09/01/2015 06:45:00

Processo Eden a Marsala, parla Panicola, il cognato di Messina Denaro: "Non sono mafioso"

 “Non ho mai fatto parte di Cosa Nostra. Non ho mai portato pizzini per conto di Matteo Messina Denaro”. E’ quanto ha dichiarato Vincenzo Panicola, marito Anna Patrizia Messina Denaro (sorella del boss latitante) nel processo, in corso davanti il Tribunale di Marsala, a cinque dei personaggi coinvolti nell’operazione antimafia “Eden”. Due “no” in risposta a precise domande del pm della Dda Carlo Marzella. Panicola, comunque, è in carcere in quanto è già stato condannato in primo grado (dal tribunale di Marsala) a 10 anni di carcere per associazione mafiosa (“Golem 2”). Il procedimento è in fase di appello. “Ero incensurato” ha sottolineato Panicola, che rispondendo alle domande dell’avvocato Celestino Cardinale, difensore della moglie, ha ripercorso alcune tappe della sua vita. Dopo aver mandato un bacio con la mano alla moglie, anche lei detenuta, ha detto: “Ho sposato Patrizia il 4 ottobre 1994. All'epoca lavoravo presso Grigoli distribuzione da più di un anno. Ero al magazzino. Sono geometra. Avevo chiesto di lavorare in ufficio. Ci sono stato tre anni, ma non vedendo miglioramento di carriera me ne andai. Grigoli è cugino di primo grado di mia mamma. Nel '97 ho fatto un corso da agente di commercio, mi ero iscritto alla camera di commercio. Per poco tempo, qualche anno, ho fatto il rappresentante di prodotti di pulizia. Avevamo anche una ditta di famiglia che faceva lavori, la Soropa. Faceva pulizie di spiagge e di cimiteri. L'azienda era in difficoltà. Vista la mia esperienza da magazziniere, nel 2000 entrai a lavorare alla Itak, ingrosso di detersivi. Vi rimasi per 5 anni. Sperando di migliorare la mia condizione economica, ho costituito una nuova società nel settore delle pulizie. La Vfg srl. Essendoci un parente che aveva il centro commerciale in costruzione (Grigoli) speravo di aumentare il fatturato. Lavoravo da un anno. Ma l'incarico di Grigoli andò male. Decidemmo con Santo Clemente, che aveva un'impresa di impianti, di costituire la Vfg impianti e servizi. Era il 2009, un anno prima dell'arresto. Ora è tutto sequestrato”. Vfg sono le iniziali dei tre figli di Panicola. “La mia quota – ha proseguito il marito di Anna Patrizia Messina Denaro - è sempre stata sequestrata. Dopo il mio arresto, il mio socio diede alla mia famiglia quello che mi spettava. Ho contratto debiti con la banca Credito Valtellinese e Credito Siciliano. Avevo i fidi di 15 mila euro”. A inizio udienza, l’avvocato Celestino Cardinale ha presentato copia integrale dell'atto di battesimo di Anna Patrizia Messina Denaro (certificato parrocchiale) dal quale si evince che la madrina è stata Caterina Bonagiuso, la defunta insegnante vicina di casa dei Messina Denaro la cui cospicua eredità fu divisa fra lontani parenti (la donna non aveva parenti stretti), coloro che la accudivano e qualche figlioccia. Tra le quali anche la sorella Matteo Messina Denaro, che ebbe 70 mila euro, nonostante non figurasse nel testamento, da Girolama La Cascia. E per questo è accusata di estorsione. Oltre che di associazione mafiosa. Reato contestato anche al nipote Francesco Guttadauro e ad Antonino Lo Sciuto. Imputati sono anche Vincenzo Torino, per intestazione fittizia di beni, e Girolama La Cascia, per false dichiarazioni al pubblico ministero. Nell’ultima udienza è stato ascoltato anche Antonino Guarrato, ex marito di Rosetta Campagna, lontana parente della Bonagiuso, che ebbe la parte più consistente dell’eredità, che difese con le unghia e con i denti anche dalle “pretese” di Patrizia Messina Denaro. “Ci siamo sposati nel 2009 – ha dichiarato Guarrato - dal matrimonio sono nate due bambine che non vedo da quattro anni perché la mia ex signora non me le fa vedere. Conosco Patrizia Messina Denaro perché era amica di famiglia con la mia ex. Abbiamo partecipato al matrimonio di una figlia di Guttadauro. Dopo la separazione mia moglie ha infittito i rapporti con la Bonagiuso. Tutti sapevano che la signorina non aveva parenti intimi e i suoi beni sarebbero andati a chi l’avrebbe servita. La mia ex si lamentava che Patrizia era inclusa nel testamento, visto che Patrizia non badava all'anziana”. Prossima udienza il 15 gennaio per ascoltare altri testi della difesa.