Nel processo scaturito dall’operazione antimafia dei carabinieri di Marsala “The Witness” (9 marzo 2015), è ancora il turno della difesa. Nell’ultima udienza, l’avvocato Stefano Pellegrino, iniziando un’arringa che alla prossima udienza sarà conclusa dal collega Stefano Venuti, ha affermato: “Martino Pipitone la condanna l’ha già subìta dalla vita. Nel 2012, infatti, ha avuto una emorragia cerebrale con conseguente paresi agli arti. Non è stato più un uomo dinamico in grado di potere svolgere un ruolo in seno a Cosa Nostra. E poi, già nel gennaio 2010, il gip archiviò, su richiesta della stesso pm, un procedimento per associazione mafiosa”. Per Pipitone, come per gli altri imputati, l’anziano presunto capomafia marsalese Antonino Bonafede e Vincenzo Giappone, il pm Carlo Marzella ha chiesto la condanna a dieci anni di carcere. Il legale ha contestato anche l’accusa di intestazione fittizia, affermando che comunque questa non è eventualmente da inquadrare nell’ambito di attività mafiose.
Processo stralcio “Ermes”
Ancora “preliminari” al processo stralcio “Ermes”, che in Tribunale vede alla sbarra quattro delle 11 persone coinvolte nell’indagine della Dda che ha scompaginato l’ultima rete dei “postini” al servizio di Matteo Messina Denaro. Imputati sono Sergio Giglio, allevatore di Salemi, pregiudicato, Ugo Di Leonardo, ex geometra del Comune di Santa Ninfa, incensurato, Giovanni Mattarella, commerciante, genero del boss mazarese Vito Gondola, e Leonardo Agueci, ragioniere, incensurato, di Gibellina. Nella seconda udienza, il Tribunale ha deciso quali prove ammettere nel processo. E inoltre di conferire a tre periti l’incarico di trascrivere le intercettazioni.