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19/01/2017 19:00:00

Il Tribunale di Roma ha deciso: Virginia Raggi è eleggibile. E adesso?

 di Leonardo Agate - Il Tribunale di Roma ha ritenuto che il sindaco Virginia Raggi è perfettamente in carica perché eleggibile, e poi eletta, nonostante avesse firmato un contratto con il Movimento 5Stelle, con il quale si impegnava, pena una multa di 150.000 euro, se da sindaco avesse disatteso le direttive del Movimento o avesse cambiato casacca.
Quando è stato presentato il ricorso al Tribunale, e dopo, numerosi politici e giuristi hanno levato critiche al contratto stipulato, sostenendo che così si violava la Costituzione, dove è previsto che gli eletti non hanno vincolo di mandato, cioè sono e devono esser liberi di sostenere le loro tesi e dare i loro voti senza alcuna remora, nemmeno quella di adeguarsi alle direttive del partito cui sono iscritti.
Avendo il Tribunale sentenziato che il contratto Raggi – Movimento 5 Stelle è legittimo, è bene spiegarne il perché a coloro che non essendo specialisti, si trovano spiazzati dalla sentenza del Tribunale che sembra stravolgere un principio costituzionale.
Inutile dire che coloro che hanno sperato nell’accoglimento del ricorso sono gli stessi che ce l’hanno a morte con il Movimento 5Stelle, con quel 30% di italiani che gli dà forza, sottraendola a loro. Così, a favore dell’accoglimento del ricorso, invece respinto dal Tribunale, tar altri hanno elevato vibrati auspici l’amministrativista Sabino Cassese, dell’ex truppa napolitaniana, l’ex presidente Silvio Berlusconi, per una volta tanto a chieder severità alla magistratura, numerosi politici di numerosi partiti, con l’appoggio dei giornali schierati al loro fianco. L’Unità, benché in agonia, ha avuto la forza di augurarsi la rapida morte del sindaco Raggi tramite l’iniezione letale dell’attesa sentenza. Il Foglio si è chiesto come mai possa accadere in questo Pase che un principio costituzionale sia disatteso con un contratto di natura privatistica.
Ora che il Tribunale si è pronunciato, il sindaco Raggi può continuare a governare la Città Eterna, teoricamente per altri quattro anni. Almeno per questa volta, la magistratura non ha sovvertito l’esito della sua elezione plebiscitaria. Potremo quindi vedere se la nuova amministrazione, dopo l’inevitabile rodaggio, sia più capace delle amministrazioni che l’hanno preceduta, guidate fino a un anno addietro dal Pd Marino e prima dall’An Alemanno. Le amministrazioni precedenti hanno lasciato al neo sindaco pentastellato 15 miliardi di euro di debiti, le municipalizzate allo sfascio, i servizi pubblici carenti, e, ciliegina sulla torta, l’inchiesta di Mafia Capitale.
Non essendo la Raggi, benché appaia una simpatica fatina, in possesso della bacchetta magica, si dovrebbe darle il tempo giusto per rimediare, se ci riesce, al malfatto delle precedenti amministrazioni.
Benché in Parlamento siedano più avvocati che operai, resta strano che nessuno si sia levato a difendere il contestato contratto Raggi - Movimento 5Stelle. Possibile che nessuno abbia capito che il divieto di vincolo di mandato, previsto in Costituzione, non è minimamente intaccato da un correlativo obbligo che un eletto possa prendere, in forma privata, con il suo partito, potendosene svincolare, se lo ritenesse opportuno, pagando una penale all’altra parte?
Non dubitiamo nella capacità giuridica della pletora di avvocati in Parlamento e nelle pubbliche amministrazioni. Quello che c’era da capire si poteva capire bene da parte degli avvocati, e anche da parte degli infarinati di diritto. Allora perché questa estesa speranza che il Tribunale dichiarasse l’illegittimità del contratto parapolitico e privatistico? Forse la risposta è questa, e affonda le radici nella psicologia della classe dirigente politica: se posso essere costretto a pagare una penale se mi discosto, nell’esercizio delle mie funzioni, dalle direttive del partito cui aderisco, come farò a mettermi in vendita al migliore offerente negli spogliatoi delle casacche da indossare nell’agone politico?
Allo stato dei fatti, non so cosa altro rispondere.