Corruzione e mafia, ieri confronto Di Matteo - Woodcock a Marsala
Non si conoscevano, si sono incontrati per la prima volta ieri. Antonio Di Matteo, il Pm della “trattativa”, e Henry Woodcock, diventato famoso per il caso “Vallettopoli” e per il “Savoiagate”, sono stati ieri ospiti della prima giornata dei Cantieri del Diritto organizzata a Marsala dall’Ordine degli avvocati e dalla locale Camera Penale. Tema: la lotta alla corruzione. Per Woodcock la lotta contro la corruzione e i reati contro la pubblica amministrazione è una battaglia persa, “perché – dice – con la prescrizione non si arriva quasi mai a sentenza. E insomma, solo un avvocato che vuole mettere nei guai il cliente chiede il rito abbreviato. La prescrizione salva tutti“. “Non è vero – ha replicato l’avvocato Roberto Tricoli – perché dati alla mano nel 70% dei casi si arriva a processo con un reato già prescritto, e quindi c’è un problema che riguarda le indagini. Nè si può pensare di allungare a dismisura i termini della prescrizione, perché avere un indagato eterno, o un imputato eterno, sarebbe incostituzionale”. Giacomo Frazzitta, presidente della Camera Penale di Marsala, e moderatore dell’incontro, ha sollecitato Antonio Di Matteo su come cambia la corruzione oggi in Italia: “Possiamo dire – sostiene Frazzitta – che prima di Tangentopoli eravamo di fronte ad una corruzione centralizzata, mentre adesso è tutto molto frammentario”. Di Matteo ha risposto con il suo solito discorso sul rapporto tra mafia e corruzione: Sono stati fatti tanti passi in avanti, ma tutti in una direzione: la repressione dell’ala militare di Cosa Nostra. La corruzione, invece, è caratterizzata da sostanziale impunità. Eppure non è una novità il rapporto tra mafia, politica e colletti bianchi”. “Quando ero pm a Caltanissetta – ha ricordato Di Matteo – il pentito Salvatore Cancemi mi rivelò che Totò Riina gli disse: ‘Noi, senza l’aiuto di politica, istituzioni e professionisti, saremmo una banda di sciacalli facilmente eliminabili’. Mi sono reso conto – ha continuato il magistrato – che, tralasciando la parte bassa della criminalità, dedita a traffici di droga, estorsioni e omicidi, mafia e potere sono un sistema ormai unitario”.
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