Processo Giammarinaro, acquisito il verbale di una deposizione del Presidente Mattarella
Nuova udienza del procedimento per l’applicazione della misura di prevenzione e confisca dei beni a carico dell’ex deputato della democrazia cristiana, Pino Giammarinaro, ed ex re della sanità trapanese. Nel corso dell’udienza è stato ascoltato a lungo il collaboratore di giustizia Nino Birrittella che ha parlato sui contatti tra Giammarinaro e Cosa nostra. Il pm Andrea Tarondo ha chiesto al Tribunale di acquisire il verbale della deposizione dell’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiamato a testimoniare al Processo Andreotti nel 1996 relativamente al ruolo all'interno della DC del fratello Piersanti, ucciso il 6 gennaio del 1980. In quella deposizione sono state raccontante molte vicende legate alla politica e ai rapporti intrattenuti da Giammarinaro. Ci fu un contrasto, ad esempio, tra Sergio Mattarella e Pino Giammarinaro, relativamente alla costituzione della Cassa Rurale il cui primo firmatario di questa era Giuseppe Lo Presti poi sostituito da Giammarinaro. E' risaputo che fosse una richiesta dei Salvo e Piersanti Mattarella la bloccò. Lo Presti era stato socio con Giammarinaro, in seguito Lo Presti sparì, inghiottito dalla lupara bianca. Altra vicenda raccontata nel verbale del presidente è quella relativa alle spese pazze, verificate da una commisisone apposita all'ARS, durante la campagna elettorale e attribuite a Giammarinaro.
Il pm Tarondo ha chiesto, inoltre, l’acquisizione della sentenza di primo grado del processo Andreotti, con le dichiarazioni rese in udienza dal collaboratore di giustizia Siino. Siino parlò del sostegno elettorale a Giammarinaro nel 1991, “me lo disse mastro Ciccio (Francesco Messina, morto suicida) mafioso di Mazara“. E della candidatura alle regionali del 1991 di Pino Giammarinaro ha parlato il collaboratore di giustizia, l’imprenditore Nino Birrittella, parlando del rapporto stretto tra Andreotti e Giammarinaro consolidato dal potente esattore di Salemi Ignazio Salvo e dell’eurodeputato Salvo Lima. “Ho partecipato attivamente alla organizzazione della convention al Palagranata – ha detto Birrittella – ma già nel 1986 Giammarinaro voleva presentarsi candidato alla Regione, solo che allora Ignazio Salvo preferì sostenere la candidatura di Massimo Grillo per la forte vicinanza che aveva con il padre di questi Salvatore che era stato contestato per la sua partecipazione ai funerali di Nino Salvo. Giammarinaro contestò l’indicazione ma dovette adeguarsi, Massimo Grillo era giovanissimo ma non penso sapesse nulla dei retroscena, Giammarinaro alla fine lo appoggiò“. Alle elezioni del 1991 Giammarinaro fece l’exploit e fu eletto a Sala d’Erocole con oltre 50 mila preferenze. Birrittella ha raccontato anche di un incontro con l’allora capo mafia di Trapani Vincenzo Virga che così commentò l’incontro con Giammarinaro, “questo è un picciotto sperto che farà strada“. Birrittella ha raccontato tanti aspetti, sulle false fatturazioni, l’Usl di Mazara utilizzata da Giammarinaro come sua cassaforte. C’è anche un giallo, il racconto dell’omicidio di un ingegnere a Salemi risalente al 1987, Francesco Paolo Clementi, consigliere comunale del Psi ucciso a colpi di lupara. Birrittella in aula ha ricordato che Clementi e Giammarinaro erano soci e che ad un certo punto i rapporti non erano più buoni. “Stranamente – ha detto Birrittella – Giammarinaro non mi apparse impressionato di quel delitto“.
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