Castelvetrano e il "Mercatone" dei Messina Denaro
Normalità. Sembra sia questa la parola d’ordine per la città di Castelvetrano. Quello che da un’altra parte potrebbe essere considerato improponibile, diventa invece normale. E la “notizia” del giornalista Salvo Palazzolo di Repubblica sulla riapertura alla grande de “Il Mercatone diffusione moda”, negozio di abbigliamento e accessori della famiglia Messina Denaro, non desta alcuna meraviglia in città. Lo si sapeva già, almeno dai primi di marzo.
Il Mercatone era già stato sequestrato dalla DIA nel 2012, insieme ad altri beni e conti correnti per oltre 500 mila euro.
All’epoca niente era intestato a Gaspare Como, cognato di Matteo Messina Denaro, nemmeno il Mercatone.
Oggi, per “riaprire” è bastato varare una nuova impresa individuale. Certo, nessun favoreggiamento al boss, perché il sequestro era avvenuto per l’intestazione fittizia e la conseguente sproporzione tra il tenore di vita e i pochi redditi da dipendente dichiarati al fisco.
Anche se è da sorvegliato speciale, dopo la condanna per associazione a delinquere ed estorsione, che il cognato del superboss mette su Il Mercatone, acquistando anche una Porsche che intesta alla sorella ventenne.
L’avviatissimo negozio è oggi perfettamente in regola. E rappresenta una di quelle situazioni che dimostrano il fallimento dell’antimafia sociale, da non confondere con quella giudiziaria fatta di prove e gradi di giudizio. Un’antimafia ormai circoscritta all’inopportunità della cartaccia a terra. E giù a dire che la mafia parte da lì, come se si cominciasse buttando fuori dal finestrino il fazzolettino di carta e si finisse poi a finanziare la latitanza dei capi di cosa nostra. Insomma, lo stesso copione della canna che diventa eroina.
In ogni caso, siamo distanti anni luce dall’isolamento dei mafiosi e dei loro amici, delegato unitamente all’azione giudiziaria di magistrati e forze dell’ordine.
Non ha torto Salvo Palazzolo, quando su Repubblica scrive dei toni bassi della manifestazione per Falcone avvenuta in città. Soprattutto se si pensa che Castelvetrano è stata protagonista degli ultimi arresti dell’operazione Eden 2 che ha portato in carcere un bel po’ di persone legate al boss, tra cui anche un consigliere comunale di maggioranza.
Cortei, e molti ci tengono a sottolinearlo, non “contro” la mafia, ma “per” la legalità. E adesso che il Mercatone è perfettamente legale, c’è il rischio che chi ne parli, su Repubblica o altrove, possa essere considerato il classico nemico del territorio che vuole buttare fango su una città, soltanto perché ha dato i natali a Matteo Messina Denaro.
E nei nutriti gruppi da reazione all’etichetta, da tempo alimentati dal potere locale, si fa sempre più strada la convinzione che le difficoltà maggiori di amministra Castelvetrano non siano affatto legate all’influenza di Matteo Messina Denaro, ma alla crisi. Oltre alle critiche di chi vuole parlare sempre di mafia, al posto delle olive, del pane nero e del parco archeologico.
Davvero possiamo pensare che il boss comandi dappertutto, tranne che a Castelvetrano?
Egidio Morici
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