In compagnia di Marilyn a Vaduz
Se è il red carpet che cercate. Se avete già goduto del sorriso di Ingrid Bergman che dai manifesti del Festival del Cinema sulla Croisette vi ha abbagliato, allora non vi resta che portare i vostri omaggi ad una delle iconiche figure di Hollywood, Marilyn, nel Principato del Liechtenstein a Vaduz.
La visita vi sorprenderà: lungi, infatti, dal dormire sugli allori araldici, il Principato ospita un museo di arte contemporanea, acutamente ragionato e indirizzato, e alcuni moduli di architettura lignea civica dalla ricerca formale raffinata, esplorativa, oltre che curvata sapientemente sul contesto.
Fino ad Ottobre 2015 il Liechtensteinisches Landes Museum si getta anche, con entusiasmo, nell’agone delle manifestazioni a sostegno della Settima Arte con una mostra dal forte impatto narrativo, per gli appassionati e per i curiosi, inglobata in un progetto espositivo più ambizioso, destinato a veicolare forme di emancipazione femminile.
Simbolo per eccellenza del desiderio, Marilyn Monroe, cui la mostra è dedicata, si dischiude dalla sua leggendaria e ordinaria immagine di femmina oggetto per profilarsi, fin dalle prime testimonianze, spirito attivo, fervido, propositivo, capace di dialogare con sé e la propria apparenza.
Non è un caso che la mostra porti un sottotitolo incisivo, “la forza dietro la leggenda” cui noi oggi aggiungeremmo “il rigore”.
Lungo tutto il percorso della mostra, gli oggetti ci parlano di una Marilyn esplicitamente femminile, dalla scelta degli accessori ai pensieri più intimi, protesa a veicolare il messaggio di una libertà oggigiorno inviolabile: l’autonomia di espressione, identità e forma nelle proprie manifestazioni di genere. Marilyn è dunque visceralmente donna, nel suo desiderio di piacere, accettazione e apparenza e come tale afferma il suo essere sé oltre gli stereotipi che la vogliono santa o puttana.
Al pari di una novella Gioconda che, già a suo tempo, incarnava le contraddizioni dell’essenza femminile, madre e matrigna, santa e dannata, Marilyn è dunque la neo-Monnalisa, come ben aveva già compreso Andy Warhol, che la rappresentava come sintesi estrema della donna contemporanea, in equilibrio precario fra efficientismo e fragilità.
Quattrocento, dunque, i pezzi oggi esposti in mostra che vi parleranno di lei, direttamente provenienti dalla proprietà attrice, oggi parte della raccolta privata di Ted Stampfer, suo più accreditato e copioso collezionista.
Potrete ammirare abiti, scarpe, costumi di scena, copioni ma anche prodotti di bellezza che confermano la sua autodeterminazione, la sua consapevolezza, il suo coraggio e la sua dedizione al lavoro, nonché le sue linee d’indirizzo di produttrice.
Buon viaggio dunque: è proprio vero che fra le montagne spesso si nasconde un tesoro..
Francesca Pellegrino
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