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05/10/2016 06:45:00

La crisi dell'aeroporto di Birgi. Se l'Airgest si tira fuori chi pagherà la Ryanair?

Diventa sempre più critica la situazione per l’aeroporto di Trapani Birgi. Ci sono tanti fronti aperti e questi sono mesi decisivi per lo scalo.
Tutto ruota attorno alla Ryanair, la società low cost irlandese che opera a Birgi, e alla situazione economica dell’Airgest e dei comuni della provincia di Trapani. Lo scenario è destinato a complicarsi per la decisione di Airgest di tirarsi fuori dall'accordo di co-marketing con Ryanair. Se lo farà chi pagherà la compagnia irlandese per restare a Trapani?
Andiamo con calma, però. Lunedì c’è stata una riunione nella sede di Confindustria Trapani con la presenza di tutti i sindaci della provincia di Trapani. Il punto all’ordine del giorno era il contratto di co-marketing con Ryanair. La compagnia low cost infatti opera a Birgi solo grazie a un contratto stipulato dall’Ams, la società di marketing di Ryanair che sulla carta vende servizi di marketing ma di fatto serve a far volare sul Vincenzo Florio il vettore irlandese, un modo per aggirare l’impossibilità di comprare voli dalle compagnie aeree. I contratti sono due, in realtà, uno lo paga l’Airgest, la società che gestisce l’aeroporto di Birgi, e uno i Comuni. Paga circa 3,5 milioni di euro l’anno a Ryanair. l’Airgest, che si trova in crisi profonda. Ha un conto in rosso di 15 milioni di euro. Il presidente Franco Giudice ha fatto intendere che non potrà più rinnovare il contratto con la Ryanair. La situazione economica dell’Airgest dipende molto dall’assetto ancora confuso. Il socio di maggioranza è la Regione Siciliana, dopo l’uscita di scena della Provincia di Trapani. L’Airgest spera in un intervento della Regione per la ricapitalizzazione della società, ma l’affare sembra essere molto difficile.
Se l’Airgest non può più versare la propria quota per il contratto con Ryanair, che ricordiamolo scade a marzo del 2017, non se la passano bene neanche i comuni. Perchè la seconda parte dell’accordo prevede il versamento di una quota a carico della Camera di Commercio di Trapani e dei comuni della provincia. Questo secondo accordo ammonta a 2,1 milioni di euro, escluso l’Iva. I Comuni si trovano in difficoltà economiche non indifferenti, e già in questi anni sono arrivati con l’acqua alla gola a pagare le proprie quote. L’accordo di co-marketing è stato sottoscritto nel marzo 2014. Si è trattato di un “patto tra gentilluomini”, come lo ha definito l’ex Prefetto Leopoldo Falco, che mirava a sostituire, provvisoriamente la Provincia di Trapani, già abolita, nel contratto per mantenere la Ryanair a Birgi. Adesso la situazione si aggrava perchè se Airgest si tira fuori dal pagamento ci saranno 6 milioni di euro che i Comuni dovranno sborsare ogni anno. In più la Camera di Commercio a breve cambierà assetto, in virtù dell’accorpamento con Agrigento e Caltanissetta, e non potrà avere più un ruolo di “cabina di regia” e neanche pagare la quota.
In questo scenario, di incertezza, le prossime settimane saranno decisive per stabilire una linea e un assetto in vista della scadenza del contratto con Ryanair. In questi termini l’affare potrebbe saltare. E’ vero che in questi ultimi mesi Ryanair ha fatto intendere di voler proseguire il rapporto con Trapani Birgi alle stesse condizioni del 2014, ma vuole anche certezze. Vuole sapere chi sarà l’interlocutore. Non ha intenzione, insomma, di rincorrere i Comuni ogni tre mesi per avere pagate le quote dietro la minaccia di troncare subito i rapporti.
Nella riunione di lunedì, quindi, si è parlato della possibilità di dover recuperare tutti i 6 milioni di euro per il comarketing da un unico interlocutore vista l’uscita di scena dell’Airgest. In questo senso si prospetta l’intervento del Libero Consorzio di Comuni, l’ex Provincia di Trapani, che il 20 novembre prossimo dovrebbe eleggere il Presidente, scelto tra i sindaci del territorio, dopo 4 anni di limbo.
Prima della riunione il sindaco di Trapani Vito Damiano aveva lanciato l’allarme e attaccato i deputati regionali della provincia di Trapani accusandoli di immobilismo di fronte il problema. Ha replicato il suo predecessore Mimmo Fazio, anche lui, come gli altri deputati regionali presenti alla riunione, che ha giudicato l’intervento di Damiano come una “scusa preventiva”. Sull’argomento sono intervenuti anche Daniela De Luca segretario Cisl Palermo Trapani e Giovanni Montana segretario Fit Cisl Trapani. “Le istituzioni locali e regionali non possono certo consentire che venga meno l’accordo di co-marketing con la compagnia aerea Ryanair, significherebbe mettere a rischio il futuro dell’aeroporto e i progetti di sviluppo dello scalo, dai quali dipende uno dei settori chiave dell’economia trapanese”. “La Regione e le istituzioni locali dialoghino per utilizzare al meglio ogni risorsa possibile per salvare il futuro dello scalo”. “Lo chiediamo da tempo – aggiungono De Luca e Montana - , la priorità per la politica deve essere lo sviluppo del territorio che passa attraverso il rilancio delle infrastrutture e del turismo. Si cerchi piuttosto di puntare sui fondi del Patto per il Sud, per realizzare anche progetti che migliorino la operatività e il funzionamento dell’aeroporto con collegamenti ferroviari e stradali con altre città di valenza turistica della zona e con il capoluogo siciliano”. La Cisl ribadisce dunque la proposta lanciata poco tempo fa: “si mettano insieme Regione, comuni, associazioni industriali e società che gestiscono le infrastrutture, con un coordinamento statale, per sfruttare al meglio le risorse europee nazionali e regionali, e programmare insieme opere e progetti usando strumenti come appunto il Patto per il Sud, per lo sviluppo del Distretto Nord occidentale dell’isola. Si crei un unico Polo aeroportuale della Sicilia occidentale, per il quale risulta necessario un attraversamento ferroviario veloce frequente e stabile tra i due aeroporti, anche con l’elettrificazione della tratta tra Cinisi e l’aerporto Birgi” concludono De Luca e Montana.