14/12/2016 06:35:00

Caccia a Messina Denaro, arresti per mafia e appalti a Castelvetrano. I particolari

11,35 - Al Comune di Castelvetrano sono in corso di sequestri i documenti di molte gare, per vedere se ci sono altre attività della ditta di Firenze che possono emergere. Firenze, tra l'altro, operava in tutti i comuni della Valle del Belice, non solo Castelvetrano. Tra l'altro, in seguito ad alcune dichiarazioni rese pubbliche su Rosario Firenze, il Sindaco Errante fece una rotazione dei dirigenti del Comune di Castelvetrano: "Ciò da un lato ha scombussolato le indagini  - commenta Merola - ma è anche vero che per il Sindaco Errante è stato un atto dovuto e necessario. Più in generale, indagini sono in corso per capire come mai Firenze fosse nell'elenco delle ditte di fiducia del Comune di Castelvetrano". Il sostegno alla famiglia Messina Denaro veniva fatto da Firenze con pagamenti mensili, circa 2500 euro al mese, in contanti. Era lui stesso che prelevava i soldi dal Bancomat. I carabinieri però non sanno a chi materialmente venivano consegnati. 

11,30 - Nelle intercettazioni emerge che i due fratelli di Firenze, che erano i titolari, erano invece tenuti a stipendio da lui per gestire il traffico degli appalti. Rosario Firenze si lamentava dicendo che lui doveva a sua volta dare conto alla famiglia Messina Denaro. Per il capitano Berlingieri è "un sistema ben oleato". Le dichiarazioni di Lorenzo Cimarosa sono state un formidabile riscontro a quanto era già stato acquisito dalle indagini. "Quando il Pm ha chiesto a Cimarosa chi è l'imprenditore più vicino a Matteo Messina Denaro, lui ha risposto: Rosario Firenze. In questo modo confermando le nostre indagini". Cimarosa, dunque, sta parlando, e sta davvero aiutanto gli inquirenti. 

11,25 - Continua Merola: "Faceva tutto Sciacca. Si faceva dare i timbri, le buste, mette l'importo esatto per vincere le gare  e poi faceva presentare l'offerta ai titolari. Ha vinto in questo modo con certezza cinque gare. Ci sono anche dei particolari "divertenti". In un caso fu indicato ad un imprenditore un importo a base d'asta, ma sbagliò un decimale, e la ditta non si aggiudicò il lavoro, con grandi commenti della consorteria mafiosa". Per Merola "Rosario Firenze appartiene a Cosa nostra. I funzionari conoscevano la sua vicinanza a Messina Denaro, e parte dei proventi finivano effettivamente nelle mani della famigli anagrafica di Messina Denaro. Riteniamo di aver svolto un lavoro importante per rompere un sistema distruttivo della libera impresa. Uno dei lavori pubblici fu aggiudicato anche a Campobello di Mazara, dove però non abbiamo riscontrato compiacenze da parte dei funzionari comunali". Ulteriori indagini e accertamenti sono comunque in corso. A Firenze sono state sequestrate tutte le aziende di famiglia. Sono state effettuate perquisizioni negli uffici del Comune di Castelvetrano. 

11,20 - Parla il Colonnello  Arcidiacono: "L'indagine rientra nel contesto più ampio di indagini sulla cattura di Matteo Messina Denaro. La strategia è quella di cercare di colpire le sue fonti di sostentamento, tutto ciò che può agevolare la sua latitanza. Abbiamo posto anche l'attenzione sul modus operandi di Cosa nostra trapanese, particolarmente infilitrata nel tessuto imprenditoriale, dal quale trae linfa vitale". Il Maggiore Antonio Merola aggiunge: "E' una costola dell'indagine Eden, quella in cui furono tratte in arresto le persone più vicine a Messina Denaro. Già in quell'occasione emerse la figura di Rosario Firenze, imprenditore vicino a Messina Denaro. Firenze aveva ricevuto dalla Prefettura di Trapani un'interdittiva antimafia, formalmente non poteva accettare lavori pubblici. Lui rispose al Prefetto, dicendo che la sua società non esisteva più, era sciolta. In realtà lo stratagemma era quello di usare le ditte dei fratelli e fare aggiudicare i lavori alle ditte compiacenti, per farsi poi dare il lavoro in subappalto. Grazie alla compiacenza di due dirigenti del Comune di Castelvetrano Firenze sapeva con precisione il ribasso che facevano i concorrenti. Il suo factotum era il geometra Sciacca"

