenze, compresa la massoneria deviata, che ne proteggono la latitanza".
«Le ultime indagini - sottolinea il generale Mario Parenti, comandante del Ros - ci confermano il ruolo di Matteo Messina Denaro al vertice di Cosa nostra siciliana ma anche i suoi rapporti con le cosche mafiose palermitane e in particolare con quelle di Brancaccio e Corso dei Mille. Quanto accertato ci ha permesso di fotografare l'evoluzione del mandamento di Castelvetrano e di seguirne gli interessi economici. I sequestri e le confische di beni tolgono dalla disponibilità di Cosa nostra ingenti fondi e grandi quantità di denaro frutto di rapine, estorsioni e narcotraffico»

Sono stati i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani a portare a termine l'operazione "Eden II" facendo luce  su una rete di persone alcune insospettabili. Tra queste, per esempio, vi sarebbe un elettrauto che poteva controllare se nelle auto del latitante ci fossero microspie ma anche un dipendente della Motorizzazione civile di Trapani che andava a verificare le targhe sospette, un nipote acquisito e un consigliere comunale. Ad aprire la strada alle nuove investigazioni sono state le dichiarazioni di Salvatore Lo Piparo, comparsa della soap opera Rai "Agrodolce", girata in Sicilia. Lo Piparo, "affiliato" al clan di Bagheria, dicono gli investigatori, sarebbe stato vicino a boss. 
Tra le tante dichiarazioni, quelle del presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, che sottolinea come l'operazione «sia importante tappa di avvicinamento alla cattura del boss e merito di una costante pressione degli inquirenti nonostante le minacce e le difficoltà di mezzi e uomini».