Politica e corruzione ad Alcamo, in corso gli interrogatori degli arrestati
Sono iniziati ieri e terminano oggi gli interrogatori di garanzia per le persone raggiunte da provvedimenti cautelari nell'ambito dell'operazione della Procura di Trapani su un un presunto giro di corruzione ad Alcamo. Complessivamente sono 32 le persone coinvolte nelle indagini. Tra gli arrestati c'è l'ex vice sindaco Pasquale Perricone. Ieri sono stati sentiti Girolama Maria Perricone, 50 anni, Marianna Cottone di 34 anni, e Mario Giardina, 52 anni; oggi tocca Pasquale Perricone, alla sua commercialista Francesca Cruciata di 59 anni e al funzionario del centro per l’impiego Emanuele Asta di 55 anni. I reati contestati sono a vario titolo di associazione per delinquere, truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni. La maggior parte degli indagati sono assistiti dall’avvocato Giuseppe Benenati, che è anche formalmente candidato sindaco, anche se si è ritirato.
L' inchiesta ruota tutta attorno ad una società cooperativa, la Promosud, organismo che si occupa di corsi di formazione e di aggiornamento professionale. Tutto scaturisce però dal fallimento di una società, la Nettuno, incaricata dei lavori di riqualificazione del porto di Castellammare del Golfo. Dai riscontri è emersa anzitutto la natura “fraudolenta” di quella bancarotta che ha provocato uno spostamento di somme pari a ben 4 milioni di euro e da qui è venuta fuori la figura di Perricone, descritto dai finanzieri come il “deus ex machina” di tutta l’operazione e addirittura vicino alla famiglia mafiosa dei Melodia di Alcamo. L’ex vicesindaco viene indicato come “amministratore occulto” della società fallita, così come anche della “Cea Soc. Coop.”, società aggiudicataria dell’appalto insieme alla Coveco dei lavori di riqualificazione del porto. Tra i reati contestati sempre a Perricone anche quello di aver lucrato sui fondi stanziati per la formazione professionale mediante la creazione di una fitta rete di società, tutte intestate a prestanomi ma di fatto a lui riconducibili, responsabili di aver simulato l’organizzazione di numerosi corsi “fantasma” in modo da ottenere illeciti finanziamenti pubblici e allo stesso tempo assegnare posti di lavoro in cambio di favori. E’ venuto fuori che l’ex leader di Area Democratica, in cambio di posti di lavoro o incarichi professionali nei vari corsi di formazione da lui gestiti, corrompeva un funzionario direttivo del centro per l’impiego, Emanuele Asta per l’appunto, in cambio della disponibilità di quest’ultimo ad attestare falsamente la regolarità dei corsi fantasma, preannunciando la data e l’ora delle ispezioni “a sorpresa”.
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