08/07/2015 06:25:00

Castelvetrano, il braccialetto elettronico per il cognato di Matteo Messina Denaro e...

 Intestazione fittizia di beni. È questa l’ipotesi di reato della Procura di Marsala nei confronti di Gaspare Como, cognato del superlatitante Matteo Messina Denaro, arrestato dalla DIA di Trapani ieri mattina e finito ai domiciliari con il braccialetto elettronico al polso.

Il marito di Bice Messina Denaro, una delle sorelle del boss, era già stato condannato in passato a 10 anni per associazione a delinquere ed estorsione, insieme ad altri parenti del capomafia castelvetranese: Rosario Allegra, marito di un’altra sorella di Matteo Messina Denaro e Lorenzo Cimarosa, cugino del boss. Quest’ultimo, arrestato nella scorsa operazione Eden nel 2013, con le sue dichiarazioni avrebbe dato un significativo contributo all’arresto del Como e al sequestro.

Sia il Como che il Cimarosa erano stati arrestati insieme nel 1998, in un’operazione che fu chiamata “Terra Bruciata”. Un nome mutuato dall’attività di estrazione degli inerti da un lato e, ottimisticamente, dalla possibilità di acciuffare il boss, allora latitante da “soli” cinque anni.

Gaspare Como, proprio mentre stava per scontare la sorveglianza speciale, aveva dato vita a fiorenti aziende nel campo dell’abbigliamento, intestandole alla sorella Valentina e alla moglie  Bice.

Da quel momento in poi, le intestazioni fittizie sarebbero diventate la regola. A parte la Porsche, prima intestata alla sorella e poi venduta, i primi beni sottoposti a sequestro alla fine del 2012 ammontavano a circa 500 mila euro.

Oggi, secondo la DIA, Como sarebbe stato anche il gestore occulto di due negozi di abbigliamento a Castelvetrano e a Marsala, con la titolarità di alcuni prestanome, indagati a piede libero nello stesso procedimento.

Tra i beni sottoposti a sequestro, del valore complessivo di circa 200 mila euro, c’è anche una casa a Triscina, formalmente affittata dal Como, che però sarebbe invece il vero proprietario. I proprietari fittizi sarebbero alcuni imprenditori di Castelvetrano, anche loro indagati.

 

Qualche settimana fa, Repubblica aveva fatto emergere il caso del Mercatone, il negozio di abbigliamento di Castelvetrano che Como aveva riaperto, vedendosi revocare dopo un po’ la licenza da parte del Comune.

Ma nonostante la sua storia e la sua parentela, Gaspare Como non ha mai sofferto l’isolamento: negozi frequentati alla grande dai Castelvetranesi in cerca di roba bella a prezzi ragionevoli e ottimi rapporti con i commercianti cinesi di Palermo, con giri d’affari pagati sempre in contanti.

Senza contare quegli imprenditori disponibili ad intestarsi i suoi beni (se tutto dovesse essere confermato), per permettergli di eludere la normativa in materia di misure di prevenzione.

Dopo la revoca della licenza per il Mercatone, il cognato del boss aveva persino minacciato il ricorso al Tar, perché secondo il suo legale i termini dalla completa espiazione della pena erano già maturati e il provvedimento del Comune sarebbe stato ingiusto.

Insomma, una storia di leggi e commi, materia per avvocati e per l’antimafia giuridica, operante da tempo in solitaria, vista la quasi completa assenza di un’antimafia sociale con posizioni forti in termini di opportunità.

Un’antimafia azzoppata, in linea con la tendenza nazionale targata Helg e Montante, in cui non figura ancora il nuovo referente di Libera Castelvetrano, dopo le “leggerezze” di immagine che avevano comportato, mesi fa, la sospensione di Leo Narciso. E nemmeno la banda musicale, nell’inaugurazione di un baglio confiscato alla mafia e appena ristrutturato (quello in contrada Seggio-Torre sottratto al boss Gaetano Sansone), riesce a coprire con i fiati uno scollamento col tessuto locale che si continua purtroppo a percepire.

Inoltre non ha certo aiutato la recente denuncia per abusivismo edilizio nei confronti del fondatore dell’associazione antiracket Libero Futuro, Nicola Clemenza. E ancora meno la sua  replica fondata quasi esclusivamente sulla minimizzazione dei fatti e sull’essere stato colpito a causa del suo impegno antimafia.

Matteo Messina Denaro invece continua ad essere un fantasma. Rigorosamente escluso dall’anagrafe di Castelvetrano, ma in grado di condizionare una buona parte della realtà del “proprio” territorio e non solo, protetto dalle immaginabili coperture istituzionali da un lato e dal consenso di buona parte del suo territorio dall’altro.

Egidio Morici