11,15 - Saro Firenze, secondo gli inquirenti, riusciva a farsi aggiudicare numerosi appalti dal Comune di Castelvetrano, e in particolare dall'ufficio tecnico, grazie alle compiacenza dei funzionari comunali e alla sua appartenenza a Cosa Nostra. Tanto che viene definito "uno degli imprenditori di riferimento di Cosa nostra nel Belice" e avrebbe versato periodicamente "ingenti somme" per il sostegno della latitanza di Matteo Messina Denaro, come confermato dalle dichiarazioni di Lorenzo Cimarosa, cugino acquisito di Messina Denaro. "Cosa nostra continua ad agire in maniera sommersa - dichiara il comandante provinciale Stefano Russo -  ma noi continuiamo a contrastarla". Sono state sequestrate due società, Concordia Costruzioni e Multricostruzioni. "Abbiamo individuato un circuito mafioso imprenditoriale legato alla famiglia mafiosa di Castelvetrano, e al suo capo, Matteo Messina Denaro. E' un'operazione importante perchè abbiamo individuato un nesso tra pubblica amministrazione - mafia - imprenditoria". 

11,05 - Sta per cominciare la conferenza stampa con i dettagli dell'operazione Ebano. I Ros hanno arrestato Rosario Firenze (1971), Salvatore Sciacca (1973), geometra e faccendiere. Divieto di esercizio di impresa per Giacomo Calcara (1978), Benedetto Cusumano (1948), Fedele D'Alberti (1975), Filippo Tolomeo (1978). A due fratelli di Firenze e due dirigenti del Comune di Castelvetrano è stato notificato un avviso di garanzia. I reati contestati vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso, alla fittizia intestazione di beni e turbata libertà degli incanti. Per gli inquirenti è documentata la "persistente vitalità della famiglia mafiosa di Castelvetrano". Saro Firenze, nonostante l'interdizione, era riuscito, attraverso l'intestazione fittizia delle società ai fratelli, a partecipare alle gare d'appalto per l'assegnazione dei lavori pubblici, come la realizzazione della condotta fognaria nella Via Montessori, i lavori di manutenzione stradale del 2014 e la demolizione dei fabbricati fatiscenti all'interno dell'ex autoparco comunale di Piazza Bertani. 

09,30 - Il Sindaco della città di Castelvetrano Selinunte,  Felice Errante, ha commentato così l’operazione Ebano: 

“A seguito delle notizie di stampa sugli arresti di questa notte di imprenditori della mia città accusati di essere collusi con la mafia e aggiudicatari di lavori pubblici, il comune di Castelvetrano, assicura la massima disponibilità e collaborazione alle forze dell’ordine perché possano presto fare completa luce sui fatti oggetti dell’indagine. Un plauso va alla magistratura inquirente per il lavoro che oramai da anni porta avanti, anche nella nostra città, per la estirpazione del cancro mafioso che ha mortificato per troppo tempo la nostra terra. Attendiamo di conoscere le contestazioni che vengono mosse ai dipendenti comunali circa un loro presunto coinvolgimento.”  

