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22/05/2026 06:00:00

Trapani, caso decadenze: la mossa dei consiglieri che fa tremare il consiglio

A Palazzo Cavarretta ormai non si combatte più soltanto sulle delibere. Si combatte sui regolamenti, sui pareri, sulle assenze, perfino sulla legittimità politica di continuare a sedere tra i banchi del Consiglio comunale.

La vicenda della possibile decadenza dei consiglieri comunali trapanesi è diventata qualcosa di molto più grande di una questione statutaria. 

È il punto in cui stanno esplodendo mesi di diffidenze, fratture e riposizionamenti politici che attraversano maggioranza e opposizione, ridisegnando gli equilibri del potere cittadino.

Da una parte c’è il sindaco Giacomo Tranchida, deciso a non farsi logorare da un’aula sempre più instabile. Dall’altra il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, ormai diventato il punto di coagulo di un fronte politico critico verso l’amministrazione.

In mezzo, ci sono nove consiglieri formalmente coinvolti nel procedimento di decadenza per le assenze nelle sedute del 22 e 23 ottobre 2025. O meglio, sette. Perché Giusy Poma si è dimessa diventando assessora, mentre Giovanni Carpinteri nel frattempo è passato all’opposizione.

Ed è forse proprio questo il dettaglio più politico dell’intera vicenda.

Perché il documento depositato il 21 maggio dai consiglieri Giovanni Parisi, Angela Grignano, Andrea Genco, Claudia La Barbera, Vincenzo Guaiana, Salvatore Braschi e Marzia Patti non è stato firmato da Carpinteri. Non per dimenticanza. Ma perché — secondo quanto emerge — gli stessi consiglieri non glielo avrebbero nemmeno chiesto, considerandolo stabilmente schierato sulla linea politica di Mazzeo.

E qui la storia smette definitivamente di essere una semplice controversia regolamentare.

 

La memoria difensiva come manifesto politico

Più che una memoria difensiva, il documento inviato dai sette consiglieri assomiglia infatti a un vero atto di accusa politico-istituzionale.

Cinque pagine fitte di richiami allo Statuto comunale, al regolamento del Consiglio, alla legge 241 del 1990 e ai principi generali del diritto amministrativo. Ma soprattutto cinque pagine che raccontano come, dentro Palazzo Cavarretta, il conflitto politico sia ormai uscito dall’aula per trasferirsi direttamente sul terreno della legittimità istituzionale.

Perché il cuore del documento non è soltanto evitare la decadenza.

Il cuore vero è sostenere che quelle sedute del 22 e 23 ottobre 2025 non avrebbero mai dovuto produrre alcun procedimento decadenziale. Anzi, non si sarebbero nemmeno dovute fare.

Secondo i consiglieri, infatti, quelle convocazioni erano “sessioni straordinarie ed urgenti in forma di adunanza aperta”, prive di reali atti deliberativi.

Nella memoria difensiva vengono elencati uno dopo l’altro gli argomenti: non c’erano proposte di delibera da approvare; non esistevano atti amministrativi concreti da votare; il Consiglio non stava esercitando le proprie funzioni tipiche.

Per rafforzare questa tesi i consiglieri richiamano perfino l’articolo 21 del regolamento comunale sul numero legale, sostenendo che il Consiglio possa proseguire senza quorum soltanto per attività non deliberative e in presenza di soggetti interessati.

Tradotto: non negano l’assenza, anzi ai tempi anticipata e spiegata anche a mezzo stampa.

Contestano il valore istituzionale stesso delle adunanze.

 

Le sedute come arena politica

Ed è qui che emerge uno dei passaggi più delicati dell’intero documento.

I consiglieri citano direttamente i verbali delle sedute, evidenziando la presenza e gli interventi del presidente del Trapani Shark Valerio Antonini, dell’ex assessore Emanuele Barbara, dell’ex deputato Nino Oddo e perfino della consigliera ericina Simona Mannina.

Secondo i firmatari, gli intervenuti non erano relatori tecnici né consulenti formalmente incaricati dall’amministrazione, come invece previsto dall’articolo 19 dello Statuto comunale.

Ed è difficile non leggere, dietro questo passaggio, anche una stoccata politica diretta al peso sempre crescente assunto da Antonini nel dibattito pubblico trapanese.

