Sicilia, scoperta una banda di cinesi che fabbricava false monete da uno e due euro
Erano molto più precisi della «banda degli onesti» i cinesi che producevano migliaia di euro falsi e li smerciavano tra la Sicilia e la Campania attraverso una organizzazione internazionale.
Dodici le persone fermate venerdì 12 dicembre dai carabinieri a conclusione di un'indagine condotta dal procuratore aggiunto di Palermo Dino Petralia e dai sostituti Geri Ferrara e Claudio Camilleri. Altro che Totò e Peppino.
Sia le banconote che le monete avevano una qualità di contraffazione così elevata da non essere mai stata riscontrata in precedenza sull'intero territorio dell'Unione Europea. Così, grazie alle intercettazioni e gli appostamenti dei militari, è stato eseguito il più importante sequestro di monete false dall'introduzione dell'euro: un container con 306 mila monete, da uno e due euro, per un importo complessivo di 556 mila euro.
La maxi inchiesta sugli euro fasulli è scattata lo scorso aprile, nel corso delle indagini sull'omicidio di Massimo Pandolfo, imprenditore ucciso nel maggio 2013, coinvolto in un giro di prostituzione sessuale minorile. Era emerso che le prestazioni sessuali offerte da un gruppo di minorenni venivano pagate con euro contraffatti.
Nell'inchiesta erano state sequestrate 190 monete da due euro, poi analizzate dalla Zecca di Stato. I tecnici avevano stabilito che gli abili falsari sarebbero stati in grado di realizzare grosse quantità di monete, utilizzando lo stesso procedimento della Zecca. Invece di ottenere gli stampi con il bagno galvanico per elettroerosione (tecnica sino ad ora riscontrata), i falsari hanno seguito la più elaborata tecnica della modellazione a mano con apposite matrici e con il chiaro intento di realizzare una sorta di produzione «a ciclo continuo».
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