06,30 - Mafia e appalti, vasta operazione a Castelvetrano: due persone sono finite in carcere, perquisiti anche alcune imprese e l’ufficio tecnico del Comune. Due funzionari raggiunti da avvisi di garanzia

Arrestato l'imprenditore Rosario "Saro" Firenze. Per gli investigatori è vicino al boss latitante Matteo Messina Denaro. Stamane i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani e del ROS hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare in carcere, nei confronti dell’imprenditore castelvetranese, Rosario FIRENZE, e il suo collaboratore, il geometra Salvatore  SCIACCA per le ipotesi di associazione a delinquere di tipo mafioso, fittizia intestazione di beni, turbata libertà degli incanti aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di beni. Le due aziende edili di famiglia di Firenze, che valgono sei milioni di euro, sono state sequestrate.

L'operazione si chiama Ebano. Altri quattro imprenditori di Castelvetrano sono stati raggiunti dalla misura cautelare del divieto di esercitare l’attività d’impresa.  Il divieto ad esercitare attività imprenditoriale è stato emesso nei riguardi dei presunti prestanome di Firenze, Giacomo Calcara, 38 anni, Benedetto Cusumano, 68 anni, Fedele D’Alberti 41 anni e Filippo Tolomeo, 38 anni, sarebbero stati loro ad aiutare Firenze per potersi accaparrare degli appalti, lavori di manutenzione stradale, fognari e demolizioni.

C'è stata anche la notifica dell’avviso di garanzia nei confronti di altri 4 indagati, tra cui due funzionari del Comune di Castelvetrano e due fratelli di FIRENZE. 

Avvisi di garanzia per i due fratelli di Saro Firenze, Giovanni e Massimiliano di 44 e 41 anni. Saro Firenze raggiunto da una interdittiva antimafia aveva ceduto, fittiziamente, ai fratelli l’impresa, e sempre nonostante l’interdittiva era riuscito a restare iscritto nell’elenco delle imprese di fiducia del Comune di Castelvetrano. Secondo l'accusa Firenze controllava molti appalti al Comune di Castelvetrano, e con il ricavato finanziava anche la latitanza di Matteo Messina Denaro.Fra i lavori al centro dell’inchiesta quelli per la realizzazione della condotta fognaria, per la manutenzione ordinaria di strade e fognature, per la demolizione dei fabbricati fatiscenti all’interno dell’ex area dell’autoparco comunale.

Due avvisi di garanzia sono stati notificati ad ex dirigenti dell’ufficio tecnico comunale, uno di questi è l’architetto Leonardo Agoglitta: avrebbero permesso agli imprenditori di “truccare” gli appalti.

A tenere i collegamenti tra Firenze e il Comune sarebbe stato il geometra Salvatore Sciacca ufficialmente dipendente dell’impresa di Massimiliano Firenze, intercettato per esempio a preoccuparsi se in sede di gara di appalto l’imprenditore Filippo Tolomeo aveva notificato la sua appartenenza, “tu glielo hai detto a chi appartieni? A posto

I dettagli saranno resi noti durante la Conferenza Stampa che si terrà alle ore 11:00 presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Trapani.

La notizia non è proprio un fulmine a ciel sereno, perché già nel 2014 fu revocata l'autorizzazione per lo stoccaggio di inerti in una cava di proprietà di Rosario Firenze, a Castelvetrano. La revoca dell'autorizzazione arrivò dopo le indagini che svelarono i legami del titolare, Rosario Firenze, con la sorella e il cognato del boss Matteo Messina Denaro.

Nei rapporti investigativi  alla base dell'interdittiva della prefettura, e dal successivo provvedimento di revoca si racconta che Rosario Firenze, è «compare» della sorella e del cognato del superiatitante perché «ha battezzato il figlio» e da loro riceveva incarichi di lavoro. Tra le pagine dell'inchiesta c'è anche un'intercettazione in cui due donne parlano del rinvenimento in un fondo agricolo di materiale di risulta proveniente da demolizionl depositato da ignoti su indicazione del «signor Firenze... Saro...», che risulta «legato ai Messina Denaro... sono una cricca». E anche in questa nuova operazione c’è una intercettazione che svela il rapporto stretto tra Saro Firenze e Patrizia Messina Denaro, “idda si sta cazzuliando con Saro”.