La memoria insiste infatti su un punto preciso: quelle sedute sarebbero state trasformate in una sorta di arena politico-mediatica aperta a figure esterne prive di ruolo istituzionale nella seduta.

Non è soltanto una linea difensiva tecnica, è un’accusa politica molto precisa.

Perché nel documento si parla apertamente di convocazioni costruite per fare maturare le condizioni della decadenza. Una “campagna decadenziale”, la definiscono i consiglieri.

Ed è qui che il caso smette definitivamente di essere regolamentare e diventa guerra politica.

 

La maggioranza non è più una maggioranza

Quelle sedute del consiglio comunale sull’affaire PalaDaidone furono infatti il momento in cui la maggioranza smise definitivamente di apparire una maggioranza.

E il rapporto tra Tranchida e Mazzeo — riferimento politico della lista “Trapani Tua” e dell’area vicina all’assessore regionale Mimmo Turano — iniziò a precipitare.

Da allora il deterioramento è stato inesorabile.

Mazzeo, che fino a gennaio 2025 era stato anche assessore al Bilancio, ha progressivamente assunto una postura sempre più critica verso il sindaco, aprendo perfino alla possibilità di una sfiducia.

Una rottura che non riguarda soltanto i personalismi, né soltanto le tensioni sulla BRT, sui progetti PNRR, sulle nomine o sulle partecipate.

 

Dietro si intravede qualcosa di più profondo: la ridefinizione degli equilibri politici del territorio trapanese.

Perché l’area politica riconducibile a Turano è sempre stata naturalmente collocata nel centrodestra. Un’area distante, per cultura politica e impostazione, dal progressismo civico della coalizione tranchidiana.

Il collante era proprio Tranchida: fortissimo elettoralmente, ma anche sufficientemente autonomo e meno ingombrante rispetto ad altre leadership territoriali.

 

Oggi però il quadro cambia.

Le prossime scadenze elettorali iniziano ad avvicinarsi e Tranchida non potrà più essere protagonista diretto delle future amministrative. 

E allora i blocchi politici cominciano lentamente a rientrare dentro i propri recinti naturali.

Ma l’area turaniana punta a tornarci da una posizione di forza: quella di chi può rivendicare un ruolo decisivo nella fine della stagione politica tranchidiana.

 

La sensazione, dentro Palazzo Cavarretta, è che la partita si giochi ormai più sugli equilibri futuri del centrodestra che sulle stesse decadenze. 

Non è la mancanza di maggioranza in aula che scompone il sindaco Tranchida, e nemmeno non avere più Turano alleato: tutto questo non è che una conseguenza che, probabilmente, era già implicita nella natura stessa dell’alleanza.

 

La vicenda delle decadenze dei consiglieri comunali di maggioranza, nata formalmente per tutelare il funzionamento democratico del Consiglio comunale, sta finendo per certificare pubblicamente la crisi politica dell’aula.

Per questo la vicenda delle decadenze conta molto più delle assenze in sé.

Formalmente nasce per garantire il funzionamento democratico del Consiglio comunale. Politicamente, invece, sta certificando la crisi dell’aula.

Perché un consesso rappresentativo che arriva a discutere della possibile decadenza dei propri stessi consiglieri — e che, pur di conquistare terreno politico, rischia perfino di mettere in discussione gli equilibri usciti dalle urne — è un’istituzione che rischia progressivamente di smarrire la propria funzione di mediazione politica.

 

E infatti il confronto ormai si è spostato altrove: non più sulle delibere; non più sui programmi; ma sulla sopravvivenza politica reciproca. 

E sulla delegittimazione pressante: quella che Peppe Guaiana ha richiamato come “attentato a corpo politico”.

Ogni seduta del Consiglio comunale diventa una conta.

Ogni voto un test di fedeltà.

Ogni assenza un possibile detonatore.

 

Ed è forse questo il dato più inquietante dell’intera vicenda:

Palazzo Cavarretta continua formalmente a essere il luogo della rappresentanza democratica cittadina.

Ma da mesi somiglia sempre più a un campo di resa dei conti. 

E la faccenda delle decadenze racconta una storia precisa: il modo in cui Trapani viene governata oggi e come e da chi vorrebbe essere governata domani.