Mafia, chiesto il giudizio per Mario Ciancio, il padrone de "La Sicilia"
La Procura di Catania ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo, che è anche direttore del quotidiano La Sicilia, ipotizzando il reato di concorso esterno all’associazione mafiosa. In precedenza la Dda etnea aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo, ma il Gip in udienza camerale aveva sollecitato nuove indagini. Secondo quanto apprende l’ANSA, il fascicolo era stato assegnato al Gup Marina Rizza, che si è astenuta restituendo gli atti al presidente dell’ufficio, Nunzio Sarpietro, che non ha ancora assegnato l’incarico a un altro giudice. Nell’avviso di conclusione delle indagini la Procura di Catania sottolineava che “la contestazione si fonda sulla ricostruzione di una serie di vicende che iniziano negli anni ’70 e si protraggono nel tempo fino ad anni recenti” e “riguardano partecipazione ad iniziative imprenditoriali nelle quali risultano coinvolti forti interessi riconducibili all’organizzazione Cosa Nostra” e in particolare a un centro commerciale. Titolari dell’inchiesta sono il procuratore Giovanni Salvi, l’aggiunto Carmelo Zuccaro e il sostituto Antonino Fanara.
CIANCIO: “SONO INDIGNATO,IO INNOCENTE E LO DIMOSTRERÒ”. “Alla Giustizia nella quale ho piena fiducia mi presento certamente turbato, amareggiato per le accuse che mi vengono rivolte. Direi indignato, anche, per vedere messa in discussione la mia onorabilità, la mia onestà, quella della mia famiglia e quella del mio giornale. Turbato, amareggiato, indignato e innocente. E pronto a dimostrarlo”. Lo afferma l’editore Mario Ciancio sulla richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno all’associazione mafiosa depositata dalla Procura di Catania. “E’ stato costruito un castello di accuse – osserva Mario Ciancio – utilizzando l’architettura del sospetto, disegnando un teorema che incastra fatti lontanissimi nel tempo con vicende recenti o attuali che nulla hanno a che fare con la mia persona. Inquinando storie private della mia famiglia, con questioni poco chiare che appartengono ad altri soggetti, alcuni da me semplicemente incontrati nello svolgimento del mio lavoro di imprenditore e direttore del mio giornale, e, molti altri, addirittura neppure conosciuti. Ed etichettando questo giornale come anello di una catena di trasmissione di azioni poco trasparenti, mentre chiunque può testimoniare, dai miei giornalisti a migliaia di lettori, che le pagine del quotidiano hanno da sempre dato spazio in questi settant’anni di vita a tutte le voci, a tutte le parti, a tutti coloro che, come me e come noi, si battono per la legalità, per lo sviluppo corretto della nostra economia, per proteggere e garantire a tutti libertà di espressione e spazi per manifestarla. In piena autonomia da tutti e da tutto. Sono innocente, assolutamente estraneo ai fatti che mi vengono contestati, come, del resto, la richiesta di archiviazione già avanzata dalla Procura aveva fatto emergere. Sono semplicemente innocente e lo dimostrerò”.
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