30/03/2015 06:30:00

Tagli ai consigli comunali. Per i candidati si fa dura. Ecco cosa cambia a Marsala

Portrebbe essere dura, molto dura entrare da consigliere comunale a Palazzo VII Aprile a Marsala. E chi glielo dice agli oltre 400 che abiscono allo scranno del massimo consesso civico che alla Regione stanno pensando di tagliare i posti, proprio a loro. Le elezioni comunali diventano come un concorsone, come quelli statali, impossibile entrare se non hai uno spintone.
La scure sui consigli comunali siciliani potrebbe arrivare dalla finanziaria dell’assessore Alessandro Baccei. I tagli riguardano il numero dei consiglieri comunali, le loro indennità, quella dei sindaci e degli assessori, il numero di quest’ultimi. Un taglio netto, insomma, agli organi di governo locle. E le nuove regole possono entrare in vigore già al primo rinnovo elettorale, già con le elezioni di maggio e giugno nei 53 comuni siciliani chiamati al voto. Tra questi c’è Marsala, comune di 82 mila abitanti, amministrato da un commissario straordinario e con 30 consiglieri comunali.

 

Quanto costa e cosa cambia a Marsala.
Per i comuni dai 50 mila ai 100 mila abitanti, come Marsala la finanziaria prevede il taglio dei consiglieri comunali da 30 a 28. Per i consiglieri comunali siciliani, viene previsto un taglio anche ai gettoni di presenza. Nelle città come Marsala, tra i 40 mila e i 100 mila abitanti, il compenso massimo che può percepire ogni mese un consigliere comunale arriva a 1462 euro. Se la finanziaria dovesse essere approvata così com’è l’importo massimo scenderà a 1055 euro lordi mensili. E si prevedono tagli anche al singolo gettone di presenza che oggi è di 99 euro.
Tagli anche alle indennità dei sindaci e degli assessori. Nei comuni da 40 a 100 mila abitanti come Marsala i sindaci passeranno da 4.876 euro a 3842 euro mensili. Di conseguenza verranno tagliati a cascata anche gli stipendi del vice sindaco (equivale al 75% dello stipendio del sindaco: si passa da 3.657 a 2.881 euro lordi al mese), degli assessori e del presidente del consiglio comunale (65% dello stipendio del sindaco, si passa da 3.169 a 2497 euro lordi al mese).
Sarà dunque un’impresa entrare in consiglio comunale. Una guerra all’ultimo voto, all’ultimo santino. Per i posti a Palazzo VII ne varrà la pena? Finirebbe l’era dei candidati che ambivano al posto da consigliere comunale per lo stipendio? Finirebbe quella di chi si candida perchè c’è un mutuo da pagare? La finanziaria prima deve essere approvata, poi si faranno i conti. Ma nel dossier in mano a Baccei c’è dell’altro, c’è che il Comune di Marsala è quello che spende dip più per i suoi tra le città che andranno al voto tra maggio e giugno. Sono circa mezzo milione di euro l’anno che il comune di Marsala spende tra gettoni di presenza, indennità di sindaco, assessori, o come in questi mesi del commissario straordinario. Certo, è anche uno dei più grandi comuni che va al voto in questa tornata, quindi è una vittoria facile. Ad esempio se a Marsala il gettone è di 99 euro a seduta, a Gela è 60 euro. Nel dossier Baccei il dato è che il consiglio comunale di Marsala costa 374 mila euro l’anno. Prima tra i comuni che vanno al voto anche per le indennità agli assessori: 143 mila euro l’anno. Il totale è di 517 mila euro.

 

I tagli nei comuni siciliani
I Comuni fino a 3 mila abitanti passeranno da 12 a 10 consiglieri comunali. da 15 a 12 per i comuni fino a 10 mila abitanti. Nelle città fino a 30 mila abitanti nei consigli comunali ci saranno 16 rappresentanti, e non più 20. I comuni fino a 50 mila abitanti e i capoluoghi di provincia con popolazione inferiore avranno 24 consiglieri comunali anzichè 30. Come detto nei comuni fino a 100 mila abitanti si passerà da 30 a 28 consiglieri. Nelle città fino 250 mila residenti non ci saranno più 40 consiglieri comunali ma 32. Si passerà da 45 a 36 invece nei centro fino a 500 mila abitanti. Palermo, unica città siciliana con oltre 500 mila abitanti vedrà ridursi da 50 a 40 il numero dei consiglieri comunali.
Questi tagli scatteranno al prossimo rinnovo delle amministrazioni. Mentre la sforbiciata ai compensi sarà immediata. Per le indennità è sempre in base alla popolazione che si faranno i tagli. Non solo i gettoni di presenza ma soprattutto il tetto massimo al compenso mensile verrà diminuito secondo quanto prevede la finanziaria. A Palermo non solo un consigliere comunale si vedrà tagliare il gettone di presenza per sedute d’aula o commissione da 140, ma verrà diminuito il tetto massimo: dai 2.537 euro a 1.832 euro. A Catania il tetto scenderà da 1.882 euro a 1.359 euro. Nei comuni
Nei Comuni con tra i 10 mila e i 40 mila abitanti il compenso massimo scenderà dagli attuali 1.176 euro a 588. Tra i 5 mila e i 10 mila abitanti: da 722 a 361 euro mensili. I piccoli centro con meno di 5.000 abitanti avranno rappresentanti che potranno percepire massimo 252 euro al mese, dimezzati rispetto ai 504 euro. Verranno tagliate anche le indennità di sindaci, e di conseguenza di vicesindaco, degli assessori e dei presidenti del consiglio comunale, le cui indennità vengono calcolate in base a quella del primo cittadino. A Palermo ad esempio si passerà da 8.459 euro mensili a 7.018 euro per il sindaco. A Catania il primo cittadino avrà un’indennità da 5.205 euro, rispetto ai 6.274 attuali. I sindaci di Messina, Enna, Siracusa passeranno da 5602 a 4658 euro mensili.

 

L’Anci non ci sta
“Non si può pensare di risolvere i problemi della Sicilia tagliando le indennità degli amministratori pubblici locali che peraltro non sono così alte come si vuol far credere e che di fatto hanno un impatto finanziario indifferente ai fini della quadratura del bilancio”. Lo ha detto Leoluca Orlando, presidente dell’Anci Sicilia. “Non si può, inoltre, non tenere conto che già in molte realtà dell’Isola i consiglieri comunali si sono ridotti le indennità. Sarebbe meglio evitare di confondere l’opinione pubblica, aumentando ancora di più la distanza tra cittadini e politica. Infine, mi corre l’obbligo di sottolineare ancora una volta che già da tempo l’Anci Sicilia chiede che, a tal proposito, venga applicata la normativa nazionale”.
“L’AnciSicilia – aggiunge Paolo Amenta, vice presidente dell’Associazione dei comuni siciliani con delega alle Politiche sociali e di sviluppo – è sicuramente a favore della riforma nella sua interezza e contro l’uso distorto dei consigli comunali e dei loro regolamenti”. “Ma non vogliamo far passare il messaggio distorto che la riduzione del numero dei consiglieri o il taglio alle indennità sia la panacea di tutti i mali e contribuisca, da sola, a sanare i bilanci degli enti locali. Non possiamo accettare questa mistificazione - conclude Amenta - considerando anche il fatto che il taglio delle indennità solleverà solo di poche centinaia di migliaia di euro le sorti della Finanziaria”.