A Favignana spunta il divieto di balneazione
“Da non crederci”, “Benvenuti in Italia”, “Qua è tutto un manicomio”: sono alcuni commenti a caldo (molto caldo) di turisti ed operatori trovatisi di fronte alcuni nuovi cartelli, posizionati dall’amministrazione comunale di Favignana all’ingresso (via terra) di baie e calette tra le più suggestive della bella isola siciliana.
“DIVIETO DI BALNEAZIONE” è scritto in cinque lingue in un cartello. E nel cartello in basso: “SITUAZIONE DI PERICOLOSITA’”.
Cosa c’è in quelle acque? Un mostro? Scorie radioattive? Serpenti velenosi?
La spiegazione di questa ordinanza ai confini della fantaburocrazia sta nel fatto che queste coste non sono presidiate da un servizio di salvataggio (e non potrebbero esserlo).
Perché balneare in queste acque, in insenature quasi sempre protette dal mare grosso, è pericoloso quanto nella vasca da bagno.
Quindi, pare che l’ente pubblico metta le mani avanti (a modo suo, lavandosele) e si sottragga a qualsiasi eventuale responsabilità, con una soluzione paradossale: vietando il bagno.
Infatti c’è scritto “Divieto di balneazione”: quindi, chi fa il bagno viola la legge.
Non c’è scritto: “Non c’è il salvataggio”, bensì “Non fare il bagno’.
E se un turista va a Favignana, va per farci il bagno, dove cavolo vuole.
E abbiamo constatato che numerose comitive di stranieri stanno attraversando l’isola in lungo ed in largo, in bici, alla ricerca di un posto dove fare il bagno!
Il sindaco delle Egadi Giuseppe Pagoto gentilmente ci spiega: “Si tratta di divieti di balneazione previsti da apposite ordinanze della Capitaneria. Abbiamo adempiuto perché è compito dei Comuni provvedere. Il salvataggio viene finanziato per legge al 50 per cento dalla Regione Sicilia, per il 25 percento dalla Provincia di Trapani, per la restante parte dal Comune. La prima non ha fondi, la seconda è stata abolita. Il Comune, dopo il bilancio, cercherà di sostituirsi anche questa volta. Intanto si affigge la segnaletica”.
Ed il caso, manco farlo apposta, scoppia in mezzo alla stagione turistica: ma noi siamo convinti che queste azioni di Luglio siano un tentativo di evidenziare una laboriosità che in verità non c’è…
Quindi… l’ennesimo esempio di malaburocrazia, condita da comunicazione tra il terroristico ed il patetico (Ah… la moda dei cartelli è giunta anche qui!): su 20 km circa di periplo, solo un chilometro di costa (forse) è legalmente balneabile!
Neanche l’ISIS arriverebbe a tanto terrorismo…
E, paradosso nel paradosso, le barche ed i natanti vanno su e giù a loro piacimento, ormeggiano attaccati alle rive, sfiorano i bagnanti e, chiaramente, rilasciano le loro cacche e le loro pipì sotto riva. Una motovedetta dei Carabinieri o della Polizia entra nella baia, tra decine di barche e se ne va via.
Fonte: www.dovatu.it
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