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09/09/2015 06:45:00

Abusivismo, vizietto siciliano. Le verande sanate e le case al mare, da Triscina a Marsala

 Vecchio e intoccabile vizio. La Sicilia è sempre l'isola degli abusi edilizi. Quelli grandi, che generano ecomostri, quelli nella valle dei Templi, quelli nelle zone a rischio idrogeologico, quelli nelle zone protette, quelli in riva al mare. E poi i piccoli, apparentemente innocui, abusi edilizi. Ma che sono frutto dell'ingegno sia dei costruttori che del legislatore. L'isola degli abusi conta ogni anno 1500 richieste di sanatoria edilizia, 80 ogni settimana, arrivate all'Assessorato regionale Territorio Ambiente. Verande, sgabuzzini, garage. Lo stratagemma è tutto scritto nero su bianco nelle gazzette ufficiali.
Succede quindi che una veranda diventa un salottino, che un “locale tecnico” diventa una stanzetta con letti e armadi. L'importante è non superare i 20 metri quadrati, dice la legge. Ma in terra di Sicilia sappiamo che c'è chi ne approfitta.
Nell'ultimo anno sono stati emessi 1.500 decreti di sanatoria paesaggistica, 80 nell'ultima settimana. Costruire e poi sanare, in Sicilia si può, senza aspettare leggi nazionali di maxi sanatoria (da quella dell'85, a quella del 2004). C'è, ad esempio, una legge dell'Ars del 2004 che consente l'aumento di volume di un'area entro i 20 metri quadrati. Il giusto per piccole stanze, tettoie e ambienti non previsti nel progetto originario. Per la legge non è aumento di volume la costruzione di un locale tecnico non abitabile. Un ripostiglio, ad esempio. Ma sappiamo bene che questi poi possono diventare stanze in più. Questa legge permette di ricorrere alla sanatoria sempre e in qualunque momento, senza aspettare leggi di sanatoria. Queste piccole, ma costanti, sanatorie comportano dei costi che vanno da qualche centinaio d'euro a decine di migliaia d'euro. Nell'ultimo anno la Regione ha concesso sanatorie con sanzioni per 3 milioni e mezzo di euro.
Dai piccoli ai grandi abusi edilizi. Quelli che uno a uno formano gli scempi, ad esempio nelle zone vincolate, come le coste siciliane. Dalla metà degli anni 70, in Sicilia, è vietato costruire immobili a meno di 150 metri dal mare. Simbolo dell'abusivismo edilizio sulla costa è la frazione di Triscina a Castelvetrano. In questi giorni si sta discutendo il Piano regolatore in città. Nel piano l'area B4, viene definita totalmente inedificabile, come previsto dalla legge. Comprende un'area vasta saccheggiata dall'abusivismo edilizio, con migliaia di case abusive secondo quanto predisposto dal commissario inviato dalla Regione e dal Comune. Se così stanno le cose ci sarà chi potrà salvare la casa abusiva, e chi dovrà verdersi arrivare le ruspe. Ci sono tante abitazioni ormai acquisite al patrimonio comunale. Ci sono 300 abitazioni costruite dopo il 1976 e non sanate. Ci sono quei proprietari che si trovano in attesa di una legge regionale che dovrebbe sanare alcune cose a Triscina. Ma se nel piano le cose rimangono così non si potranno rilasciare nuove licenze edilizie, e non si potranno, di conseguenza, sanare le case. I proprietari di queste case aspettano risposte e annunciano l'ntenzione di impugnare il provvedimento.
E poi c’è Marsala, una delle città più abusive della Sicilia. Con 1379 istanze di condono edilizio figura al settimo posto della classifica regionale delle domande di sanatoria per abusi commessi prima del 2003 e nelle zone ad «inedificabilità relativa», ma non in quelle ad «inedificabilità assoluta». Quattro anni fa si sono cominciate le demolizioni delle case abusive costruite a meno di 150 metri dal mare. Si è completato il primo blocco di demolizioni, e si dovrà procedere con le altre. Sono oltre 500 gli immobili costruiti nella fascia dei 150 metri e che dovrebbero essere abbattuti. Di questo passo ci vorranno 100 anni per demolirli tutti.



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