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18/06/2026 15:00:00

Inflazione in Italia, l'effetto Iran spinge su il costo della vita 

Secondo i dati territoriali dell’inflazione di maggio diffusi da Istat ed elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori, il costo della vita continua a crescere in modo significativo in molte città italiane, con differenze marcate da territorio a territorio. L’Unc parla di un “effetto Iran” che avrebbe contribuito all’aumento dei prezzi, soprattutto attraverso il rincaro dei beni energetici e delle filiere collegate ai costi di trasporto e alle bollette di luce e gas.

Il fenomeno, secondo l’associazione dei consumatori, non riguarda più solo le grandi aree urbane, ma si estende in maniera diffusa, incidendo direttamente sulle spese delle famiglie.

 

Nei tre mesi rincari fino al 3,8%: a Siena la stangata più pesante

Analizzando il periodo compreso tra febbraio e maggio, l’aumento dei prezzi in Italia si attesta mediamente intorno al +2%, ma in diverse città i rialzi risultano molto più marcati.

Il caso più evidente è quello di Siena, dove i prezzi sono aumentati del 3,8% in soli tre mesi, pari a un impatto stimato di circa 1.069 euro annui per una famiglia tipo, qualora la dinamica dovesse restare invariata. Seguono Venezia con +3,6% e un aggravio di 1.019 euro, e Firenze e Como, entrambe con un incremento del 3,3%, rispettivamente pari a 946 e 989 euro di maggiore spesa annua.

 

Inflazione su base annua: Rimini in testa alla classifica

Guardando invece all’inflazione tendenziale su base annua, la città più cara d’Italia risulta Rimini, con un aumento del 3,6% e un costo aggiuntivo stimato di 1.042 euro per famiglia. Al secondo posto Udine, con un incremento di 1.036 euro, seguita da Bolzano con 1.033 euro.

Subito fuori dal podio si colloca Roma, con un aumento di 1.029 euro, mentre Verona e Venezia seguono con rispettivamente 1.028 e 1.019 euro. Nella top ten figurano anche Pistoia e Siena, entrambe con +3,6% e un aggravio di 1.013 euro, Arezzo con 985 euro e Vicenza con 972 euro.

 

Le città più care e quelle più “risparmiose”

In termini percentuali, l’inflazione più alta si registra a Reggio Calabria, con un +4,4%, che tuttavia corrisponde a un aumento di spesa annuo pari a 902 euro, inferiore rispetto ad altre città con dinamiche percentuali minori ma prezzi medi più elevati.

Tra le città meno colpite dai rincari figura Brindisi, che con un +2,5% registra un aumento di circa 478 euro annui. Al secondo posto Trapani, che si conferma tra le città con inflazione più contenuta d’Italia: +2,1%, con un incremento medio di 485 euro per famiglia. Terza posizione per Benevento, con +2,3% e un aggravio di circa 504 euro.

 

Le regioni: Lazio in testa, Basilicata la più virtuosa

Il quadro regionale conferma le differenze territoriali. Il Lazio guida la classifica con un’inflazione del +3,6% e un impatto medio di 984 euro. Seguono il Veneto con +3,5% (947 euro) e il Trentino-Alto Adige con +3,2% (946 euro).

La regione più “virtuosa” risulta la Basilicata, con un aumento contenuto al +2,4% e un impatto stimato di 538 euro per famiglia.

 

L’analisi dell’Unc: prezzi sotto pressione tra energia e trasporti

Secondo il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, l’attuale fase inflattiva è legata soprattutto ai rincari energetici e agli effetti indiretti sui beni e servizi più dipendenti dai costi di trasporto.

Un contesto che, secondo l’associazione, continua a pesare in modo significativo sui bilanci familiari, con differenze territoriali sempre più evidenti tra Nord, Centro e Sud del Paese.