Si chiude con una bocciatura l'anno scolastico del dodicenne che il 30 maggio scorso tentò di aggredire con due coltelli il suo insegnante di tecnologia all'interno della scuola media dell'Istituto Comprensivo "Lombardo Radice-Fermi" di San Vito Lo Capo. Lo fa sapere il Giornale di Sicilia.
Il Consiglio di classe ha deliberato la non ammissione alla classe successiva dopo il procedimento disciplinare che aveva già portato all'allontanamento dello studente dalla comunità scolastica per sedici giorni. A
La vicenda, che ha suscitato attenzione nazionale, continua intanto a essere al centro delle indagini della Procura per i Minorenni di Palermo. Gli inquirenti stanno approfondendo il ruolo avuto dai social network e dalle chat frequentate dal ragazzo, che nei giorni precedenti all'aggressione aveva pubblicato messaggi inquietanti e intrattenuto conversazioni nelle quali emergevano riferimenti alla violenza e alle stragi.
Oggi su Tp24 pubblichiamo la prima parte di un'inchiesta a puntate sulla vicenda.
Nelle ultime settimane, il giovane avrebbe pianificato il gesto, indossando un casco integrale e utilizzando il telefono cellulare per riprendere quanto accadeva in aula. Le indagini puntano ad accertare se il minore abbia agito da solo o se sia stato influenzato da ambienti digitali, gruppi online o interlocutori con cui era in contatto.
Gli investigatori stanno analizzando il profilo TikTok, le conversazioni Telegram e altri contenuti presenti sui dispositivi sequestrati. Tra le ipotesi al vaglio ci sono possibili fenomeni di istigazione, emulazione o radicalizzazione online, temi che negli ultimi anni hanno riguardato anche altri casi analoghi in Italia e all'estero.
Nel frattempo il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che nei giorni scorsi aveva espresso solidarietà al docente aggredito, ha ribadito la necessità di rafforzare le misure di prevenzione e il controllo sull'utilizzo dei social da parte dei minori.
Il professore di tecnologia, che riuscì a bloccare e disarmare il ragazz o evitando conseguenze ben più gravi, non riportò ferite serie. Ma l'episodio continua a interrogare scuola, famiglie e istituzioni su un fenomeno che va oltre il singolo fatto di cronaca: il rapporto sempre più problematico tra adolescenti, violenza online e mondi digitali spesso invisibili agli adulti.