Mafia, colpo di scena al processo Ermes: "Ecco chi ha ucciso Rizzotto". E una bambina...
E’ stata ricca di colpi di scena e rivelazioni l’ultima del processo “Giglio Sergio + 3”, stralcio dell’operazione antimafia “Ermes” del 3 agosto 2015, sfociata nell’arresto di alcuni presunti “postini” del boss latitante Matteo Messina Denaro. In video conferenza, è stato ascoltato il neo collaboratore di giustizia Attilio Pie
tro Fogazza, che rispondendo alle domande di un avvocato difensore (il castelvetranese Celestino Cardinale) ha detto: “Sergio Giglio mi raccontò che fu lui, con Michele Terranova, a uccidere Michele Rizzotto. A ordinarlo fu Michele Gucciardi (presunto capomafia di Salemi, ndr) perché Rizzotto andava in giro a fare estorsioni”. Quello di Michele Rizzotto era un caso ancora irrisolto. Della rivelazione del neo pentito erano a conoscenza solo i pm della Dda Carlo Marzella e Gianluca De Leo, che, essendo ancora in corso l’indagine, avevano posto l’omissis su queste dichiarazioni. Michele Rizzotto, operatore ecologico con precedenti penali, scomparve da Salemi il primo settembre 2011. All’epoca aveva 31 anni. In precedenza, era stato coinvolti in indagini su un’estorsione e accusato di stalking in danno dell’ex convivente. Il suo corpo non è stato mai trovato. “Giglio – ha aggiunto Fogazza – mi disse che insieme a Terranova lo hanno soffocato dentro un panificio e poi hanno gettato il corpo in un pozzo”. Sia Michele Gucciardi che Michele Terranova, anch’egli di Salemi, sono stati coinvolti nell’operazione “Ermes” e lo scorso 2 maggio sono stati condannati, con rito abbreviato, dal gup di Palermo rispettivamente a 17 e a 12 anni di carcere. Altra rivelazione è stata quella relativa alla circostanza che Scimonelli, per veicolare i pizzini diretti a Messina Denaro, utilizzasse la figlia di Fogazza, di appena 5 anni. “Mia figlia – ha dichiarato Fogazza – mi disse che Scimonelli le metteva dei bigliettini nel giubbotto. Lui, poi, mi confermò che, a Castelvetrano, li consegnava Luca Bellomo e a Guttadauro. Scimonelli diceva a mia figlia: Vieni con me? Ti compro un gelato…”. La bambina, quindi, sarebbe stata inconsapevole messaggero dei boss. In tal modo, se Scimonelli fosse incappato in qualche posto di blocco delle forze dell’ordine lungo la strada tra Partanna e Castelvetrano, in caso di perquisizione non rischiava di farsi trovare i pizzini addosso. Chi avrebbe pensato, infatti, a rovistare nelle tasche del giubbotto della bambina?
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