24/04/2016 06:00:00

Sicilia, Comuni allo stremo: verso il "default collettivo"

  Nel 2015, il taglio dei trasferimenti sui Comuni italiani supera la soglia dei 2 miliardi di euro con una riduzione pari al 19,5% rispetto al 2012. I Comuni, per far fronte a questo mancato gettito, hanno aumentato le tasse locali portandola pressione fiscale sui cittadini a nuovi livelli record. Ciascun cittadino ha versato mediamente nelle casse degli oltre ottomila comuni italiani circa 611 euro per coprire le scadenze legate alle imposte e ai tributi locali.

Nonostante questo aumento di pressione fiscale i Comuni rischiano un ‘default collettivo’ e quelli siciliani sembrano essere i più in difficoltà in assoluto.

“Siamo sull’orlo di un default collettivo locale – dice il presidente dell’Istituto Demoskopika che ha curato l’analisi tecnica che ha dato vita al ‘borsino dei comuni italiani’, Raffaele Rio – con vittime predestinate cittadini, sindaci e imprese. E come se i sindaci avessero una disponibilità ridotta di sei milioni di euro al giorno per amministrare.La situazione finanziaria e contabile all’interno dei palazzi di città rischia di alimentare una situazione già allarmante”.

Il rischio concreto è quello dell’azzeramento dei servizi ai cittadini oltre che del ‘fallimento’ degli operatori sociali che lavorano per i comuni fornendo servizi alla cittadinanza. Con 8,4 miliardi di euro, lievitano, infatti, del 31,8% le spese per lo smaltimento dei rifiuti mentre restano ferme al palo le spese destinate ai servizi alle famiglie, alle imprese e alle associazioni e cooperative che spesso forniscono anche servizi sociali che subiscono un riduzione quantificabile in 13,3 milioni di euro, stabilizzandosi sulla soglia dei 3 miliardi di euro.

La situazione siciliana è perfino più grave; secondo il Presidente dell’Anci Sicilia Leoluca Orlando: “Assistiamo a una sistematica mortificazione dei Comuni che in Sicilia è aggravata da una crisi finanziaria senza precedenti e dalla mancanza di liquidità di cassa della Regione che attraverso i Comuni produce dissesti a ripetizione e penalizza i cittadini”.

“Si tratta – continua Orlando – di un quadro evolutivo “al ribasso”, che denunciamo da anni, che ha costretto sindaci ed amministratori locali ad aumentare la pressione tributaria e a tagliare i servizi essenziali a danno dei cittadini, impoverendo sempre più le nostre comunità”.

“È una situazione di emergenza della quale siamo consapevoli – conclude Orlando – e della quale rispondiamo solo noi amministratore in quanto siamo gli unici “metterci la faccia” nei confronti dei nostri concittadini, troppo spesso vittime inconsapevoli immolate all’altare della ‘spending review’ e di tagli tanto pesanti quanto indiscriminati”.

CROCETTA KO. L'Ars mette ko il governo Crocetta e gli impone di tornare a Roma per cancellare il punto 6 dell'accordo del 5 giugno 2014, con il quale la Regione rinunciava agli effetti delle sentenze favorevoli sui contenziosi con lo Stato sollevati innanzi alla Corte costituzionale. Un colpo di spugna per incassare circa 500 milioni di euro. Pochi e subito, si disse allora. Troppo pochi per gli autonomisti del Mpa secondo cui la Sicilia ha in questo modo rinunciato a 5 miliardi, e che per questo hanno presentato la mozione che ha incassato un consenso trasversale. Il testo, infatti, e' stato approvato con 37 voti favorevoli e 31 contrari. Principale sponsor Toti Lombardo, il figlio dell'ex governatore Raffaele: "Oggi e' una giornata storica per il parlamento siciliano e per il popolo che rappresenta. Il governo Crocetta e la sua maggioranza trasformista a guida Pd escono sconfitti e dovranno ora tornare a Roma per cancellare un accordo che aveva calpestato 60 anni di autonomia".

MINI MANOVRA. La commissione Bilancio dell'Ars ha approvato la manovra di assestamento. Il testo non contempla gli emendamenti aggiuntivi trasmessi dalle commissioni di merito, poiché per questi è stato deciso che si procederà con disegni di legge.
L’unico emendamento inserito in questa mini-finanziaria riguarda lo stanziamento di 30 mila euro per la commissione sul lavoro nero, proposto da Nino Dina e approvato col voto contrario del M5s.

Sempre col “no” dei grillini, la commissione ha approvato anche una risoluzione con la quale si chiede al governo di salvare Sviluppo Sicilia, che ha chiuso gli ultimi bilanci in perdita e per la quale si prospetta la chiusura.

Approvata anche una risoluzione che impegna il governo a salvaguardare i dipendenti del Cerisdi in liquidazione, ma è polemica sul “no” della commissione Bilancio all’emendamento per il finanziamento alle scuole paritarie materne. A porre la questione è il capogruppo di Forza Italia, Marco Falcone: «Considero un errore la decisione della maggioranza della commissione Bilancio di non trattare l’emendamento per il finanziamento alle scuole paritarie materne sul presupposto che le stesse percepiscono già un contributo nazionale. Purtroppo quando argomenti delicati e complessi vengono trattati con sufficienza e pressappochismo, i risultati sono disastrosi. Il contributo dello Stato alla Sicilia è di circa 10 mila euro per ogni sezione quando nel resto del Paese raggiunge anche i 19 mila euro. Una differenza di trattamento che dovrebbe essere colmata dalla Regione, che anziché aiutare, affossa chi svolge in maniera paritaria un importante servizio pubblico».