19/09/2015 08:00:00

La Juve da guerra di Manchester (ed il Marsala col vizio di vincere)

Settimana importante – e non priva di sorprese - per il calcio nostrano. Dopo il doppio successo della Nazionale di Antonio Conte e la sorprendente partenza del nostro massimo campionato, le nostre formazioni si sono tuffate nella tre giorni di Coppe che ci ha regalato la resurrezione di due delle grandi protagoniste della stagione scorsa (la Juventus in Champions ed il Napoli in Europa League) ed il pregevole pareggio della Roma contro i <marziani> del Barcelona.
Le note più liete sono arrivate dalla Juventus: ancora priva di vittorie in campionato (solo un punto in tre gare) la squadra di Allegri è andata a vincere con un atteggiamento ringhiante e spavaldo sul campo del Manchester City, capolista a punteggio pieno e con la porta inviolata in Premiership. La Juve ha vinto a all’Ethiad Stadium (la squadra di Pellegrini non attraversava il suo miglior momento, lo aveva dimostrato anche nelle ultime uscite) con grande autorità. Ha giocato una partita <da squadra>, con grande coesione, con determinazione, con forza morale. Allegri si è affidato agli uomini che gli davano maggiori garanzie e con essi, ringhiando su ogni pallone, ha costruito una partita di grande spessore temperamentale. Tre o quattro grandi interventi del sempre verde Buffon ed un Bonucci nettamente al di sopra dei compagni di reparto (che strano leggere come molti inviati gli abbiano dato lo stesso voto degli altri difensori!) è riuscita non solo a mantenere a lungo la porta inviolata, ma a non mollare dopo l’autogol di Chiellini discutibilmente convalidato dall’arbitro ed a sostenere con lanci lunghi il lavoro delle due punte. Che nei pochissimi palloni giocabili hanno sfruttato al massimo le loro qualità mettendo a segno i due gol che hanno capovolto il risultato e assegnato alla Juve i tre punti della gara inaugurale dei gironcino. Tre punti importantissimi anche perché ottenuti nella partita giustamente considerata la più difficile perché sul campo della squadra più titolata del girone.
Piuttosto ritengo doveroso segnalare come alla squadra bianconera sia stato attribuito un assetto, il <4-3-3> che in partita non è mai esistito. La Juve ha giocato un <4-4-2> (quando non un <4-4-1-1->) specchiato e di chiarissima identificazione. Come si può leggere facilmente anche nella sintesi tecnica finale stilata dagli attendibilissimi osservatori dell’UEFA, Quadrado ha giocato tutta la partita perfettamente allineato – in un centrocampo a quattro – con Sturaro e Pogba, mentre Hernanes giocava pochi metri più indietro. E Morata e Mandzukic, nel momento il cui la palla era in mano al portiere avversario – il momento in cui, com’è noto, si identifica l’assetto tattico di una squadra – stazionavano poco più avanti, ed alternativamente uno si avvicinava ai centrocampisti. Purtroppo molti miei colleghi giovani, sono invaghiti dalla parola <tridente> e, non sapendo con esattezza cosa significhi realmente, la attribuiscono a reparti composti da una sola punta e due difensori, o due centrocampisti, o a qualsiasi altra mistura che nulla ha a che vedere col vero <tridente> che, come dice la parola stessa, è formato da tre attaccanti veri. Che poi possono anche dare una mano alla squadra ovviamente, ma che devono svolgere prevalentemente compiti ed avere caratteristiche da attaccanti. Cosa che non si può dire del Quadrado di Manchester (che pure ha fornito un’eccellente prestazione). Questi colleghi credo che provino orgasmi di grande intensità nel pronunciare o scrivere, sovente a sproposito, la parola <tridente>, altrimenti non si spiegherebbe questo loro accanimento.
Chiarito l’assetto tattico della Juventus di Manchester, passiamo alla Roma. Il pareggio imposto al Barcelona è stato di grande importanza, strategica e psicologica, soprattutto perché ha esorcizzato la sindrome da 1-7 sopravvenuta dopo la sconfitta della scorsa stagione contro il Bayern. Ovviamente il costo è stato alto. Perché i tre centrocampisti (De Rossi, Nainggolan e Keita) sono stati costretti a giocare a ridosso della terza linea ed a limitare alla sola fase difensiva la loro prestazione. Al punto da lasciare pressoché abbandonati a se stessi gli attaccanti, Dzeko soprattutto. Comunque, grazie al pazzesco gol di Florenzi, il risultato è stato incamerato ed ora si può ipotizzare che nel prosieguo della Champions vedremo una Roma più equilibrata ma soprattutto più consapevole delle proprie possibilità, liberata dai fantasmi bavaresi e dalle loro pesanti scorie.
L’Europa League ci ha regalato un bel Napoli che ha travolto il Bruges. Un Napoli che ha giocato sì col <tridente> (Callejon, Higuain e Merteens) almeno inizialmente, ma che va valutato contro un avversario meno arrendevole ed inconsistente del Bruges, che ricordava tanto i fragilissimi ma eleganti merletti che sono il vanto dell’affascinante città belga. Lazio e Fiorentina sono rivedibili, perché ai pregi – freschezza ed aggressività – hanno unito difetti, prima di tutto l’ingenuità, che vanno limati con urgenza.
In questa settimana è giusto parlare anche del nostro Marsala. La squadra, messa in piedi dalla rinnovata società presieduta da Giuseppe Bonafede e guidata dal tecnico che l’aveva portata alla promozione lo scorso anno, Rosario Pergolizzi, è partita col piede giusto nel nuovo torneo di Serie D. Dopo aver battuto un Siracusa che allineava due veterani della Serie A come Baiocco e Mascara, ha visto interrompere la serie positiva che era iniziata alla 13^ giornata della stagione scorsa, il giorno dell’esordio di Pergolizzi in panchina, e che si è arrestata a Vibo Valentia dopo 19 gare utili consecutive, al termine di una partita che il Marsala ha giocato tuttavia sempre per vincere (come testimoniano i due pali colpiti nel finale dagli azzurri). E tre giorni dopo, al <Lombardo Angotta> contro la Frattese, è tornata autorevolmente alla vittoria dimostrando di non avere perso il vizio. Non è lecito prevedere – finché non si conosceranno le reali potenzialità delle antagoniste - quali possano essere le legittime ambizioni della squadra. Lo spirito, comunque, come l’anno scorso, ci sembra quello giusto. Ed allora sosteniamola come merita ed aspettiamola con la simpatia alla riprova.

Salvatore Lo Presti



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