"Pd al Marsala". Voto di scambio, sul blog di Beppe Grillo il caso di Vito Cimiotta
Beppe Grillo risponde alle critiche del Pd sul caso Quarto ricordando cosa succede a Marsala con il consigliere comunale del Pd Vito Cimiotta indagato per voto di scambio. Lo fa sul suo blog rispondendo alle polemiche su quanto sta succedendo nella cittadina campana, dove il sindaco del Movimento 5 Stelle è nell'occhio del ciclone per i voti della camorra, che secondo alcune intercettazioni, sarebbero andati ai 5 stelle.
"Pd al Marsala" è il titolo del post di Beppe Grillo.
Per Cimiotta, accusato di voto di scambio, che è a capo della commissione bilancio in consiglio comunale, la Procura di Marsala ha chiesto la citazione diretta a giudizio. La Procura decide di seguire tale via quando ritiene di avere in mano prove sufficienti per saltare a piè pari il vaglio del Gup. Adesso, il giudice monocratico dovrà fissare la data della prima udienza del processo. L’indagine, coordinata direttamente dal procuratore Alberto Di Pisa, è stata svolta dalla sezione di pg della Guardia di finanza della Procura marsalese. Dall’inchiesta è emerso che Cimiotta, poco prima delle recenti elezioni amministrative, avrebbe promesso un posto di lavoro nel bar dell’ospedale “Paolo Borsellino” a due disoccupati locali in cambio di voti per se e anche per il candidato sindaco Alberto Di Girolamo. Così avrebbero raccontato i due disoccupati agli inquirenti, che avrebbero raccolto anche altri riscontri oggettivi e testimoniali. Il sindaco Di Girolamo, comunque, sarebbe stato all’oscuro di tutto e per questo non è stato indagato. Nell’ambito dell’indagine su Cimiotta, che fu eletto con 587 preferenze (settimo dei consiglieri del Pd a Palazzo VII Aprile) sarebbe, inoltre, emerso un pericoloso legame con la società “Vivenda spa” di Roma, vincitrice dell’appalto indetto dall’Asp per la gestione del bar/punto ristoro dell’ospedale di Marsala (per altro, recentemente chiuso per “certificazione inizio attività incompleta”). La “Vivenda”, infatti, fa parte del Gruppo “La Cascina” di Roma, venuto alla ribalta in quanto oggetto di un’interdittiva antimafia da parte del Prefetto di Roma, Gabrielli, che ha deciso il commissariamento della rete di tali società cooperative in quanto quattro manager del Gruppo sono stati coinvolti nel secondo capitolo dell’indagine “Mafia Capitale”.
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